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The Fashionable Lampoon
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stefano boeri

A Castiglioni

In occasione del centenario dalla sua nascita, Triennale di Milano dedica ad Achille Castiglioni (1918-2002), uno dei più importanti Maestri del design italiano, una grande mostra monografica, a cura di Patricia Urquiola in collaborazione con Federica Sala, che analizza l’opera di Castiglioni in maniera trasversale, dal design all’architettura, dagli allestimenti alle mostre. La cura e anche il progetto di allestimento sono affidati a Patricia Urquiola, architetto e designer che non solo ha mosso i primi passi insieme a Castiglioni (nel 1989 si laurea con lui al Politecnico di Milano), ma ne ha saputo raccogliere l’eredità e la capacità di sorprendere attraverso il progetto.

 

triennale.org

 

Interview with Stefano Boeri

Text Adelaide Striano
@adelaide_striano

 

Intervista all’archistar Stefano Boeri, curatore di Milano Arch Week.
Il suo lavoro spazia dalle visioni urbane alla progettazione di architetture e aree aperte con una costante attenzione alle implicazioni geopolitiche e ambientali dei fenomeni urbani.

 

Il verde sviluppato in verticale. Secondo lei basta questo per risolvere l’eccessivo inurbamento? E’ soltanto un palliativo o potrebbe essere un punto di riferimento per il futuro?

«Al fine di intervenire in modo significativo sulle grandi questioni del cambiamento del clima è necessario l’aumento delle superfici vegetali nella città. Gli alberi, in generale il verde, hanno una grandissima capacità di assorbimento della CO2. Di cui il 70%, che è presente nell’atmosfera, è la principale causa del cambiamento climatico ed è prodotto dalle città. Mentre le grandi foreste del pianeta che ogni anno perdono quasi il 5% a causa di un processo graduale di erosione ne assorbono il 35/40%. L’obiettivo dei prossimi anni è di portare il verde, gli alberi, i boschi dentro le città.

Credo che in futuro bisognerà parlare di città che crescono in altezza. Non solo di sviluppo del verde in orizzontale attraverso parchi, giardini, colline e prati. È doveroso anche ragionare su architetture che abbiano il verde come una loro componente essenziale. In questo caso, non si tratta più di mettere del verde per abbellire le facciate, ma di utilizzarlo in qualità di architettura che sviluppa il mondo biologico e vegetale.

Il bosco verticale di Milano ha 21mila piante e 800 alberi, ovvero l’equivalente di 2 ettari di bosco pari a 20.000 metri quadri. Se poi aggiungiamo anche gli arbusti arriviamo circa a 3 ettari, che su una superficie di terreno di 2.000 metri quadri è l’equivalente di un bosco di 30.000 metri quadri.

Avere delle architetture verdi in altezza significa portare dentro alle città l’equivalente di grandi superfici boschive, quindi dare un contributo enorme alla situazione del cambiamento climatico. Gli alberi, il verde e le foglie producono ossigeno e assorbono CO2 e le polveri sottili del traffico che sono quelle più dannose all’inquinamento».

Qual è stato il suo primo progetto pubblico?

«Una centrale geotermica per l’Enel a Bagnore, sul monte Bianco. È stato un tentativo di trasformare l’impianto di una centrale in un’architettura che avesse minor impatto visivo possibile sul contesto circostante, cercando di dargli una dignità architettonica e di migliorare la sua presenza nel paesaggio toscano».

Citta e civiltà derivano dalla stessa parola. Così come anche politica e città. Qual è l’aspetto politico del suo mestiere?

«Sia architettura che politica modificano lo spazio. Entrambe sono discipline che si occupano di cambiare spazi abitati e quindi da questo punto di vista hanno delle grandi affinità. C’è una dimensione politica intrinseca all’architettura, poiché essa si occupa del bene collettivo e di intervenire su spazi che riguardano un’intera comunità. Così come nella visione politica c’è una direzione architettonica, considerato che anche le politiche più astratte del territorio, le politiche sul bilancio e sull’architettura determinano dei cambiamenti dello spazio fisico».

Ha appena ricevuto un importante incarico da Vasco Errani, il Commissario alla ricostruzione delle aree terremotate: ripopolare un territorio cancellato dalle mappe come Amatrice. Crede che le periferie debbano essere ricostruite com’erano oppure in un modo in cui moderno e antico coesistono? 

«La mia sarà una consulenza. La priorità nonché la grande sfida resta la sicurezza. Se per ottenerla sarà necessario costruire ex novo oppure aggiungere degli elementi di contemporaneità, poco importa. Un occhio di riguardo sarà comunque riservato a quella che era la posizione dei monumenti artistici simbolo della comunità».

Da cosa nasce la sua ispirazione come architetto? e la sua passione per il verde?

«Mia madre è una designer – architetto. Non ho mai lavorato con lei ma è da lei che ho imparato tutto – attraverso la sua vita, le sue relazioni, i suoi lavori. Ho sempre vissuto l’architettura come una grande corrente che mi attraeva e attrae a lei. La passione per il verde deriva da ricordi di quand’ero bambino. Dai romanzi che ho letto, come il Barone Rampante di Gaudino. Dal lavoro fatto da Joseph Beuys a Documenta VII nel 1982. Dalla canzone di Celentano Un’Albero di trenta piani. E dall’amore per i boschi e per gli affreschi».

Milano Arch Week: come nasce e con quali obiettivi?

«Da un lato vuole raccontare come Milano sia diventata una delle capitali mondiali dell’architettura. Negli ultimi anni sono state fatte opere molto importanti e non a caso tutti gli architetti più interessanti del mondo oggi lavorano a Milano. Dall’altro vuole essere anche un modo per portare in città studi, progettazioni, architetti e designer».

Images courtesy of Press Office.
www.54words.net

Milano Arch Week

Text Alessandra Lanza
@ale_theia
                         

 

La PhotoWeek si è appena conclusa, ma per Milano comincia un’altra settimana intensa, quella della neonata Arch Week, dedicata all’architettura e al futuro delle città e promossa da Politecnico, Comune e Triennale sotto la direzione artistica di Stefano Boeri.

Dal 12 al 18 giugno un dedalo di appuntamenti (qui il calendario completo) che ruoteranno in particolare attorno al patio della Scuola di Architettura del Politecnico e alle sale della Triennale, ma anche all’Ordine degli Architetti, Fondazione Feltrinelli e Fondazione Prada, gli spazi di BASE Milano, di Macao, del Teatro Franco parenti e della Fondazione Riccardo Catella, dove si inaugura la rassegna lunedì 12 giugno alle ore 18.30, con un pre-opening party speciale: dopo le debite presentazioni, verrà raccontato il progetto Milano Open Portrait, curato dal fotografo Antonio Ottomanelli, un’installazione in forma di camera oscura che coniugando fotografia, design e arte pubblica, registrerà per una settimana la vita in piazza Alvar Aalto, a Porta Nuova. Prima dei brindisi, una lecture della designer olandese Petra Blaisse, autrice del nuovo parco di Porta Nuova. Nel frattempo all’Ordine degli Architetti, per tutta la settimana sede di incontri, workshop e conferenze serali, alle 19.30 il vernissage della mostra fotografica “Milano – ritratti di fabbriche 35 anni dopo”, reportage di Giuseppe Corbetta in collaborazione con lo Studio Gabriele Basilico sullo stato attuale degli oltre 200 edifici industriali della periferia milanese che Basilico fotografò alla fine degli anni ’70. Niente paura: la mostra sarà visitabile fino all’8 luglio.

Martedì 13 giugno gli eventi ruotano attorno al Patio della Scuola di Architettura Politecnico di Milano dalle 15 alle 22, con una serie di lectures, con Carlo Ratti, Oliviero Toscani, Benedetta Tagliabue e lo studio di architettura catalano RCR (vincitori del prestigioso Premio Pritzker 2017). Alle 17 una preview della Biennale di Architettura di Chicago, e poi la vera e propria cerimonia di apertura dell’Arch Week, alle 19.30, col Direttore artistico Boeri, il Direttore generale di Triennale Andrea Cancellato e il Rettore del Politecnico, Ferruccio Resta, per presentare il fitto programma in cui l’architettura si troverà a dialogare con tante altre discipline.

Da mercoledì 14 a sabato 17 l’appuntamento è in Triennale, tra installazioni, performance artistiche nel giardino delle sculture, mostre, talk, discussioni aperte in cui si confronteranno anche le istituzioni pubbliche e private milanesi. Mercoledì l’agenda dei talk è fittissima: architetti italiani e internazionali, da Italo Rota a Sam Jacob, da Francis Kéré a Fulvio Irace e TAM Associati, offrono spunti interessanti su architettura, rappresentazione, cambiamenti urbani. Non manca il rapporto tra natura e architettura, discusso con lo scienziato Stefano Mancuso. Da vedere il Public Debate sulle nuove istituzioni culturali, alle 15.00. Giovedì alle 12 si discute di come “ri-formare Milano”, con il team del Politecnico, e delle periferie, con un nuovo dibattito alle 15.00. Tra i personaggi più interessanti della giornata Amos Gitai, Adrian Paci, Fabio Novembre, Winy Maas (MVRD) e Eyal Weizman. Da “ascoltare” la lecture del musicista e produttore Max Casacci, su come “Suonare il rumore della città” e alle 22 il “Viaggio nella nuova notte di Milano”, guidati dalla rivista Zero e da Oma. Venerdì si continua a ragionare sul futuro, con IRA-C e Domus, sulla ricostruzione, con workshop mattutini e pomeridiani, e sulle grandi trasformazioni urbane, con un altro grande dibattito pubblico e i talk di Cherubino Gambardella, Peter Eisenmann e Joseph Grima. Alle 18.30 si festeggiano i 107 anni del critico e artista Gillo Dorfles, mentre alle 21.30 la contaminazione è con il cinema, in un divertente incontro su interni e architetture milanesi nei film di Renato Pozzetto. Sabato si prosegue in Triennale con nomi italiani e internazionali, da Cino Zucchi a Elizabeth Diller: talk, proiezioni e incontri su orti urbani, paesaggio, ecologia e un focus sulla Cultura delle periferie, fino all’evento speciale di chiusura, dedicato alla musica trap italiana, con gli artisti Izi, Laioung e Fabri Fibra.

Per chi preferisce scoprire la città coi propri occhi, sono stati programmati tour guidati a bordo del PolimiBus alla scoperta di Milano est (martedì), oppure in Vespa, con VespArch, con un focus sulle nuove istituzioni culturali (mercoledì), le periferie (giovedì) e le grandi trasformazioni di Milano, tra scali ferroviari, mercati e grattaceli (venerdì). Rimarranno aperte in settimana le migliori case Museo, dal Poldi Pezzoli a Villa Necchi Campiglio; giovedì saranno visitabili Fondazione Prada, alle 12, e Fondazione Franco Albini alle 13, e un tour guidato in giro per Milano sarà dedicato al maestro Luigi Caccia Dominioni. Venerdì e sabato oltre trenta studi privati in tutta Milano saranno aperti per accogliere i curiosi. Da non perdere la visita allo Studio Museo Vico Magistretti sabato 17, alle 10.30, insieme a Stefano Boeri, e quella alla Fondazione Achille Castiglioni delle 14.30, con Cino Zucchi.

La chiusura ufficiale, per chi conserva ancora energie, è domenica alle 11 al Teatro Franco Parenti, con la visita ai Bagni Misteriosi dell’ex Piscina Caimi e l’ArchiBrunch delle 12.30.

Images courtesy of Press Office.
www.milanoarchweek.eu – @milanoarchweek