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The Fashionable Lampoon
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the leading hotels of the world

Big Sur Memories

Shutters on the Beach The Leading Hotels of the World 1 Pico Blvd, Santa Monica
View from Shutters Hotel on the Beach, Santa Monica; the Pacific Park Solar Ferris Wheel and the Santa Monica pier
View from Shutters Hotel on the Beach, Santa Monica; the Pacific Park Solar Ferris Wheel and the Santa Monica pier
Getty Museum, Los Angeles
Attrape-Rêves, The dream catcher. By Jacques Cavallier Belletrud for Louis Vuitton Les Parfums
Palace Hotel a Luxury Collection Hotel 2 New Montgomery St, San Francisco
A house on Lombard Street, the Transamerica Pyramid and the Palace Hotel
Palace Hotel a Luxury Collection Hotel 2 New Montgomery St, San Francisco

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

La camera atterra sulle colline della Napa Valley. È agosto, l’uva sulle viti, il sole bacia gli avambracci appoggiati sul finestrino abbassato di un Suv Chevrolet – voltando sulla destra dalla strada principale, si sale al Calistoga Ranch: un bicchiere di vino bianco si mescola al succo di una pesca che mordi e che ti scivola lungo il mento. La piscina ha l’acqua salata, oltre al giardino e a un viale di lagerstroemie bianche. C’è il pollaio – l’odore di paglia secca, di piume animali, di uova tolte alla covata. All’alba l’aria è fresca, il camino all’aperto sul terrazzo di legno – la colazione sulla sponda di un lago, un daino ti osserva con sospetto mentre mangi l’uovo che dicevo poco fa – alla benedettina, con un poco di senape sulla lingua.

 

A Mendocino, l’incendio non è ancora domato – il giornale dice che ci vorranno ancora tre settimane per spegnerlo – entrando a San Francisco, il Golden Gate è avvolto nel fumo, nel naso l’odore di legno bruciato assomiglia a quello dell’inchiostro sulle pagine del quotidiano locale, la cronaca della baia. Sali e scendi tra chiome e tronchi di Ficus Benjamin, facciate di case vittoriane che sembrano miniature – l’odore di canna ti ricorda quello del cioccolato. La luce scende dall’alto su Market Street, la diagonale che porta ai moli mercantili: le linee rette dei grattacieli si intersecano meglio di quelle di New York – molte sono inclinate di per loro, la piramide del Transamerica. Dietro Union Square, la sartoria Isaia ha aperto nell’edificio disegnato da Frank Lloyd Wirght. A ogni angolo di strada c’è uno Starbucks – gli egg bits sono anche meglio delle uova benedict. Occhi di novo in alto per un riflesso di un’insegna, quella del Palace Hotel: la sala dorata è la hall per i quattro magnati che qui gestivano i primi affari, speculando sulla costruzione della ferrovia. Il Palace di San Francisco è un castello – tra business e piacere, forse l’unico che ha una piscina al chiuso, le stanze ampie come in America non ti aspetti. Ci puoi entrare anche attraverso Ghirardelli, tra i suoi banchi di cioccolato fondente all’amarena, che ti resta in bocca una volta che sei in ascensore, poco oltre una buca della lettera in ottone placcato oro. La sera ad agosto fa freddo – l’estate qui a San Francisco arriva a ottobre – mentre cammini per Jackson Square fino alla libreria di William Stout – un viaggio a San Francisco vale solo per un pomeriggio tra i libri di questo luogo, l’estetica di architettura che riassume una cultura.

 

California State Route 1 – è stata riaperta un mese fa, dopo più di un anno di chiusura al traffico – un pezzo di montagna era franata in mare interrompendola a metà. Big Sur è il fiume che corre lungo la costa cercando un valido tra la parete di montagne che fanno muro all’oceano. Big Sur è anche il titolo di un libro scritto da Kerouac già famoso: un gruppo di Beatnik vivono un’estate tra Frisco e una capanna sul mare, in compagnia di un asino e di tante bottiglie – non andate a Big Sur senza averlo letto, non perché il romanzo abbia un valore, ma perché un viaggio comprende la strada, le anime che raccontano questa strada e i profumi che vi corrono. ll Post Ranch Inn è una tenuta sul ciglio, a strapiombo sull’Oceano Pacifico – le case triangolari, sempre alla moda di Lloyd Wright, sono costruite e sospese sugli alberi – la sera accendi il camino, la mattina all’alba trovi i cervi al pascolo e una coltre di nubi sopra il mare che potresti essere sul Monte Bianco o in aereo e invece sei davanti al mare. Non c’è inquinamento luminoso qui, le città sono distanti – è uno dei posti tecnicamente migliori per vedere le stelle, e posso giurare che così tante stelle nel cielo io non immaginavo potessero esserci – sì, certo, lo so che le stelle sono infinite, ma non immaginavo l’infinito potesse essere così.

 

Santa Barbara, Malibù, guidando come Emma Stone nel film di Mendes – l’ocra arancio delle montagne, tra deserto e roccia ancora in verticale, toccano il Pacifico – queste ventisette miglia prima dell’incrocio con il Sunset Boulevard dove su piatto della bilancia trovi il Pil di una nazione, ville nascoste, duplex alla Californication e Soho House – sul fondo Los Angeles, la ruota di Santa Monica e lo Shutters on the Beach – una villa bianca che potrebbe essere a Mustique. Mix di stile coloniale e texano, il terrazzo al primo piano dello Shutters dà sulla spiaggia, la piscina più in alto – gli ombrelloni in riva al mare tra la gente che ferma il tempo e fa un rewind a come poteva essere tutto più a portata di tutti. La sera prima di uscire, il pavimento di legno dello Shutters brilla per la cera tirata a lustro – e ne trovi un altro di profumo qui, quello di pulito, di legno che brilla mescolato ai fiori bianchi della peonia, con un gusto di the inglese e di un macaron al lampone – questo profumo ti rimane in testa anche quando poco dopo sei in una stanza dello Chateuax Marmont e respiri la polvere che esiste solo a Hollywwod, all’umidità di radici troppo dense, ti pavimenti belli perché sporchi, muri da campagna, la piscina clorata, la festa di una sera prima che sarà anche la festa di domani e di dopodomani ancora.

 

Dal nord al sud – Bassa California in Messico. I faraglioni americani, parco giochi di delfini e balene a Los Cabos. Dall’ultimo piano del Marquis osservi le onde a cui sei abituato, sembrano onde mediterranee – il mare è calmo, potresti dire dolce. Il Marquis è una struttura estrema come tutta la zona di Los Cabos, colonizzata dalla classe dirigente americana come ritiro invernale. Il Marquis è costruito sopra una volta che lo taglia in mezzo – all’arrivo, il vento dell’oceano quasi ti solleva come a farti volare. Un gioco di scale, tra piscine, cascate e giochi ottici – gli specchi d’acqua si perdono nell’oceano ogni volta con un angolo diverso – diventa grafica di azzurro e oro della sabbia. La sera, il cuoco giapponese fa volare i coltelli cucinando sulla piastra. Quando scendi sulla spiaggia, in preda all’allarme il bagnino ti dice che non si può fare il bagno in mare. Tu non capisci – il mare è calmo, le onde come in Italia – tiri un accidente a questi americani abbonati a litri di tequila. Ti avvicini – al mare, dico: inizi a capire che le onde viste da vicino sono alte circa un metro – ma non è questo l’argomento. Comprendi come il fondale vada giù a picco, come queste onde siano muri di acqua che si rompono sul loro perimetro superiore. Quando la risacca ti investe le gambe sono mille mani di pugile che ti vogliono trascinare via. I piedi affondano nella sabbia e tu cerchi di aggrapparti al vento ma capisci che non sia il caso.

 

Torni in Italia, dopo un mese – arrivi a Roma, al vecchio cinema Etoile per un film di Sam Mendes che racconta in immagini il profumo di Louis Vuitton – le luci si spengono, e rivedi tutto il viaggio in California che hai fatto in un mese, lo rivedi tutto in poco più di un minuto – ci sono gli stessi sogni, ci sono tutti i profumi che hai incontrato, che giocano con l’aria intorno a te – per acchiapparli e catturarli devi solo aprire le dita. Lì a Roma, al cinema, le luci si riaccendono in sala e ti abbacinano un poco gli occhi come quella luce di sole che entrava attraverso le persiane a Deuville. Sul fondo il chiacchiericcio tra le poltrone è quello dal lungomare sulla costa francese – Marcel alza il ciglio – davvero non l’hai ancora capito, un viaggio, un sogno – non con le dita, il tempo lo catturi soltanto con un profumo.

 

 

Il profumo

 

Attrape-Rêves

Il cattura sogni.

Firmato da Jacques Cavallier Belletrud per Les Parfums di Louis Vuitton

 

La peonia e un fiore di cacao africano – sul fondo la rosa turca, con punte di zenzero. Il profumo cerca quell’euforia che esplode quando in California, al Post Ranch Inn, spalanchi gli occhi di fronte a una cascata di stelle cadenti.

 

 

Agenda

 

San Francisco

Palace Hotel

2 New Montgomery St, San Francisco, CA 94105, USA

The Luxury Collection

 

La posizione non è sopraelevata come quella di alcuni degli altri alberghi della città, ma è più intelligente: dal Palace hai la zona dei negozi, la zona più viva per lavoro, interessi e musei, raggiungibile a piedi – una raccomandazione, Jackson Square in dieci minuti, lasciando da parte Chinatown. Il Palace è un grande edificio che rappresenta la ricchezza economica e strategia di San Francisco: l’opulenza della hall, gli spazi enormi dei corridoio, le altezze dei soffitti, le rifiniture dorate dei dettagli – tutto riporta a un set del film che ti è piaciuto l’altra sera.

 

Los Angeles – Santa Monica

Shutters on the Beach

1 Pico Blvd, Santa Monica, CA 90405, USA

The Leading Hotels of the World

 

Il sogno di stare qui. Cammini per la spiaggia oppure lo vedi correndo da Venice Beach, giocando a pallavolo o con l’aquilone. Lo Shutters on the Beach ti appare come una casa privata in un mondo di giganti. L’aperitivo sul terrazzo davanti alla spiaggia resta quello che continuerai a desiderare. Le stanze grandi e i pavimenti di cera che sanno di pulito – e poi quel sapore di caffè buono la mattina, già pronto e caldo su un tavolo in mogano vicino a un mazzo di fiori freschi. L’America privata al centro della metropoli sulla spiaggia.

 

Los Cabos

Marquis

The Leading Hotels of the World

 

Una sorta di Versailles americana di fronte all’oceano, sulla punta più estrema della Bassa Califonria. Dal terrazzo fuori dalla stanza, si vedono saltare i delfini – la luna cambia colore, i fuochi di artificio esplodono sulla destra. Questo resort ha tutto, esattamente come lo vogliono gli americani. Il gioco è per gli occhi, tra piscine e specchi d’acqua curvati e sinuosi come gocce di cristallo che si mescolano all’orizzonte incontrando il mare. Quando si tratta di lusso, per quelli a cui il lusso piace, gli americani sanno quel che fanno e lo fanno in Messico.

Suvretta House

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

In Engadina ci arrivi salendo per il passo del Maloja. Oltre il muro e il dirupo del castello di Grayskull, ti sembra di planare su un altopiano fatato di Tolkien. Il drago riposa sul muschio, sotto la neve. Dopo l’ultima collina sul ciglio dell’acqua, tra gli abeti appare l’albergo più bello del mondo, il Suvretta Hotel. Somiglia a una reggia di Ludwig, ma senza delirio. Volge a ovest, verso il sole e verso il suo tramonto – in viso al lago di Silvaplana, dando le spalle allo scintillio di St. Moritz posata sul pendio che ne segue.

Ci saranno alberghi più lussuosi, più incredibili per tecnologie e avanguardia – il Suvretta rimarrà il più bello, per quanto ogni relatività possa concedere. La sua mole da reggia per l’imperatrice Elizabeth, forse un poco casa per le cure di Thomas Mann sulla sua Montagna Incantata, il suo profumo di legno e di stoffa, quei corridoi lunghi e le camere rotonde, la sala dorata del ristorante, la stufa gigantesca nella foresteria, una piscina di acqua bollente all’aperto sotto le stelle. Il Suvretta fa parte dei Leading Hotels of the World, la collezione di alberghi di lusso indipendenti e superiori che rappresenta benchmark, certezza e saper vivere – certo, per chi può permettersi di scegliere.

Non servono i colori delle Dolomiti. Qui la natura è così potente, a duemila metri, che l’ossigeno ti entra nei polmoni e ti apre la testa come non ricordavi di saper fare. Ci venivo quando ero piccolo – svegliarsi presto, all’alba, una colazione con uova e brioche svizzere al burro, poca frutta e tanta crema di cioccolato. Su per le piste, ero un bambino, con il maestro e gli altri ragazzini della scuola di sci. Al Suvretta, la seggiovia parte fuori dalla porta dell’albergo. Per una settimana, così bianca in montagna, la macchina non mi ricordavo neanche mi avesse portato fino a lì. Tutto a piedi, tutto limpido – fino in alto, il Piz Nair: a gennaio fa troppo freddo, ma a febbraio si può fare. Sciavamo fino all’una, poi tornavamo a mangiare giù – prima di lunch, un bagno in piscina con la nonna – poi una maglietta pulita, nello stomaco altre uova, di nuovo su in alto, su e giù per le piste.

St. Moritz, si dice Top of the World – il sole con raggi gotici, tedeschi, nel logo. Crescendo, negli anni dell’università, a questa velocità le notti le perdevamo al Dracula, senza dormire, Belvedere e Rose’s. Una vita da sogno – mai gli occhi chiusi, tornavamo alle quattro, alle nove eravamo in piedi, di nuovo sulle piste – con clemenza sì, ma entro le dieci. Eravamo solo figli di papà, non avevamo soldi nostri – ma la merenda con il caviale riuscivamo a farcela offrire da qualcuno. Ubriachi, gli shot alcolici al Corviglia. Aspettavamo a scendere, gli impianti chiusi – e così negli occhi senza maschere perché la luce era dolce, scendevamo a valle – il tramonto oltre le vette, sopra il lago ghiacciato, bianco.

Che vita! Charles Ephrussi arrivato da Parigi – prima che tutto questo sogno s’infrangesse, si rompesse come vetro, in ogni vita adulta – ma le schegge di cristallo brillano lo stesso, e se le polverizzi diventano materia di stelle. Il Suvretta si erge roccaforte davanti alle ville dell’Engadina. Un paese per lo Scia di Persia, per Onassis, per tutto quel mondo del secolo scorso composto di diamanti, per chi oggi ne comprende il vanto della decadenza. Chi ne discende, oggi, non potrà avere mai quel trascorso, quel saper fare, quel successo. Al Suvretta, le camere sono nuove, le hanno rimodernate. Tutta questa fantasia, questa mia meraviglia, tra un principe Asburgo e Soraya, esiste e resiste. Torni al Suvretta, è identico. Quei pomeriggi di neve al sole, per un bambino timido o per un ragazzino strafottente, sono ancora lì. La nostalgia sparisce, il tempo si ferma, il sole ti abbaglia – al Suvretta, l’albergo più bello del mondo.

Hotel Suvretta House St. Moritz
Via Chasellas 1
CH-7500 St. Moritz
Tel: +41 81 836 36 36

suvrettahouse.ch/en

Part of LHW – The Leading Hotels of the World
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