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rome

Petit H

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

«Come si può non essere ispirati davanti a tanta bellezza» sottolinea Pascale Mussard, una donna di fascino e intensità, sesta generazione della Famiglia Hermès, Direttore Artistico e responsabile della creazione di questa particolare avventura della casa francese. «Roma è un contenitore di meraviglie che miscelano secoli e semantiche, materie, linguaggi e suggestioni infiniti. Bisogna essere ciechi per non vedere. Per non voler vedere. Detesto la gente blasé. Sono curiosa e amo sperimentare a getto continuo fin dalla mia infanzia» aggiunge Mme Mussard, gli occhi di un azzurro dai bagliori di acciaio animati da un entusiasmo contagioso. «Smontavo regolarmente i miei giocattoli, volevo capire che cosa ci fosse dentro e ho sempre frequentato gli archivi, scavandoci come in una miniera. Sono rimasta la stessa. In Italia, una terra dalle radici artistiche e artigianali tanto forti, il senso di Petit H, imperniato sul mutuale rapporto e sulla compenetrazione senza frontiere di sorta, tra designer e figure creative e artigiani di maestria ed esperienza, diventa più forte, legge un’eredità che è viva e si sviluppa verso il futuro».

Petit H il progetto speciale di Pascale, un qualcosa che ha cullato come una creatura e realizzato con caparbia passione, ora approda a Roma, in quella che è stata la storica boutique Hermès al 67 di via dei Condotti, adesso destinata a mostre ed eventi speciali e vi rimarrà per tre mesi. Petit H è itinerante, effimero e vagabondo per natura: il suo solo porto d’attracco permanente è il flagshipsore Hermès di rue de Sèvres a Parigi. Lo spazio del negozio romano è stato reinterpretato per l’occasione come un’ariosa e grafica Wunderkammer in bianco con profili neri dallo studio di architettura Caruso- Torricella. Un pop-up store pieno di invenzioni sorprendenti, che riusano e reinventano, secondo la poetica di questo innovativo programma nato nel 2011 e che ha sede a Pantin, alle porte di Parigi, quelli che lei definisce materiali orfani o dormienti. Si tratta di frammenti, parti metalliche, maniglie, ceramiche e borse dagli impercettibili difetti che però non passano la sbarra del rigoroso controllo di qualità del marchio, di prototipi, tessili. pellicce e pelli di fine serie, bottoni, serrature e quant’altro.

«Tutto è materia di riflessione, tutto è soggetto di meraviglia» aggiunge Pascale. «Materia viva. Nessun ordine né pregiudizio, ogni oggetto, mobile e complemento è giocoso, differente e sorprendente e bello». Ecco così che i canonici carré in seta si trasformano in carta velina e che il terrazzo alla veneziana, ripensato con uno spessore sottilissimo, dà vita a gioielli e riveste mobili e oggetti, secondo due progetti del duo Nicolas Daul e Julien Demanche, entrambi presenti oggi al vernissage. Un fiabesco cavallo azzurro a grandezza naturale, realizzato con l’inimitabile morbidissima pelle delle Birkin e Kelly bags, campeggia al centro di questa incredibile costellazione di objets du desir che incrociano un inusitato mixage di funzione e impatto estetico, di stupore. Un’aggraziata giovane signora giapponese, in realtà un medico di fama nel suo Paese, è venuta appositamente a Roma per questo opening. È una seguace fervente del culto Hermès. Ha ideato, montato e cucito personalmente l’abito strutturato che indossa utilizzando una serie di carrées, porta solo accessori, gioielli e orologio della Maison ed ha perfino dipinto le unghie delle mani e dei piedi con microscopici tipici motivi dell’immaginario Hermès. È piuttosto emozionata, ancora non ci crede e lo si vede chiaramente. Chiede timidamente di poter fare una fotografia con Pascale Mussard. Anche questo è Petit H.

Images courtesy of press office www.hermes.com

At the Raphaël

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Un taxista mi chiede chi è che dormiva qui. È vero, il Raphaël resta uno dei luoghi iconici per la storia politica recente Italiana – quella degli anni Ottanta, una capitale vivace e ambigua, piena di vita e contraddizioni – ma io non voglio tornare lì, a ripetere quella vicenda.

Voglio parlare del glicine, il primo che vedo in fiore questa primavera. Sta fiorendo – ci sono solo petali lilla e tronchi – le foglie verdi arriveranno tra poco, prima intruse, poi incombenti. Conta il preambolo del futuro, non la memoria del passato – qui al Raphaël.

Tornavamo da una festa – in smoking, era martedì sera. L’immagine di quella Roma degli anni Ottanta oggi è nuova nel film di Sorrentino – Piazza Navona e Largo Febo non parlano più di monete, ma di Isabella Ferrari in un appartamento con l’eco sulla piazza. Roma è questo glicine che si arrampica – non su una facciata qualsiasi, ma sulla facciata del Raphaël. La pianta non è potata, è infestante, come la bellezza di Roma. Il glicine sale, le radici, i tronchi vecchi antichi, sale per tutti i piani – una jungla di bellezza intorno a un edificio angolare, irto su uno scoglio cittadino, sopra promontorio con i tavoli per l’estate. Lussureggiante, un dipinto di epoca romantica, passionale, scenografico – sì, come Roma. Entriamo – è molto tardi per esser martedì sera.

Il disegno di Richard Meier. Le balaustre in acciaio splendente. Le camere di legno chiaro, morbido, come le panche di una chiesa di Los Angeles, o le sedute sul ponte di uno Yacht per un giovane Niarchos. Il velluto rosso di una cornice sopra la testa del letto è una virgola, nel moderno, nel pulito. La camera angolare, quattro finestre affacciano sulla via – il glicine si appoggia come a comporre le tende – il glicine continua a salire.

La mattina presto saliamo al sesto piano, per uscire sulla terrazza. Da lì un’altra scala. È ancora freddo per la colazione all’aperto – un uomo sta ritoccando la vernice delle ringhiere. Oltre il balcone, il glicine è in agguato, arrampicandosi in alto. I campanili – intorno – San Pietro, Il Vittoriale, Castel Sant’Angelo. I gabbiani malvagi che mangiano i cuccioli di gatto, i terrazzi estesi come nuove piazze sospese, gli attici sono eufemismi.

Roma è così, come il glicine del Raphaël: sotterrata da una massa infestante di bellezza, profumo e fiori, a proteggere un’anima composta di tubi scintillanti di acciaio, angolare, protesa verso l’alto – quell’alto che a me piace, ancora una volta, chiamare futuro.

Hotel Raphael è parte di Relais & Châteaux, una selezione di oltre cinquecentocinquanta hotel di charme e ristoranti gourmet, gestita da un gruppo di proprietari indipendenti – hôteliers chefs.

Images Lampooners and courtesy of Hotel Raphaël Rome www.raphaelhotel.com

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Concettualmente definito da cinque universi.

FREAKS – spiega il concetto che sta alla base di F is for. In questo universo gli utenti comprendono la visione del brand e ne leggono il messaggio di autenticità.

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FACES – si basa sulle persone della F is For community. In questo universo gli utenti scoprono di più sulle persone in cui credono, su coloro che hanno qualcosa da dire e che sono fonte di ispirazione.

FREEDOM – si basa su luoghi. In questo universo gli utenti trovano tutti i migliori posti in cui andare. Locali, bar, ristoranti, ma non quelli convenzionali: luoghi dove divertirsi e condividere esperienze indimenticabili.

FEARLESS – per gli amanti della cultura. In questo universo gli utenti accedono a musica, arte e cultura. Artisti emergenti e rinomati entrano a Palazzo della Civiltà Italiana, Fendi HQ, e vivono l’esperienza della performance sul tetto. È uno spazio unico, molto rappresentativo per Fendi, da cui i talenti possono ammirare tutta la città di Roma e portarvi la propria arte e i propri valori.

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Gli eventi sono esperienze totalizzanti, diverse da feste e sfilate di moda. La nuova Roma si declina in tutto il mondo, diventando uno stadio in cui artisti di fama provenienti da tutto il mondo si esibiscono B2B in un flusso magico.

Images courtesy of press office
fisfor.fendi.com