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sanremo

Baci da lontano

Testo Micol Beltramini

 

Poi l’ho guardato tutto, il festival. Giuro. Ma mi bastava la prima mezz’ora, finito di cantare la Ferreri. Tutto quel che dovevo vedere e sentire l’avevo già visto e sentito. Tema: Sanremo 2017. Svolgimento: mò arriva. Prima, però, prestateci un attimo di attenzione. Abbiamo deciso di commemorare Luigi Tenco, scartato dall’edizione ’67 e per questo suicida a Sanremo, facendovi ripercorrere sessant’anni di festival attraverso una serie di pezzi memorabili. Si parte con Nilla Pizzi, 1958. Seguono Celentano e Mina, Nada e Battisti: la lezione dei Sessanta, bianco e nero sgranato e telecamera immobile. Avanti coi Settanta, la Vanoni e i Ricchi e Poveri, Lucio Dalla e Rino Gaetano. Gli Ottanta: Loretta Goggi e Vasco Rossi, i Matia Bazar e Zucchero. Mia Martini e Raf, poco prima della fine. E via coi Novanta, aperti da Minghi e Mietta. Masini, Faletti, la Pausini. Un ultimo fiore: Patty Pravo. Da lì in poi poco altro – Giorgia, Silvestri, Gazzè.

Secondo teaser: riassuntone pre-festival. Al Bano quando ha saputo che era stato selezionato era in ospedale. Gigi D’Alessio canterà della mamma. La Mannoia ha iniziato a parlare come la Zanicchi. Masini sta invecchiando bene, Ron e Zarrillo anche meno. Paola Turci è una principessa, Samuel e Alessio Bernabei odiosi. Facce simpatiche: Gabbani, Sylvestre e Bravi. Facce interessanti: Elodie, Ermal Meta e Marianne Mirage. Una domanda per tutti: come vorreste che si comportasse il pubblico? La risposta della Ferreri, abbagliante: guardate e non ascoltate la canzone, così io almeno non mi impegno.

Si torna al bianco e nero, di colpo. Melodia triste e luci tutte su un uomo. Tiziano Ferro, figlio illegittimo di Ranieri e Di Caprio, canta Tenco. Vorrei personalmente ringraziare Tiziano per il suo percorso, per non aver mollato, per essere qui in questo momento. Di tutta la sua generazione era l’unico che poteva stare in smoking sul palco dell’Ariston a cantare Tenco e risultare non solo credibile, ma inarrivabile. La mia gratitudine non potrebbe essere più grande. Gli mando baci da lontano.

Niente da dire, anche a volersi sforzare, sui due presentatori. Il solito Carlo Conti, che poteva andare ben peggio; e la mediasettiana Maria De Filippi, sobria come la rosa bianca che porta in dono. Ma ecco il primo big in gara: Giusy Ferreri. La sua canzone attacca così: «Se fuori piove/è l’illusione che qualcosa ancora si muove/i sintomi dell’amore sono altrove/ci siamo fatti trasportare dall’odore/ di sensazioni nuove/incapaci di dissolvere nell’aria le speranze/in assenza di risposte formulo domande».

Ora, sinceramente. Qualcuno ci capisce qualcosa? Perché io ormai sono anni che ascolto canzoni italiane alla radio cercando di capirci qualcosa. I testi sono poco più che accozzaglie di parole – che tra l’altro è la descrizione, sincera e divertita, che Gabbani ha dato del suo pezzo. Niente più storie, niente sentimenti veri. Mi spiace pure per Giusy, che era la prima e poveretta paga per tutti. Non è un problema suo, è proprio la canzone italiana che è morta. In quel senso il primo quarto d’ora a riguardare il passato ha tutto il senso del primo quarto d’ora di Up della Pixar: un magone infinito. Meno male che c’è Tiziano, anche se non in gara, e meno male che si è portato dietro pure Carmen Consoli, la rivediamo sempre volentieri. A qualcosa se non altro riusciamo a aggrapparci, noi che il giorno dopo Sanremo sapevamo già le canzoni a memoria.

Images of photographer Marco Piraccini

 


Sanremo #2

Testo Silvia Novelli
@silvianovelli

 

Sanremo 2017 procede a passo svelto. #QueenMary nega ogni intervento sulla direzione artistica, eppure il Festival pare esserle stato cucito addosso: sobrio, diretto, senza fronzoli, davvero ben diverso dagli eccessi del passato, dagli ingombri vuoti di sketch e di abiti.

Maria è uguale a se stessa sul palco dell’Ariston come su quello di C’è posta per te: alla fine anche i più scettici capiscono che se è una delle colonne portanti della televisione italiana da venticinque anni, forse ci sono delle ragioni concrete che vanno oltre l’essere moglie di Costanzo.

Mercoledì sera è entrata in scena distribuendo portachiavi con stampato il faccione di Carlo Conti: l’intento era ribadire che Carlo è il volto di Sanremo, oppure che lui sia un gingillo nelle mani di lei? Libera interpretazione.

L’inizio delle serate di ieri e di mercoledì è dedicato alle nuove proposte, e alla loro veloce selezione (vanno in finale Francesco Guasti, Leonardo Lamacchia, Maldestro e Lele), seguita mercoledì dall’esibizione della seconda tranche di big in gara (Bianca Atzei, Marco Masini, Nesli & Alice Paba, Sergio Sylvestre, Gigi D’Alessio, Michele Bravi, Paola Turci, Francesco Gabbani – vincitore delle Nuove Proposte nel 2016 – Michele Zarrillo, Chiara, Raige & Giulia Luzi) e giovedì dalle cover, il tutto intervallato da ospiti italiani e internazionali.

Da questo punto di vista la serata di mercoledì è la più ghiotta: Francesco Totti che si presta al gioco, battibecca con Carlo Conti sui goal inferti alla Fiorentina, autografa e lancia palloni tra il pubblico, mostrando, oltre ai muscoli delle gambe, un’autoironia che è cosa rara su quel palco – e anche in questo caso capisci che anni di carriera non li costruisci se non ha personalità, se non hai autenticità.

Poi è la volta di uno stralunato e Robbie Williams: prima di lasciare il palco dà un bacio a stampo a Maria, che – manco a dirlo – non perde un filo d’aplomb.

Giorgia: sono passati oltre vent’anni dalla sua prima partecipazione a Sanremo, e la voce è sempre quella, in grado di fare prodigi. Tra i superospiti di mercoledì c’è anche Keanu Reeves, che improvvisa con il basso e canticchia Va bene così di Vasco. Qualcuno ha detto che gli autori di Carlo e Maria potevano sporcarsi un po’ più le mani, che non si sta osando molto in questo Sanremo 2017. Lasciamoli parlare.

La terza serata si fa seguire con un po’ più di fatica: quattro nuove proposte, sedici cover e le esibizioni per i ripescaggi sono davvero troppe. Ma the show must go on e vengono ripescati Clementino, Giusy Ferreri, Bianca Atzei e Ron, mentre escono dalla competizione Nesli & Alice Paba, Raige & Giulia Luzi.

Il fulcro della serata sono le cover ed è curioso notare come per ben due volte viene portato sul palco un pezzo di De Gregori – lui che a Sanremo in decenni di carriera non ci ha mai messo piede – ma Fiorella Mannoia che interpreta Sempre e per sempre è da standing ovation. Tuttavia, a vincere la gara delle cover è Ermal Meta – albanese naturalizzato italiano – con la sua interpretazione di Amara Terra Mia di Domenico Modugno.

Mika è il superospite della terza serata, inonda l’Ariston con colori, poesia e joie de vivre: in italiano fluente scherza con Conti e De Filippi, porta in scena i suoi tormentoni e infine rende omaggio a George Michael con una cover di Jesus to a child. Prima però, partendo dal testo di Grace Kelly’ dà vita a un siparietto poetico contro ogni discriminazione: «La musica fa cambiare il colore della mia anima. È molto bello essere di tutti i colori. Se qualcuno non vuole accettare tutti i colori del mondo e pensa che un colore sia migliore e debba avere più diritti di un altro o che un arcobaleno sia pericoloso perché rappresenta tutti i colori… Beh, peggio per lui. Questo qualcuno lo lasciamo senza musica».

Images of photographer Marco Piraccini

 


Sanremo #1

Testo Silvia Novelli
@silvianovelli

«Nonostante i cambiamenti appartengo ancora a me stesso» – le parole di Tiziano Ferro ieri sera sul palco del Teatro Ariston. Vale per lui e vale per il Festival – sono sessantasette anni che Sanremo è tutto e il suo contrario, eppure Sanremo è Sanremo, in continuo mutamento e uguale a se, radicato nelle maglie della nazione con la stessa ostinazione di tutte le contraddizioni italiane.

Dal 1951 Sanremo si è evoluto, ha cambiato presentatori e direttori artistici, location e giurie, senza mai smettere di dividere l’opinione pubblica e fare – parlare di sè, tra miele e fiele, tra appassionati del genere e radical chic, che dichiarano con orgoglio sui social di non guardare Sanremo dal 1984 e anzi, avete visto che bel film c’è su quell’altro canale, stasera?

Comunque, Sanremo c’è, anche quest’anno, puntuale e inesorabile come un difetto.

Undici i ‘big‘ in gara nella prima serata – altrettanti si esibiranno stasera. Certo fa un po’ strano vedere Fiorella Mannoia in scaletta tra Lodovica Comello e Alessio Bernabei, o Clementino dopo Ron, ma tant’è.

Il ”sanremese” è una categoria sociologica a sé, in cui il numero di partecipazioni al Festival di un artista risulta inversamente proporzionale alla diffusione delle sue canzoni in radio o su You Tube, insomma IRL (in real life). Nel ”sanremese” ci sono due elementi basilari: musica melodica e testo in cui si sposano cuore e amore. A molti cantanti questa forma espressiva viene naturale – Albano docet –, ad altri un po’ meno, ma per poter salire sul palco del Festival che vuoi che sia qualche rima baciata in più? Poi ci sono i casi di chi riesce a calcare il palco dell’Ariston senza conformismo né intenti provocatori, ma rimanendo fedele a se stesso, come ha fatto Samuel dei Subsonica ieri in questa prima serata del Festival, che si è aperto con l’omaggio di Tiziano Ferro a Luigi Tenco, morto suicida proprio a Sanremo nel 1967. La sua cover di ‘Mi sono innamorato di te‘, il duetto con n Carmen Consoli –l’emozione è stata palpabile.

Tra gli altri ospiti, una scarica di energia è arrivata da Ricky Martin, che ha portato al Festival i suoi tormentoni evergreen – e pazienza se qualcuno ha detto che sembrava un maestro di zumba: avercene di maestri di zumba così, a quarantasette anni.

Infine – o meglio all’inizio – lei: Maria De Filippi, per tutti #QueenMary, la novità dell’anno in affiancamento al Carlo nazionale, ‘i promessi sponsor’ in un ‘Festival delle larghe intese‘, come ha ironizzato Maurizio Crozza.

Soffermiamoci un attimo su #QueenMary e sul fatto che in quest’edizione di Sanremo non ci siano vallette brune né bionde – a dire il vero i maligni hanno cinguettato che la valletta in quest’edizione sia Carlo Conti – perché in fondo qualcosa da dire ci deve esser sempre e quello che si dice, soprattutto su Twitter, se non è adulazione è critica. Se vogliamo scomodare il tema del empowerment femminile, #QueenMary ne è un esempio. Sì, è vero, nel 1986 la conduzione fu di Loretta Goggi e in tempi più recenti ci sono state Simona Ventura e Antonella Clerici, ma quest’anno c’è stato qualcosa di più: la quasi totale assenza di sfarzi, di strascichi, di paillettes, l’assenza anche della mitologica ‘discesa della scalinata’, usata ieri sera come il consueto ‘scalino di Maria’, più che come feticcio di ingressi trionfali – e sull’abitudine di #QueenMary di sedersi sullo scalino su Twitter ci si è sbizzarriti, a partire da un account dedicato: @scalinodimaria.

Che lo si voglia o no, Sanremo è lo specchio dell’Italia: quasi tutti lo vedono, e in pubblico lo snobbano, perché dài, mica guarderai Sanremo? È la nostra manifestazione televisiva più famosa, eppure quasi ce ne vergogniamo. Mica siamo americani, o francesi. Siamo nazional popolari ma non nazionalisti. In quanto italiani siamo bravi a criticarci ferocemente e a continuare ostinatamente a fare in prima persona ciò che critichiamo.

Images of photographer Marco Piraccini

 


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