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Rahul Mishra collection

Reverse migration

Text Giacomo Andrea Minazzi

 

Rahul Mishra è nato a Malhausi, vicino Kanpur, in India. «Le estati erano lunghe, quelle di oggi mi sembrano invece un formato fotografia», racconta. Suo padre è medico, lui è bravo negli studi. La via desiderata sarebbe quella dell’ingegneria, eppure fin da piccolo passa il suo tempo a fare schizzi di animali, di paesaggi, degli ambienti che lo circondano – li fa propri con un tratto. Vuole diventare un artista, fare un lavoro che lo renda felice.

Ora Rahul è un affermato fashion designer. Per lui il design è un esercizio di problem solving e di ricerca di problemi da risolvere. E allora «quale miglior paese dell’India?». Si sente la formazione Bauhaus dei primi studi ad Ahmedabad. L’artigiano, dopo il contadino, è il mestiere più diffuso in India: «C’è un fenomeno di migrazione per cui dalle campagne si spostano in città, vivono negli slum ed è un problema: la maggior parte dello stipendio viene mandato a casa, le condizioni di vita sono pessime». Ha iniziato a pensare a quella che si definisce reverse migration. «Ogni zona dell’India – spiega Rahul – ha le sue caratteristiche artigianali, lavorazioni particolari che si sono sviluppate nelle diverse regioni». Anziché far venire gli artigiani in città, è andato lui da loro:«ho organizzando un sistema per cui i ricami vengono realizzati nei villaggi d’origine e poi mi mandano i tessuti lavorati. In questo modo, anch’io non devo avere uno spazio enorme dove far lavorare centinaia di ricamatori».

Questo è quello che Rahul Mishra cerca di fare: creare una rete. «Dobbiamo capire che i problemi di un paese non sono solo di quel Paese, ma del mondo, perché oggi viviamo in un villaggio globale. Parlo di slow fashion perché faccio realizzare tutto interamente a mano». Un modo per contribuire a migliorare lo status quo«In India c’è un problema di disoccupazione, la soluzione è creare lavoro per più persone possibili. Essere sostenibili non è qualcosa di assoluto, dipende sempre dal contesto, è diverso per ogni situazione».

L’obiettivo, secondo il designer, è imparare a riprendersi il tempo per osservare e godere di quello che ci sta intorno. E parla della sua idea di lusso: «un prodotto di lusso è tale per il processo che gli sta dietro. Chi lo compra deve concedersi il tempo per apprezzarne i dettagli. Se non lo fa, che differenza c’è rispetto a una giacca di Zara? Bisogna chiedersi come è stato fatto e, soprattutto, perché è stato fatto». C’è un elemento essenziale da considerare, per Rahul, che sta alla base della creazione«ho pensato alla luce. Noi guardiamo un colore, diciamo ‘è rosso’. In realtà, quello che stiamo guardando è solo la frequenza dello spettro luminoso che quell’oggetto riflette. Ho deciso di scomporre la luce nei miei abiti, far osservare un colore alla volta, mostrarli uno affianco all’altro. Ognuno col giusto tempo.»