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Un amore al Suvretta

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

In Engadina ci arrivi salendo per il passo del Maloja. Oltre il muro e il dirupo del castello di Grayskull, ti sembra di planare su un altopiano fatato di Tolkien. Il drago riposa sul muschio, sotto la neve. Dopo l’ultima collina sul ciglio dell’acqua, tra gli abeti appare l’albergo più bello del mondo, il Suvretta Hotel. Somiglia a una reggia di Ludwig, ma senza delirio. Volge a ovest, verso il sole e verso il suo tramonto – in viso al lago di Silvaplana, dando le spalle allo scintillio di St. Moritz posata sul pendio che ne segue.

Ci saranno alberghi più lussuosi, più incredibili per tecnologie e avanguardia – il Suvretta rimarrà il più bello, per quanto ogni relatività possa concedere. La sua mole da reggia per l’imperatrice Elizabeth, forse un poco casa per le cure di Thomas Mann sulla sua Montagna Incantata, il suo profumo di legno e di stoffa, quei corridoi lunghi e le camere rotonde, la sala dorata del ristorante, la stufa gigantesca nella foresteria, una piscina di acqua bollente all’aperto sotto le stelle. Il Suvretta fa parte dei Leading Hotels of the World, la collezione di alberghi di lusso indipendenti e superiori che rappresenta benchmark, certezza e saper vivere – certo, per chi può permettersi di scegliere.

Non servono i colori delle Dolomiti. Qui la natura è così potente, a duemila metri, che l’ossigeno ti entra nei polmoni e ti apre la testa come non ricordavi di saper fare. Ci venivo quando ero piccolo – svegliarsi presto, all’alba, una colazione con uova e brioche svizzere al burro, poca frutta e tanta crema di cioccolato. Su per le piste, ero un bambino, con il maestro e gli altri ragazzini della scuola di sci. Al Suvretta, la seggiovia parte fuori dalla porta dell’albergo. Per una settimana, così bianca in montagna, la macchina non mi ricordavo neanche mi avesse portato fino a lì. Tutto a piedi, tutto limpido – fino in alto, il Piz Nair: a gennaio fa troppo freddo, ma a febbraio si può fare. Sciavamo fino all’una, poi tornavamo a mangiare giù – prima di lunch, un bagno in piscina con la nonna – poi una maglietta pulita, nello stomaco altre uova, di nuovo su in alto, su e giù per le piste.

St. Moritz, si dice Top of the World – il sole con raggi gotici, tedeschi, nel logo. Crescendo, negli anni dell’università, a questa velocità le notti le perdevamo al Dracula, senza dormire, Belvedere e Rose’s. Una vita da sogno – mai gli occhi chiusi, tornavamo alle quattro, alle nove eravamo in piedi, di nuovo sulle piste – con clemenza sì, ma entro le dieci. Eravamo solo figli di papà, non avevamo soldi nostri – ma la merenda con il caviale riuscivamo a farcela offrire da qualcuno. Ubriachi, gli shot alcolici al Corviglia. Aspettavamo a scendere, gli impianti chiusi – e così negli occhi senza maschere perché la luce era dolce, scendevamo a valle – il tramonto oltre le vette, sopra il lago ghiacciato, bianco.

Che vita! Charles Ephrussi arrivato da Parigi – prima che tutto questo sogno s’infrangesse, si rompesse come vetro, in ogni vita adulta – ma le schegge di cristallo brillano lo stesso, e se le polverizzi diventano materia di stelle. Il Suvretta si erge roccaforte davanti alle ville dell’Engadina. Un paese per lo Scia di Persia, per Onassis, per tutto quel mondo del secolo scorso composto di diamanti, per chi oggi ne comprende il vanto della decadenza. Chi ne discende, oggi, non potrà avere mai quel trascorso, quel saper fare, quel successo. Al Suvretta, le camere sono nuove, le hanno rimodernate. Tutta questa fantasia, questa mia meraviglia, tra un principe Asburgo e Soraya, esiste e resiste. Torni al Suvretta, è identico. Quei pomeriggi di neve al sole, per un bambino timido o per un ragazzino strafottente, sono ancora lì. La nostalgia sparisce, il tempo si ferma, il sole ti abbaglia – al Suvretta, l’albergo più bello del mondo.

Hotel Suvretta House St. Moritz
Via Chasellas 1
CH-7500 St. Moritz
Tel: +41 81 836 36 36

suvrettahouse.ch/en

Part of LHW – The Leading Hotels of the World
lhw.com

Il serpente del Maloja

From Grand Hotel Kronenhof, Pontresina

Text Angelica Carrara
@missangiecarry

 

Arnold Fanck gli dedicò un documentario. Nel film Sils Maria, con Juliette Binoche, il serpente rifletteva lo stato d’animo dell’inquieta protagonista. Strisciava a mezzacosta sulle montagne. Si forma quando sul Maloja sale aria umida dalla Bregaglia – così dicono i meteorologi. Gli engadinesi invece sanno che significa l’arrivo del brutto tempo. È solo nebbia, il serpente.

Pontresina non lo teme. È stata ‘il Ponte dei Saraceni’ durante le invasioni barbariche del Decimo secolo. Nella sua bellezza algida, è circondata da foreste di pini e larici che si rincorrono fino alle cime più alte del Bernina – ‘la sala delle feste delle Alpi’, lo aveva definito l’alpinista Walther Flaig. Nel canton Grigioni – il nome è una storia di leghe durante le Guerre d’Italia, il silenzio è interrotto d’inverno dal fruscio degli sciatori, dal rumore degli zoccoli dei cavalli per una gita in cocchio nella Val Roseg. D’estate, nel bosco di Tais, la Camerata è in concerto, mentre a valle arrivano gli stambecchi della colonia dell’Albris. Come in un dipinto di Segantini.

Da centosettant’anni il Grand Hotel Kronenhof è la Grand Dame della valle. Testimonianza architettonica tra le più significative dell’Ottocento alpino, allora era solo l’enoteca Gredig. Ti inibisce un po’, è come un castello delle fiabe fuori. Subito in raffinato neo-barocco dentro, la lobby è come un abbraccio. Il ristorante principale ha la scenografia di un teatro, con tanto di loggia per i musicisti che si affaccia sulla sala. La cena è nella parte più antica dell’hotel, la Kronenstübli, una boiserie di pino. Prima di una partita a bowling con palle di cuoio che rinnegano lo strike. Ti manca il fiato. Sopra i duemila metri. Dove tutto è concesso. Anche baciare di nascosto, perché i baci qui sono più dolci del vino.

Il Kronenhof ha una proprietà sorella che veglia sull’Engadina: il Kulm Hotel. Il suo successo fu una scommessa – alla fine dell’estate del 1864, l’allora proprietario Johannes Badrutt lanciò una sfida agli ospiti inglesi in partenza da Saint Moritz, al tempo meta solo estiva. Avrebbe offerto loro soggiorno e viaggio se al loro ritorno d’inverno non avessero trovato il sole. Tornarono a casa abbronzati, gli inglesi a primavera. Ritornarono ancora, e ancora.

Il lampadario troneggia nell’atrio dell’hotel. È l’originale – nel 1878, il Grand Restaurant fu il primo in tutta la Svizzera ad avere l’illuminazione elettrica. La sua cucina classica è coordinata dal veneziano Mauro Taufer. Al Sunny Bar c’è la peruviana Claudia Canessa, unica chef donna. Le suite, disegnate da Pierre-Yves Rochon, hanno la miglior vista in assoluto sul lago.

Memorabilia – tenere a mente. Bob, sci e slitte d’epoca pendono dal soffitto. Sulle pareti fotografie vintage. Poco più in là, sulla pista di pattinaggio che ha ospitato anche i Giochi Olimpici invernali nel 1928 e nel 1948, la foresteria si rinnova. Il Kulm Country Club profuma d’abete. Firmato Norman Foster.

Grand Hotel Kronenhof
Via Maistra 130 – Pontresina CH
+41 81 830 30 30

Kulm Hotel St. Moritz
Via Veglia 18 – St. Moritz CH
+41 81 836 80 00

Image from Wikipedia Commons