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pepi marchetti franchi

Gagosian Warhol

Testo Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Milano a quei tempi era più che mai da bere. Committente del lavoro di Warhol fu il sulfureo mercante d’arte di origine greca Alexander Iolas, ex-ballerino, magnifico avventuriero dalle stravaganti e indimenticabili mises un po’ Erté, un po’ Alice Cooper con un retrogusto Byzance, titolare di gallerie in varie parti del mondo, tra cui NYC e Milano. Nel gennaio 1987 vi fu una grande mostra alle Stelline, a soli due passi dal mistico e fragile affresco leonardesco, dove apparvero varie tele di grandi dimensioni.

L’Ultima cena warholiana ritorna a Milano, presso il Museo del Novecento, grazie alla Über-galleria internazionale Larry Gagosian, in un’esposizione dal titolo Sixsty Last Supper, Curatore Associato Jessica Beck. Un mosaico che accosta e itera la scena evangelica per ben sessanta volte, in bianco e nero in una specie di muro-totem composito e ossessivo. Qui, questo gioco di ripetizione dell’immagine del Cenacolo, riacquista una strana ieraticità, un improvviso senso di sacro a dispetto della disattivazione dell’originale portata spirituale attraverso la ripetizione. Warhol morì un mese dopo l’inaugurazione della mostra, che quindi resta l’ultima storica tappa del suo percorso.

Al Museo del Novecento Sixty Last Supper instaura un colloquio con le grafie al neon di Lucio Fontana che si snodano rapsodiche e abbaglianti sul soffitto e che di colpo acquistano come un vago sapore michelangiolesco di sfida, di antitesi e fusione. La padrona di casa, Pepi Marchetti Franchi, Direttore della sede di Roma della Gagosian Gallery, aggiungeva intanto un tocco esoterico all’evento, raccontandoci come, in cerca del volume originario e avendo ricevuto il rifiuto al prestito da parte di varie biblioteche, da Gagosian ne abbiano potuto fortuitamente reperire e acquisire uno a Viterbo, con ex libris primi ‘Novecento di un Carnegie che viveva a Allegheny City, vicino a Pittsburgh, Pennsylvania, città che, guarda caso è il luogo natale del vecchio Andy.

Lungo e sentito anche dai profani e dai soliti presenzialisti mondani – qui meno del solito, in verità la mondanità era quasi azzerata – il dovuto pellegrinaggio davanti all’opera, che si staglia nel quinto piano iper-finestrato e panoramico del Museo del Novecento dedicato interamente alle astrazioni sintetiche e spiazzanti di Lucio Fontana. D’un tratto, come a sancire ulteriormente il generale effetto chiesastico post – conciliare di marca Settanta che senza dubbio il compianto cardinal Lercaro avrebbe apprezzato, sono comparsi anche dei religiosi dall’immacolato saio avorio – per poi seguire, il dinner da Giacomo Arengario.

Sixsty Last Supper
Milano, Museo del ‘900 all’’Arengario
24 marzo – 18 maggio 2017
www.museodelnovecento.org

Images courtesy of press office

 

 

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