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The Fashionable Lampoon
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Waldorf Astoria

La scalinata del Rome Cavalieri Waldorf Astoria

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

Lo scalone a doppia rampa ellittica domina il finale a sorpresa dell’episodio Eritrea di Luigi Comencini, nel film collettivo La mia Signora, del 1964, che esalta la misterica allure di Silvana Mangano, protagonista anche degli altri quattro episodi, diretti da Mauro Bolognini e da Tinto Brass. Protagonista quei ruggenti anni Sessanta, il periodo del boom, il Rome Cavalieri Waldorf Astoria fu costruito su progetto di Ugo Luccichenti, Emilio Piferi e Alberto Ressa, con una collaborazione di Pier Luigi Nervi. Il nome Cavalieri intendeva rendere omaggio a quegli antichi cavalieri che giungevano nella Città Eterna dalla via Francigena e che da questi spalti collinari, dove si fermavano per fare riposare i loro destrieri prima di accedervi.

Non è un dato comune il poter vivere un’ospitalità in colloquio diretto con splendori artistici di tale impatto: una collezione di pezzi che idealmente prende vita con i pittori del Cinquecento e barocchi per spingersi fino a quelli del Novecento e del contemporaneo. Vetri Gallé e costumi teatrali di Rudolf Nureev. La comode ornata di bronzi di Jacques Caffieri, apparteneva in origine a Federico Augusto II, Elettore di Sassonia e poi re di Polonia con il nome di Augusto III, passato alla storia tra l’altro per essere stato l’inventore della Manifattura ceramica di Meissen. È sormontata da una jardiniére in ottone e argento su fondo di tartaruga dei primi del Diciottesimo secolo, un capolavoro della bottega di Charles-André Boulle, maestro ebanista prediletto della corte di Luigi XIV. Vi sono sculture dell’artista neoclassico danese Berthel Thorwaldsen, l’antagonista di Canova nella Roma papale dei primi dell’Ottocento, segnatamente Il Pastorello e il cane, accanto al Minosse marmoreo del fiorentino Cesare Zocchi, eseguito alla fine del Diciannovesimo secolo. Il Bacio, ancora in marmo, realizzato nel 1861 dal lombardo Antonio Tantardini. Gli arazzi sono il vanto della collezione dell’hotel: dagli scorci del Seicento, votati a un ricercato esotismo di fiaba, dai colori di smalto e pietra dura, della serie Histoire de l’Empereur de Chine, al Trionfo di Marte, su cartone di Jan van Orley e di ben otto metri di lunghezza.

La pittura si racconta con il guizzante e intenso colorismo di Giuseppe Bazzani che qui è rappresentato da ben due dipinti a soggetto mitologico – uno dei due è il Giudizio di Paride, posto a destra dell’ingresso alla galleria. Il clou della visita coincide con le tre vaste tele del veneziano Giambattista Tiepolo, dipinte nel 1725 per palazzo Sandi a Venezia, su committenza dei proprietari che volevano celebrare adeguatamente la loro recente acquisizione al patriziato della Serenissima. Il Giuditta e Oloferne che Francesco Cairo dipinse al debutto del XVII secolo è un quadro arcano e ipnotico come certe siderali arie da opera barocca, un qualcosa di magnetico e stregato. Lo sguardo altero della protagonista, è incorniciato dalla seta del turbante e da dettagli preziosi, resi con compiacimento dal Cairo, formatosi sulla scia della cultura borromaica nella Milano vicereale spagnola.

Rome Cavalieri Waldorf Astoria

Via Alberto Cadlolo, 101 – Roma IT
+39 06 3509 1
romecavalieri.com – @romecavalieri

From The Fashionable Lampoon Issue 11 – Magnifico