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The Fashionable Lampoon
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La Cupa

Text Cesare Cunaccia
@cesarecunacciaofficial

 

La Cupa (Fabbula di un omo che divinne un albero), più che una forte e sconvolgente esperienza teatrale è una specie di incubo collettivo, uno psicodramma implacabile e catartico. Quasi un autodafé, una rappresentazione mozzafiato che ha fatto irruzione come un terremoto nel teatro San Ferdinando di Napoli, deflagrandone la dimensione e costringendo gli spettatori a farsi inghiottire dal rimoto folle e centrifugo di quanto avviene intorno a loro. La Cupa, ossia la cava, il luogo-non luogo dove tutto si svolge e si incrociano esistenze, segreti spaventosi e maledizioni parossistiche, è un’opera in due parti del napoletano Mimmo Borrelli, cui si devono versi, canti, drammaturgia e regia. Borrelli inoltre vi interpreta il ruolo centrale di Giosafatte ‘Nzamamorte. È una riflessione sulla difficolta della condizione di padre che determina lo ‘svango’, lo svuotamento, ossia il passaggio tra la definizione della maternità che connotava la precedente Trinità dell’acqua, compiuta dall’autore tra il 2003 e il 2006. «Questo è uno spettacolo che racconta una deriva e che apre – afferma Borrelli, che vi si moltiplica quale antropologo e regista, come poeta, drammaturgo e attore – la mia Trinità della terra, pianeta che viene risucchiato nel vuoto delle coscienze e della memoria del nostro tempo». La lingua che usa è quasi incomprensibile, tagliente e oscura. È di matrice flegrea e vulcanica, come uscisse dal magma incandescente. Risulta ipnotica, non ti dà mai tregua, ti trascina dentro il vortice di versi, di suoni e di rumori tellurici, barbarici e originari. Dal testo affiorano tematiche spaventose, quali la violenza sulle donne e i minori, la pedofilia e gli orrori della Terra dei fuochi. Il tutto è sospeso in una cronologia insieme ancestrale e futura, in un’azione teatrale che mette insieme il fato della tragedia greca con il Shakespeare più noir, il sanguinario delirio di Marlowe con Beckett e il Pasolini di Medea e Edipo Re. Compagnia eccezionale. Complici le bellissime e dinamiche scene di Luigi Ferrigno, i costumi di Enzo Pirozzi e le livide luci di Cesare Accetta.

Al Teatro Stabile di Napoli, 10 aprile – 6 maggio 2018

teatrostabilenapoli.it