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Le radici dell’odio: Patrick McGrath

PATRICK MCGRATH – PHOTOGRAPHY MAKI GALIMBERTI

Text Micol Beltramini

 

Milanesiana, giorno dieci. Carta bianca a Patrick McGrath: lo scrittore sceglie tre film e ne introduce la proiezione. Siamo al Cinema Oberdan – la parata del Pride ci scorre su Corso Venezia, poco distante. La sera prima lo stesso McGrath ha presentato al pubblico del Piccolo Teatro una lapidaria riflessione su Donald Trump: «Ascoltate le parole di odio farfugliate dall’attuale presidente americano, il quale è certo, al di là di qualsiasi dubbio, della giustezza delle proprie opinioni. Come riportato dal New York Times, di recente Trump ha dichiarato che gli immigrati ‘sono animali’, che ‘non sono persone’. Questo è un uomo che non legge. Un uomo la cui certezza nasce dall’incapacità di distinguere tra il vero e il falso, un uomo per cui mentire è un’abitudine. Ecco che aspetto ha l’assenza di immaginazione morale in un uomo corrotto, refrattario al dubbio, che rappresenta il nulla».

Quando McGrath era bambino suo padre lavorava come psichiatra in un manicomio criminale. In qualità di essere umano cresciuto a contatto con la follia, gli chiedo quali crede siano le radici di questo odio. «La vita è difficile per molte ragioni e la gente ha bisogno di tirar fuori la propria rabbia, di incolpare qualcuno. Ci sono persone in fuga dal Messico, dalla Siria, dal Nord Africa, da ogni luogo del mondo in cui è pericoloso stare. Cercano rifugio in posti che sembrano più sicuri, ma non c’è benessere e i governanti dichiarano: questo è il problema, questi sono i buoni a nulla verso cui dirigere la vostra rabbia. Sono i governanti ad aizzare la gente contro gli stranieri, i rifugiati, chiunque sembri in qualche modo diverso da loro».

Ancora in lontananza, ma sempre più vicini, ci arrivano gli echi del Pride che avanza verso Porta Venezia. Patrick McGrath mi legge nel pensiero: «Ecco un’altra comunità che è stata un tempo temuta e odiata perché ritenuta non conforme al resto della società. Col tempo le persone, i genitori per primi, hanno cominciato a capire che i loro figli non erano strani o cattivi perché dotati di una sessualità diversa dalla propria. Lentamente hanno cambiato opinione, e infine li hanno accettati. Significa che il genere umano può farcela: non deve far altro che riconoscere la propria comune umanità». Una cosa davvero elementare, a pensarci.

Trump Calls Some Unauthorized Immigrants ‘Animals’ in Rant

nytimes.com