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palazzo della civiltà italiana

Fendi Studios

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Pietro Beccari, CEO, parla della bellezza, prima ancor della cultura, quale ragione prima per le mostre e per i grandi restauri del patrimonio dell’Urbe intrapresi dalla Maison negli ultimi anni.L’ultimo capitolo nasce dal legame del brand romano con il grande schermo, il tema di Fendi Studios, esposizione che apre oggi durante la Festa del Cinema di Roma presso il Palazzo della Civiltà Italiana, chiuderà il 25 marzo 2018.

Il concetto di interattivo: più che essere spettatore, chi visita la mostra ne diviene protagonista, immergendosi in un percorso multi-sensoriale che si rivela intorno a costumi, pellicce e accessori realizzati da Fendi per il cinema.

Al volante di una spider, dietro a voi si avvicendano scenari metropolitani nel primo ‘Studio’, dal titolo Easy Riders. Potrete entrare in slow-motion all’interno di un edificio newyorkese, apparire in scena come Madonna in Evita o Edward Norton e Tilda Swinton in Grand Budapest Hotel o compagnare Michelle Pfeiffer de L’Età dell’Innocenza di Martin Scorsese. Il vostro volto, in The Palazzo of Desires, è riprodotto in un modello in scala del Palazzo della Civiltà italiana. In FENDI’s Adventure in Tenenbaum Land, si passa attraverso un corridoio di specchi, in fondo al quale si finisce in una scena del film I Tenenbaum con Gwyneth Paltrow. Il suo visone anni Ottanta è lì a due passi, proprio come il mantello indossato da Catherine Deneuve in Princesse Marie, la pelliccia bianca a inserti metallici dorati di Sharon Stone in Basic Instinct o quella intarsiata e multicolore che Meryl Streep sbatte con violenza sul tavolo del suo ufficio in Il Diavolo veste Prada. In una sala di proiezione di sessantaquattro posti con poltrone di velluto rosso tutte queste pellicole sono di cartone.

L’opening ieri sera 26 ottobre. Una cena che segna anche l’apertura del Festa del Cinema a Roma. Attrici, registi e politici, il mondo di Roma trova ancora lustro, l’EUR di Fendi fa le veci di Cinecittà – tra tutti si faceva notare per grazia a capacità di ironia, tacchi bassi e fur ultra colored, occhiali dalla montatura scura, la principessa Martine Orsini.

Fendi Studios

27 ottobre 2017 > 25 marzo 2018

Palazzo della Civiltà Italiana
Quadrato della Concordia, 5 – Roma

Tutti i giorni, 10:00 > 20:00, ingresso libero
Proiezioni giornaliere alle 21:00 su prenotazione

Images courtesy of Press Office
fendi.com – @Fendi

Fendi, Penone, Gagosian

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

A Roma troviamo la nuova Versailles d’Europa: il Palazzo della Civiltà Italiana. Niente più capricci del Re Sole, ma precisioni e direzioni, visioni e angoli, di Fendi. Sull’angolo destro dell’edificio c’è un albero spoglio i cui rami sono bloccati da aste come linee di inchiostro nero su un ricamo. Si tratta di Fendi Matrice, opera inedita di Giuseppe Penone creata per la mostra che si sviluppa all’interno, curata da Massimiliano Gioni.

Giovedì sera, all’inaugurazione, l’atmosfera era leggera – le contesse romane non soffocavano nei volumi dei loro salotti, ma giravano leggere sul marmo rosso, tra i tronchi grafici. Le persone avevano spazio, tra le opere, in una scena de Le fate Ignoranti, tra incroci d’amore e di destino. Non c’era pesantezza, non autocompiacimento, ma attenzione e voglia di comprensione: per quegli alberi vuoti, dalle trame di vene fitte nei circoli stratigrafi degli anni. Ritrovavi l’arbusto giovane, all’interno della corteccia secolare. C’era un senso di freschezza, già di primavera – scendendo le scale, ora, di marmo verde, fino alla mensa di Palazzo Fendi, quando mensa trova un tono di poesia industriale, intellettuale di fatica e rigore. I materiali smaltati sui legni grezzi. Fendi Matrice è questo: damaschi e futuro, rococò e geometrie, livelli di garze e trame.

La sera dopo, venerdì, Gagosian invitava a casa di Sallustio. Dal livello del suolo, si scendeva per una decina di metri lungo un sentiero dentro una crepa, le candele nei vetri sugli scalini si rompevano sotto i tacchi delle dame di qui sopra. In parallelo, alleanza e sintonia alla mostra di Fendi, Gagosian inaugurava Equivalenze, ancora una monografica di Giuseppe Penone nella galleria di via Francesco Crispi. I tavoli erano apparecchiati sotto le volte recuperate dagli scavi romani, la condensa si intravedeva sotto il pavimento in vetro sopra le fondamenta profonde.

Pepi Marchetti, direttrice di Gagosian a Roma, alzava un brindisi a Penone, restio a queste forme di piacere mondano – forse a ragione considerando alcune figure romane ancora perse in una palude che, finalmente in questi giorni, un vento mite di gennaio spazza via. Per Penone a Roma, è riapparsa quella linfa che correva costante negli anni Settanta. Oggi inaspettata: una Roma brillante, composta in nuovi contrasti, a tagli di società, nobiltà, costume e popolo. Una nuova generazione, una nuova bellezza – non più grande, ma ben più potente. Oggi, questo crogiolo di energia gira intorno, via via sempre più concentrandosi, a una giovane coppia. Sono belli e hanno movimenti pacati, con un modo antico e gentile. Pietro e Elisabetta Beccari riprendono, dalla storia, quei decenni di rinascite culturali, quando due nuovi principi salivano su un trono spento da troppo tempo, per vuoto o vecchiaia. Insieme e a fianco l’uno all’altra, hanno un modo di fermarti, di non lasciarti andare via, di restare ancora un po’, per un sorriso e una parola in più – per notare, ancora un po’ di più, quanto sia bella ed eterna la luce di una volta e di un cielo di mattina, blu, a Roma.

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

Rome houses the new Versailles of Europe: Palazzo della Civiltà Italiana. Not the Sun King’s eccentric caprice but Fendi’s precision and direction, views and corners. Standing by the right corner of the building is a bare tree whose branches are hindered by copper pipes like black ink strokes across an embroidery. This is Fendi Matrice, the latest work by Giuseppe Penone created to accompany the exhibition that takes place inside, which is curated by Massimiliano Gioni.

On Thursday evening, the day of the inauguration, the atmosphere was light: the Roman countesses were not stifled by the imposing presence of their parlors but wandered, with a light step, across the red marble, surrounded by graphic tree trunks. There was breathing space among people, and between people and the artworks, which evoked a scene from Ferzan Özpetek’s His Secret Life (Le Fate Ignoranti) in a crossing of love and fates. There was no heaviness, no complacency but attention for and the desire to understand those stripped trees, their dense growth rings like age-revealing veins. A young tree inside a centuries-old bark. There was a sense of freshness in the air, of forewarning spring: walking down the green marble stairs to the canteen of Palazzo Fendi, where canteen acquires an industrial poetic tone, an intellectual temper that originates from labor and rigor. The waxed textures against the raw wood. This is Fendi Matrice: damasks and future, rococo and geometries, gauze and textures.

The following evening, on Friday, Gagosian had invited us to Sallustio’s. We descended about ten meters from the ground level, walking along a path into a crack, the candles laid onto the glass stairs breaking under the pressure of the ladies’ heels. Simultaneously – in alliance with and in accord to the exhibition at Fendi, Gagosian was opening Equivalenze, another solo exhibition by Giuseppe Penone at the gallery on Via Francesco Crispi. The tables had been set under the restored vaults of the Roman archaeological site, the condensation clearly visible underneath the glass flooring providing a view of the excavations below. Pepi Marchetti, Director of the Gagosian Gallery in Rome, raised the glass and toasted a reluctant Penone, disinclined to indulge in such form of frivolous pleasures, and perhaps rightly so given that some Roman personalities appear to be still lost in a morass that, finally, over the last few days, the mild January wind seemed to have swept away. In honor of Penone, Rome has seen the resurgence of that nourishing lymph that flew abundant in the Seventies. Its comeback is unexpected today: Rome is agleam, composed of new contrasts, crosscuts of society, of nobility, of customs and people. A new generation, a new beauty – not greater but way more powerful. Today, this amalgam of energy spins around, increasingly polarizing around a young couple. They are beautiful and move gently, displaying yesteryear-graceful manners. Pietro and Elisabetta Beccari draw from history, echoing those decades of cultural renaissance when a new Prince and Princess ascended a throne that had been devoid of any light and life for too long, out of a political void or old age. Together, next to each other, they have a way of stopping you, of not letting you go, of persuading you to stay a little longer, for a smile, a brief exchange. To acknowledge and appreciate a moment longer how beautiful and eternal is the light of a vault, of a blue, morning, Roman sky.

Fendi Matrice
26 January – 16 July
Palazzo della Civiltà Italiana
Quadrato della Concordia, 3 – Rome, Italy
Open every day from 10:00 am to 8:00 pm

Equivalenze
27 January – 15 April
Gagosian Gallery – Rome
Open Tue – Sat 10:30 am to 7:00 pm

 

Images courtesy of press office
www.fendi.com – www.gagosian.com

FENDI MATRICE

Testo Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Giuseppe Penone è ora il protagonista di una personale dal titolo Matrice, inaugurata il 26 gennaio 2017 presso i grandi spazi a piano terra del Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, il Colosseo Quadrato, sede della maison Fendi.

La mostra è la prima tappa di un viaggio tra arte, storia e contemporaneità intrapreso da Fendi, che ha voluto destinare a esposizioni e installazioni i solenni e ariosi volumi a pianterreno della grandiosa mole di pieni edilizi e fornici sovrapposti che domina l’EUR, già cornice di mostre quali Una Nuova Roma, L’EUR e il Palazzo della Civiltà Italiana e FENDI Roma. The Artisans of Dreams. La solo exhibition di Giuseppe Penone, figura cruciale nel dibattito artistico contemporaneo, che, aperta al pubblico gratuitamente, si concluderà il 16 luglio prossimo, sancisce l’impegno di Fendi nel sostenere e dare risalto alle più importanti espressioni della cultura odierna e nella salvaguardia del patrimonio artistico. Una parabola di mecenatismo che si fonda sui valori basilari del brand, che intrecciano innovazione continua e tradizione, savoir-faire e creatività e che ha stabilito un forte legame con la città di Roma.

Una fervida relazione con la capitale che continua a evolvere e a generare esiti e apporti diversi, come sottolinea Pietro Beccari, Presidente e Amministratore Delegato di Fendi: «Siamo orgogliosi di collaborare con Giuseppe Penone – afferma Pietro Beccari –, in questa prima mostra di arte contemporanea a Palazzo della Civiltà Italiana, simbolo delle nostre radici romane e che, come promesso, continuiamo a rendere fruibile ai romani e ai turisti di tutto il mondo. Penone è un artista italiano di fama internazionale con il quale condividiamo la passione per la creazione, per il più eccelso savoir-faire e per l’incessante dialogo tra tradizione e modernità, valori cardine di Fendi».

Curato da Massimilano Gioni, Direttore Artistico del New Museum di New York e, nel 2013, Direttore della Biennale d’Arte di Venezia, questo evento istituzionale imperniato sulla poetica di Giuseppe Penone si sviluppa intorno a una selezione di suoi lavori storici e a un gruppo di altre opere site specific, realizzate appositamente per la mostra cercando un’osmosi semantica, un rapporto privilegiato con l’architettura interna del Palazzo della Civiltà Italiana.

La mostra prende il nome da una delle maggiori e più impressionanti realizzazioni dell’artista, concepita nel 2015, che appunto porta il titolo di Matrice. Un tronco d’abete della lunghezza di trenta metri scavato seguendo un anello di crescita, in modo da far emergere in superficie tutto il passato della conifera, la sua storia e sue trasformazioni successive. Nel legno è incastonata un’anima di bronzo che pare quasi congelare e sospendere ogni flusso vitale della natura. Come spesso accade nell’opera di Giuseppe Penone, la scultura indaga sul rapporto tra tempo e natura e diviene metafora di quello che s’instaura fra natura, umanità e caducità.

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Giuseppe Penone is now featured in a solo show entitled Matrice, which opened on 26 January 2017 in the large ground-floor spaces of the Palazzo della Civiltà Italiana in Rome, the Colosseo Quadrato, home to the Fendi fashion house.

The exhibition is the first stage of a journey linking art, history and contemporaneity undertaken by Fendi, which has decided to exploit the solemn and lofty locales on the ground floor of the majestic block of overlapping buildings and arches that dominates the EUR for exhibitions and installations, and has already hosted shows such as Una Nuova Roma, L’EUR e il Palazzo della Civiltà Italiana and FENDI Roma. The Artisans of Dreams. The solo exhibition featuring the work of Giuseppe Penone, a key figure in the contemporary artistic debate, and which will remain open to the public free of charge until 16 July this year, reflects Fendi’s commitment to support and highlight the most important expressions of today’s culture and to the safeguarding of artistic heritage. A parable of patronage based on the fundamental values of the brand, interweaving constant innovation and tradition, savoir-faire and creativity, a brand which has built strong ties with the city of Rome.

A close relationship with the capital which continues to evolve and to generate different results and contributions, as Pietro Beccari, President and CEO of Fendi, underlines: «We are proud to collaborate with Giuseppe Penone on this new contemporary art show at Palazzo della Civiltà Italiana, the symbol of our Roman roots and which, as promised, we continue to make available to the Romans and to tourists from all around the world. Penone is an Italian artist of international fame with whom we share a passion for creation, for the finest sense of savoir-faire and for the ongoing dialogue between tradition and modernity: all core values of the Fendi brand.» Curated by Massimilano Gioni, Artistic Director of the New Museum in New York and, in 2013, Director of the Venice Art Biennale, this institutional event hinging on Giuseppe Penone’s poetics is developed around a selection of his historical works as well as a set of other site-specific works created especially for the exhibition, seeking out a semantic osmosis, a privileged relationship with the interior architecture of the Palazzo della Civiltà Italiana.

The exhibition takes its name from one of the artist’s greatest and most impressive works, conceived in 2015, which also bears the name Matrice (Matrix). A fir tree trunk some thirty metres in length, filed down to follow a single growth ring, so as to bring to the surface the whole past of the conifer, its history and successive transformations. A bronze core is embedded in the wood, which almost seems to freeze and suspend any vital flow of nature. As often happens in Giuseppe Penone’s work, the sculpture investigates the relationship between time and nature and becomes a metaphor for the links established between nature, humanity and caducity.

Fendi Matrice
26 January – 16 July
Palazzo della Civiltà Italiana
Quadrato della Concordia, 3 – Rome, Italy
Open every day from 10:00 am to 8:00 pm

Read more on The Fashionable Lampoon Issue 8 – on the newsstands from February 16th

Images courtesy of press office
www.fendi.com