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Aria, o meglio, arte nuova a Venezia

Text Rocco Moliterni

 

C’è un uomo solo seduto al tavolo di un bar con una bottiglia e un bicchiere di vino. Poi ti accorgi che nonostante i jeans e lo spolverino è una scultura di cera e soprattutto che in testa ha uno stoppino: brucerà lentamente come fanno di solito le opere di Urs Fisher: è questo lavoro del 2001 dell’artista svizzero ad accogliere a Punta della Dogana, a Venezia, i visitatori di Dancing with Myself, la mostra collettiva a cura di Martin Bethenod e Florian Ebner, nata dalla collaborazione tra la Pinault Collection e il Museum Folkwang di Essen, dove fu presentata in una versione ridotta due anni fa. È una lunga cavalcata attraverso le creazioni (la fotografia fa la parte del leone, ma ci sono dipinti, sculture, video e installazioni) di trentadue artisti dagli anni Settanta a oggi. Il fil rouge che le lega è l’uso del corpo o dell’immagine dell’artista stesso come oggetto della rappresentazione: «non ci importava però raccogliere opere in cui l’artista fa prevalere o esprime la propria soggettività, ma opere in cui l’artista usa se stesso per raccontare la società e il mondo o il contesto che lo circonda» spiega Martin Bethenod. Così ad esempio puoi trovare We di Cattelan, dove due manichini con le sue sembianze sono sul letto di morte, o varie serie fotografiche di Cindy Sherman, dagli anni Settanta ad oggi, in cui l’artista americana veste di volta in volta gli abiti di persone di diversi ruoli e contesti sociali (per certi versi la Sherman prosegue l’utopia d’anteguerra di August Sander). Prima di lei aveva tentato un’operazione simile anche la vera scoperta di questa mostra, l’artista ‘maledetto’ (figlio di una donna che aveva assassinato il marito, fu assassinato egli stesso nel 1978) Marcel Bascoulard, che si ritraeva en travesti in abiti da donna sempre diversi. Colpiscono sia la sala con i grandi autoritratti di Rudolf Stingel, sia quella centrale con i lavori del duo britannico Gilbert&George. Ci sono l’autoritratto di Alighiero Boetti e le immagini di critica sociale di artisti come Nan Goldin, LaToya Ruby Frazer, Paula Nazareth e Adel Abdessemed. Non mancano tra gli altri Damien Hirst, Giulio Paolini, Rori Horn. Una riflessione sul mondo dell’arte viene anche dai video in cui Lili Reynaud-Dewar balla nuda tra le opere di Pierre Huyge o tra quelle del’Atelier Brancusi al Pompidou.

In questo viaggio, però, ci sono anche immagini di Martin Kippenberger, l’artista tedesco che fu amico e sodale di Albert Oehlen, cui è dedicata la grande personale a cura di Caroline Bourgeois a Palazzo Grassi (entrambe le mostre si inaugurano domenica 8 aprile). Nelle sale dello storico edificio (a differenza di altre mostre del passato è vuoto il grande atrio di solito invaso da installazioni e sculture: ospitò l’anno scorso il Gigante di Damien Hirst) sono allestite in modo sontuoso oltre ottanta opere, solo in parte provenienti dalla collezione Pinault. L’artista, classe 1954, uno dei grandi maestri dell’astrattismo tedesco, è cresciuto alla scuola di Amburgo ma oggi vive e lavora in Svizzera. «Oehlen – spiega Caroline Bourgeois – ama come i suoi colleghi la musica e la sua arte ha molti punti in comune con il free jazz, abbiamo così cercato si realizzare una mostra dal ritmo musicale». E per farlo più che sull’ordine cronologico (Oehlen è un artista che torna spesso sugli stessi temi e lavora per stratificazioni) si punta sulle assonanze e i rimandi tematici. In catalogo lo storico dell’arte Jean-Pierre Criqui suggerisce di «vedere le opere di Oehlen come territori. La legge segreta – mai enunciata, incessantemente modificata – che presiede a queste creazioni è quella del palinsesto, della sedimentazione, degli strati sovrapposti, molto spesso anche dell’interferenza». Inutile dire che il gioco della luce e dei riflessi del Canal Grande che interferiscono con i segni astratti di Oehlen rendono ancora più intrigante l’esposizione.

Dancing with Myself

08 aprile > 16 dicembre 2018

Punta della Dogana
Dorsoduro 2, Venezia VE – Italy

Mercoledì > lunedì, 10:00 > 18:00

 

Cows by the Water

08 aprile 2018 > 06 gennaio 2019

Palazzo Grassi
Campo San Samuele 3231, Venezia VE – Italy

Mercoledì > lunedì, 10:00 > 19:00

Courtesy Press Office
paolamanfredi.com – @pcm.studio