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simone mosca

My name is my style: when photographers conquire the world

Text Simone Mosca

 

Bianco e nero, il volto di Monica Bellucci emerge dal fondo affiorando sulla superficie dell’acqua, è l’amore, è più Venere che Ofelia, nei suoi occhi si agitano tutte le possibili increspature del desiderio umano. L’obbiettivo che firma lo scatto nel 2001 è quello inconfondibile di Gian Paolo Barbieri, decano milanese conosciuto nel mondo che riflettendo sul mestiere di chi fotografa cercando bellezza è perentorio su quali talenti servano. «Serve studiare, serve cultura, è indispensabile conoscere l’arte, anche se in fondo la verità è che nessuno può davvero insegnarti a vedere la bellezza. O la vedi o non la vedi, è un dono». Si intitola ‘My Name is Style’ la mostra che alla 29 Arts In Progress, attraverso trentanove immagini di cinque mostri sacri, indaga la sottile linea che divide chi sa immortalare soltanto l’effimero che è la moda di stagione e chi è in invece in grado di trascendere il gusto del momento.

«Il titolo della mostra è vicino nello spirito a una frase che di recente a Parigi ho trovato su una parete del museo Yves Saint Laurent» spiega Eugenio Calini, fondatore a Milano della 29 con Luca Casulli nell’ottobre del 2016. La citazione, un motto famoso di Saint Laurent in persona, non lascia spazio a dubbi e non ha bisogno di traduzione: ‘Les modes passent, le style est éternel, la mode est futile, le style pas’. Impossibile contraddire di fronte ai nudi femminili che Lucien Clargue, scomparso nel 2014, carezzava facendo filtrare dalle veneziane ombre e luci, accenti alla morbidezza della carne. Oppure osservando i ritratti con cui Greg Gorman ha trasformato la comune fama di attori, attrici e artisti in un principio di divinità. Elevando Ethan Hawke, Gerry Hall, Laura Dern a qualcosa di ulteriore. E che dire poi di William Klein. Nato a New York ma diventato genio a Parigi, la sua ironia e la sua leggerezza fatta di generose donne all’hammam e fumatrici con cappello e veletta, hanno messo le idee delle avanguardie Dada e surrealiste al servizio della nuova donna francese del Dopoguerra. Al più giovane in mostra, Amedeo Turello, nato a Cuneo nel 1964, l’onore di ricevere un ideale testimone. E non per caso sono sue le uniche due immagini a colori. Una Deeta Von Teese e una Valeria Mazza, anche se il meglio anche lui lo da in bianco e nero. Ma qui il merito della bellezza va condiviso col soggetto, in questo caso Irina Shayk.

My Name Is My Style

29 Arts In Progress Gallery

18 novembre 2017 > 10 febbraio 2018

Via San Vittore 13, Milano

Martedì > Sabato, 11:00 > 19:00

Images courtesy of Press Office
29artsinprogress.com – @29arts

The Breadwinner

Text Simone Mosca

 

Dire che alle donne è vietato lavorare è riduttivo, perché nell’Afghanistan precipitato nelle mani dei Talebani alle donne è vietato anche leggere, e così la piccola Parvana a undici anni deve fingere di essere un ragazzo per lavorare, leggere, in generale esistere. Lo raccontava nel 2002 Sotto il burqa, successo globale firmato della scrittrice canadese Deborah Ellis e pubblicato in Italia da Fabbri, diventato poi prima puntata della cosiddetta ‘trilogia del burqa’. Col titolo originale del libro, The Breadwinner, esce adesso al cinema il cartone animato dedicato alla coraggiosa Parvana. Diretto da Nora Twomey e realizzato dallo studio Cartoon Saloon, è stato prodotto dall’impegnata Angelina Jolie, reduce dalla regia per Netflix di Per primo hanno ucciso mio padre, lungometraggio dedicato al genocidio cambogiano da parte degli Khmer Rossi. Aggiornato all’Afghanistan contemporaneo, in The Breadwinner la giovane Parvana vive sempre a Kabul e in seguito all’arresto del padre, per provvedere alla famiglia, si maschera da ragazzo. Il film è già stato presentato a Toronto ma sbarca adesso in anteprima mondiale a Torino il making of del film per l’edizione 18 di View Conference, festival dedicato al cinema digitale e alla computer grafica. Ospite d’onore sarà Mark Mullery, direttore tecnico della pellicola, che racconterà di un lavoro artigiano in equilibrio tra passato a futuro, affidato a disegni tradizionali realizzati da oltre cento artisti e raffinato grazie alle nuove tecnologie.

Image courtesy of Press Office
maybepress.it