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salvatore ferragamo

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Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

La scenografia inquadra un vasto corpus di dipinti, oggetti, sculture, abiti, scarpe e accessori, mobili, documenti, fotografie d’epoca e apparati video storici e contemporanei. Si riferisce all’epopea dorata delle grandi navi passeggere tra le due guerre mondiali. Ne è autore Maurizio Balò, in collaborazione con Andrea De Micheli. Il filo conduttore dell’esposizione è quello del ritorno in Italia dagli USA del giovane Salvatore Ferragamo, nel 1927, a bordo del Roma, transatlantico gioiello della Navigazione Generale Italiana. Dalla Campania in cui aveva visto la luce, a Bonito, in Irpinia, Salvatore era partito da emigrante appena diciassettenne su un piroscafo in terza classe. Non soltanto armato di coraggio e di speranze, ma già in pieno possesso di maestria di calzolaio.

Il Paese in cui Ferragamo rientra, forte della sua affermazione a Hollywood, allora sembrava stabile, più unito e proiettato verso il nuovo. Va sottolineato che il debutto del governo fascista era stato ben accolto in America. Ferragamo quindi decide di installarsi a Firenze, città che considera come un autentico simbolo di cultura, e di intrecciare la sua esperienza americana con la sapienza ancestrale degli artigiani toscani. Una dinamica che si sviluppa attorno a quel concetto di unità delle arti, urbanistica, architettura, tecnologia e artigianato, cui si collegava il recupero del mestiere e della tradizione della bottega rinascimentale quale ideale esempio di sincretismo. La figura dell’artista artiere riveste «un ruolo etico e politico di spirito guida dei tempi nuovi», come osserva Stefania Ricci nell’introduzione al catalogo. Sono anni, quelli tra i Venti e la metà dei Trenta, nei quali le arti applicate vivono una stagione fervida e di ricerca a tutto tondo. Nel 1922, a Monza, era stata varata l’Università delle Arti, mentre, dal 1923 al 1930, nella Villa Reale, hanno luogo le celebri mostre biennali che in seguito confluiscono nelle Triennali di Milano. Questo febbrile fermento, questa progettualità creativa poliforme e il profumo salmastro delle lunghe traversate tra USA ed Europa sul finire dell’età del jazz e prima della terribile crisi economica del 1929, lungo la linea narrativa della mostra si rivelano nel solco della rivoluzionaria visione estetica e produttiva di Salvatore Ferragamo.

La Firenze di quell’epoca, in trasformazione e come sospesa tra recupero del passato e tradizione, tra aggiornato modernismo e slancio architettonico razionalista, non rimane inerte. Lo comprova il dipinto di John Baldwin che raffigura la neonata stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Di rilievo sono l’istituzione dell’EAT (Ente Attività Toscane) e le Fiere d’arte del 1923 e 1924, ma soprattutto l’Istituto d’Arte di Porta Romana, fucina creativa di enorme importanza a livello nazionale, qui testimoniato dai gessi di Bruno Innocenti e Antonio Berti. Nella prima parte del percorso della mostra vi sono elementi della decorazione, affiches e brochures pubblicitarie della motonave Roma. Filmati, ritagli di giornale e documenti di espatrio del giovane Salvatore, oltre a una rassegna stampa che ne racconta i trionfi americani e il rapporto con le star quali Mary Pickford, Douglas Fairbanks e Dolores del Rio. Non a caso, in America era famoso come il ‘calzolaio delle stelle’. Ecco alcuni storici modelli di sue calzature, come la Francesina del 1929, che abbina la tomaia in capretto bluette al décor asimmetrico in lucertola; il sandalo Due Pezzi del 1930, in raso ricamato merletto di Tavarnelle o la décolleté Labirinto (1927-30) in capretto ricamato in filo di seta grigio perla a punto catenella. Creazioni di moda cariche di ispirazione e catalizzatori di suggestioni e semantiche artistiche identitarie contemporanee.

Un’avventura fatta di riappropriazione di linfe culturali, immaginarie ed emotive, il cui fil rouge s’impernia sul viaggio di ritorno in Italia di Salvatore Ferragamo. La carrellata prosegue incalzante. Si succedono gli arredi lignei, le terrecotte e le ceramiche di Duilio Cambellotti. I progetti di vetrate del veneziano Carlo Scarpa per il negozio fiorentino di Cappellin e le tarsie di stoffe colorate del futurista Fortunato Depero. I vetri incisi di Balsamo Stella per S.A.L.I.R.  Gli arazzi in seta di Vittorio Zecchin, seguace a Venezia del verbum neo-bizantino e secessionista viennese di Klimt. Una serie di splendidi costumi regionali contrasta con toilette e lingerie femminili. Una costellazione di foto delle protagoniste di quel tempo dialoga con i tessuti della Manifattura Lisio. Le maioliche di Dazzi e Tempestini per la Manifattura Cantagalli. Le urne e i piatti ceramici di Gio Ponti per Richard Ginori spiccano vicino a tele di Pippo Rizzo, di Giacomo Balla, di Giovanni Colaticci e Primo Conti. Gli scorci marini di Moses Levy e Mario Broglio. Il ritratto, raffinato, di Alma Fidora, Calma Argentea, di Domenico Guerello. Nell’esposizione affiora il tema della casa, a sfondo del dibattito sulla concezione organica dell’architettura, delineato dalla video-installazione dell’ultima sala con la riproposizione dei tre moduli progettati in quegli anni: la Casa d’Artista di Balla e Depero, la Casa Neoclassica di Gio Ponti e la Casa Razionale di Terragni e del Gruppo 7 che si incarna nella Casa Elettrica presentata a Monza nel 1930. Infine, un’ulteriore tessera di questo mosaico di riferimenti legati all’ambito di Firenze e ai suoi imprestiti internazionali durante i due conflitti mondiali, sono le variegate personalità artistiche dei due fratelli Ernesto e Ruggero Alberto Michahelles, alias Thayaht. Assai nota la sua collaborazione con Madeleine Vionnet e Ram, figure libere e sperimentali, a cavallo di linguaggi e concezioni stilistiche avanzate.

1927 Il ritorno in Italia

19 maggio 2017 – 2 maggio 2018

Museo Salvatore Ferragamo, Palazzo Spini Feroni
Piazza Santa Trinità 5 – Firenze

Tutti i giorni, 10 – 19:30

From The Fashionable Lampoon Issue 10 – Grace & Graphic

The Ferragamo Comedy

Text Angelica Carrara
@missangiecarry

 

«Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona».

 

Quell’amore permeato da contraddizioni e da esiti tragici. Struggente. Come quello di Paolo e Francesca. Che travolge i sensi e che costringe a essere ricambiato. Intenso. Al punto da resistere fin dopo la morte. Che dall’esegesi è traslato nell’etere. Ne La Commedia di Salvatore Ferragamo. Una fragranza ode a quella Commedia di Dante che è Divina. Allusioni e allegorie si fondono in una creazione incandescente. L’arancio amaro incontra le note piccanti del cardamomo e del vetiver. Una tentazione, unita alla sensualità della noce moscata. La misticità del legno di guaiaco. Affumicato.

La Commedia completa quel viaggio sensoriale iniziato con Bianco di Carrara, Vendemmia, Viola Essenziale, Convivio, Punta Ala, Terra Rossa e La Corte. Fragranze di una melodia che si fonde in un viaggio immaginario e immaginifico.

Images courtesy of Press Office
parfums.ferragamo.com – @ferragamo

Salvatore Ferragamo 1927 The Return to Italy

Text Mia Moretti
@miamoretti

 

Sprofondare nel tempo fluttuando nello spazio. Mollare gli ormeggi. 1927 Return to Italy, la mostra in apertura presso il Museo Salvatore Ferragamo trasporta il visitatore in un viaggio ai primi anni del Futurismo italiano osservando la scena con gli occhi dello stesso Salvatore di ritorno in Italia dagli Stati Uniti. Ignara di cosa mi aspetta una volta sbarcata, anche io faccio capolino sporgendomi come dalla finestra di una nave.

Scorci del passato artistico d’Italia catturano la mia attenzione ma non la trattengono. L’eccellenza italiana mi passa accanto. Siamo in movimento, sospinti in avanti. Sento che c’è altro da scoprire. Ci avviciniamo come un’onda portata dalla corrente del tempo per troppo – troppo – a lungo. È il Futurismo. Animato come il mare, pronto ad addentrarsi in territori inesplorati. Il blu cobalto che colora le pareti di Palazzo Spini Feroni ci porta sott’acqua dove l’arte danza al ritmo della vita, ci viene presentato un nuovo linguaggio gestuale che ci mette in contatto con l’arte, l’arte ci fa entrare in contatto con i nostri corpi e i nostri corpi ci mettono in contatto con la natura. Nuotiamo più in profondità percependo le energie che animano la natura. Mi sento quasi soffocare, senz’aria, non riesco a respirare: è audace, incrollabile, in bronzo massiccio. Linee dure si sovrappongono a morbidi corpi.

La Natura incontra la meccanica. Il fisico e il metafisico si scontrano. È l’uomo la macchina perfetta? Il nudo mostra nuova sicurezza, alla ninfa romantica si è sostituita la spinta vitale del gesto oltre l’individualità. Con forza, libertà e potere. Coloro che scelgono di vederla, racchiudono l’universo intero nel palmo delle mani.

Text Angelica Carrara
@missangiecarry

 

A ritroso. Il viaggio di ritorno che Salvatore Ferragamo, il calzolaio delle stelle fece novant’anni fa, dagli Stati Uniti all’Italia, dopo aver passato tredici anni a creare calzature per le attrici del cinema di Hollywood. Ad accoglierlo una Firenze in pieno fervore. Agitata dalle avanguardie artistiche. Animata dal credo progressista e dall’artigianalità. Erano i roaring twenties. Era il 1927, l’anno a cui il Museo Ferragamo dedica una mostra:

1927 Il Ritorno in Italia, una rassegna a cura di Carlo Sisi che aprirà i battenti il 19 maggio a Palazzo Spini Feroni, Firenze.

Firenze, perché Salvatore Ferragamo scelse una città d’arte per produrre una calzatura ad arte. La mostra infatti, non solo è il racconto del genio artistico e delle sue creazioni ma, è anche esplorazione dell’humus della filosofia culturale di quegli anni. Illustra come la capitale del Rinascimento lo abbia conquistato attraverso i dipinti di John Baldwin e Ottone Rosai, specchio dell’architettura e dell’urbanistica di allora.
Fino ad esplorare il corpo come un gioco. Lo strumento estetico del dinamismo che danza tra la metafisica e il sistema moda.

Per l’occasione una Capsule Collection, 1927 Il Ritorno in Italia. Sei scarpe ispirate alle calzature create in quegli anni: Lottie, Indiana, The Star, Autunn, Preziosa, Labirinto – che sono sintesi dell’affinità artistica che lega Salvatore Ferragamo alla cultura visiva degli anni Venti.

1 – Il ritorno di Salvatore Ferragamo in Italia
A bordo del più lussuoso transatlantico della Navigazione Generale Italiana, il Roma. Il viaggiatore moderno e lungimirante del dipinto di Pippo Rizzo è contrastato dall’opera di Mino Maccari, in cui primeggia una scatola con scritta Italy.

@StudioVeronica
«A mixed-media animation inspired by some of the most personal and distinctive elements of Salvatore’s journey». Maria Veronica

2 – Firenze Novecento
Ha le sembianze di un dibattito quello in cui interagiscono arte, letteratura, musica e cinema. Ad interpretarlo i quadri di Giovanni Colacicchi, Egisto Ferroni, John Baldwin, tra i capolavori della pittura del Novecento.

@Leamaupetit
«I love the fact that Salvatore Ferragamo found his inspiration between Florentine landscapes and still-lifes while designing shoes». Lèa Maupetit

3 – Folclore e arti decorative in Italia
Un viaggio attraverso le arti applicate che hanno consolidato il concetto del Made in Italy e l’estetica di Salvatore Ferragamo. Dai manufatti sardi di Federico Mellis a quelli romani di Duilio Cambellotti.

@Daria_Solak_illustrations
«I found inspiration in the Italian ceramic art. Two of these plates are the souvenirs I bought during my trip to Italy. This is a piece of real art that you can have at home». Daria Solak

4 – Donne Italiane
Come la marches Luisa Casati, Margherita Sarfatti e Alma Fidora. Un’ode alla figura femminile in tutte le sue sfumature: donna che presenzia alle feste, alle esibizioni sportive e nei circoli letterari. Donna che c’è e che vuole esserci. Con un gusto preciso che Salvatore Ferragamo sa come assecondare.

@Lynnie.z
«I wanted my piece to portray some of the strong female icons (pictured: Marquise Luisa Casati & Wanda Wulz) that Salvatore Farragamo was inspired by in that era. I wanted to step into his shoes and capture their radiating presence through his eyes». Lynnie Zulu

5 – La Firenze “industriosa” degli anni Venti
I vasi di Gio Ponti, i disegni di Carlo Scarpa, i tessuti di Lisio, i mobili di Thayaht. Le calzature di Salvatore Ferragamo. Un tripudio di materie. La celebrazione dell’artigianalità fiorentina.

@Nanna_Prieler
«This illustration celebrates one of the greatest shoe designers Salvatore Ferragamo, but nevertheless a woman is playing the main role». Nanna Prieler

 

6 – La Casa Italiana
Abitare è architettura. Tre i modelli riprodotti:
la Casa d’Artista di Balla e Depero
la Casa Neoclassica di Gio Ponti
la Casa Razionale di Terragni e del Gruppo 7.

@Lenaker
«A video-installation shows three models of houses designed in the period from 1920 to 1930: the Artist’s Home  by Balla and Depero, Gio Ponti’s Neoclassical Home and the Rational Home by Terragni and Gruppo 7, known as the Electric House unveiled in Monza in 1930». Lena Ker

7 – Il Corpo a pezzi 
Prima del “ritorno all’ordine” con merito riconosciuto all’alta moda, c’è la scomposizione cubista che gioca con il corpo. E ne fa cultura. Con lo sport, la danza e le tecniche delle misurazioni. Mentre Salvatore Ferragamo è alla ricerca della scarpa perfetta.

@Kellymariebeeman
«My painting was inspired by the futurist approach to movement. The figure is shown moving gracefully from one position to another, so that we see each instance simultaneously, divided into sequences. The result is a woman with multiple arms and legs, whose body is enhanced and powerful beyond what is anatomically natural». Kelly Marie Beeman

8 – Il Corpo
Dario Viterbo, Almondo Ciampi e Giacomo Balla per la danza. Thayaht, Francesco Messina e Umberto Primo Conti per lo sport. Mario Broglio e Ruggero Alfredo Michahelles per l’esaltazione delle forme. Fillia, Mino Rosso, Depero e Luciano Baldessari per la metafisica del manichino.


@Studio_Iva
«When I first read about the theme for it, which was celebration of the body, I constantly thought of ballerinas and their postures. They always inspire me». Studio Iva

DIGITAL VISUAL WAVE

Text Adelaide Striano

 

L’arte nelle sue forme contemporanee si diffonde attraverso l’utilizzo dei Social Network con l’illustrazione artistica in formato digitale.

Tra un passato da conservare con orgoglio e un futuro a cui guardare con ottimismo.
Attrae, diverte e stupisce. È il mood dell’arte contemporanea. Invasa da un popolo di ‘followers’ curiosi. Il pubblico normale può farsi un’idea sulle ultime tendenze in fatto di gusti estetici.

L’astrattismo si è fatto assoluto in molta Digital art computerizzata portando all’estremo il minimalismo geometrico. L’importante è essere eccentrici.

Sono stati scelti da Lampoon.it gli artisti che hanno realizzato ed interpretato la mostra 1927 The Return to Italy Ferragamo and Twentieth-Century Visual Culture che si terrà presso il Museo Salvatore Ferragamo, Palazzo Spini Feroni a  Firenze.

1927 The Return to Italy Ferragamo and Twentieth-Century Visual Culture

Firenze, Palazzo Spini Feroni, Piazza S.Trinità, 5R

May 18th 2017 –  May 2nd 2018
10 am – 7.30pm

*Closed on 01.01, 01.05, 15.08, 25.12

Tickets and Info

www.ferragamo.com

FROM MFW #1

Testo Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milano Moda Uomo sta dimostrando il suo dinamismo grazie al senso di innovazione autentica mostrato dagli stilisti. Se è vero che alcune case hanno optato per la non-stagionalità, scegliendo di presentare collezioni combinate, altre hanno ritenuto importante rimanere fedeli al calendario ufficiale. Alessandro Sartori ha lavorato per unificare le esigenze di mercato che ruotano attorno a Ermenegildo Zegna – difatti il gap generazionale ha generato una differenziazione nel gusto. L’abito maschile classico è così rivisitato scegliendo proporzioni più morbide o pantaloni dal fondo elasticizzato. La scelta modelli di età varia è intenzionale e mira a rappresentare ancora meglio una collezione studiata per fondere insieme tutte le generazioni. Un approccio sartoriale ‘rilassato’ anche nella collezione di Emporio Armani, che ha presentato abiti casual impreziositi da broccati in velluto e allacciature a otto bottoni. Altri più sportivi, ispirati allo snowboard, sono scesi in passerella accanto a tessuti dalle texture come ‘performanti’. La collezione di debutto di Plein Sport ha portato novità nel segmento dell’activewear, con l’intento colmare una lacuna nella proposta del mercato del lusso. Capi in neoprene hanno sfilato all’interno di una palestra a due piani con facciata in vetro, subito dopo una performance acrobatica.

Marni guarda avanti e sembra promettere un cambio di direzione con il debutto di Francesco Risso, di nomina recente. Giacche con patch di pelliccia e grandi cinture indossate sopra gli abiti hanno catturato l’attenzione per l’aspetto anticonvenzionale, dando alla collezione – e di conseguenza anche a tutta la casa – un’energia giovane e di rinnovamento. L’uomo Versace si è mostrato più dark vestendo toni più tenui, con qualche accenno cayenne e bordeaux, portando in passerella una collezione di capi versatili e quindi portabili. Una stagione di debutti: Guillaume Meilland, il nuovo designer di Salvatore Ferragamo – la sua forza sta nell’essenzialità – ha presentato una collezione di capi raffinati, anch’essi assolutamente portabili. In aggiunta il velluto millerighe, ricorrente nelle collezioni di questa stagione.

Missoni ha mostrato quell’originalità che è poi ciò che più distingue il marchio. Viscosa e mohair – i colori erano cangianti – hanno dominato la collezione, con motivi presi a prestito dai tessuti giapponesi Kasuri. Prada ha consapevolmente lasciato da parte l’esagerazione andando in cerca di autenticità e semplicità, scelta che è forse da attribuirsi a quella spinta populista che anche nella moda sta acquisendo forza. Le influenze anni Settanta erano evidenti nei toni speziati e caldi, mentre la maison ha confermato la sua abilità a ispirarsi senza difficoltà un decennio del passato, e al tempo stesso a saper trascendere dall’estetica che impone quello attuale.

Moncler si è focalizzato sugli sport in montagna e l’hiking. La collezione è apparsa davanti al pubblico con estro fortemente creativo – i capi dallo styling esagerato, come ad esempio le giacche matelassé con applicate corde da scalata. Dsquared2 ha perseguito le medesime suggestioni, quelle di un’estetica energica, ma il messaggio che manda è di più forte impatto: il brand ha presentato infatti la sua prima collezione co-ed – ovvero maschile e femminile allo stesso tempo – un dichiarazione più d’effetto che squisitamente sartoriale, incoraggiando il cambiamento e sostenendo il tema dell’uguaglianza.

Text Jennifer Paccione
@jenniferpaccione

 

Milan Men’s Fashion Week is proving dynamic as designers showcased innovative authenticity. While some houses opted out of the season, choosing to present combined collections, others committed to remain according to schedule, showcasing prominence.

Alessandro Sartori sought to reunify the market surrounding Ermenegildo Zegna as a generational divide led to varying customer desires. The traditional suiting seemed reinvented in loose tailoring and elasticized-cuffed trousers. Sartori sought to purposefully include diversely aged models to further represent a curated collection merging generations.

Relaxed tailoring continued as Emporio Armani unveiled casual suiting enhanced with velvet brocades and eight-button detailing. Snowboard oriented sportswear walked the collection alongside texturally dynamic fabric. In its inaugural debut, Plein Sport introduced newness to activewear, with an initiative to fill a void in the luxury market. Neoprene garments walked a two-story glass fronted gym, subsequent to an acrobatic performance.

Marni advanced forward with a promising change of direction, as newly appointed Francesco Risso revealed his debut collection. Fur blocked jackets and wide belts styled outwardly won second glances towards their unconventionality, offering a youthful energy sweeping through the collection, and further through the house.

Versace manifested a darker air as subdued tones dressed the models, with occasional cracks of cayenne and merlot. The collection was compatibly wearable through versatility. As the season of inaugurations continued, Guillaume Meilland, neoteric designer for Salvatore Ferragamo, displayed strength in essentials, introducing a collection of elevated staples, definably wearable. Corduroy added to the season, strengthening its presence as a reoccurring fabric throughout the collections.

Missoni offered originality that brought notoriety to the house. Iridescent viscose and mohair was prominent, with patterns sourced from Japanese Kasuri textiles. Prada’s collection consciously withheld exaggeration in a quest for reality and simplicity, a motion perhaps attributed to the fructifying strength of populism. The collection evidenced the Seventies through turmeric accents and warm hues, ultimately resting effortlessly in its ability to notion toward a preexisting decade, whilst proving transcendent of the current.

Moncler exhibited a collection centered on the concept of mountaineering and hiking. The presentation consisted of an extremist creative that stylistically exaggerated collection pieces, including quilted coats hugged in bungee cord caging.

Dsquared2 pursued a similarly rugged influence but sent a greater statement through the decision to introduce their first co-ed collection, a statement perhaps more effective than sartorial, contributing sustenance to a shift, signifying the encouragement of equality.

Images courtesy of press office