Loading the content...
Navigation
Tag archives for:

tiffany & co

Quella notte a Torino

Text Lampooners

 

Venerdì scorso a Torino, durante le giornate del Salone del Libro, abbiamo segnato i Sessanta anni dalla prima pubblicazione del romanzo di Truman Capote, Breakfast at Tiffany’s. Una novella che trova nella sua rotondità tanta della perfezione letteraria. La mattina, in un’aula di Palazzo Carignano, ha avuto luogo e tempo una tavola rotonda aperta al pubblico: in molti, tramite email e messaggi, si sono lamentati – alle dieci di mattina – impegnati sul lavoro, impossibilitati a esserci, lamentandosi di un orario così poco democratico – ma di Breakfast si trattava, e si usa farla dopo il risveglio. Non c’erano musi, ma sorrisi tra le quasi centocinquanta persone che hanno partecipato, magari prima di andare al Lingotto per proseguire una chiacchiera letteraria.

La sera sì, l’orario comodo per il tubino nero. I locali del Cambio non potevano dare accesso a tutti per questioni di sicurezza. Alcuni tra i protagonisti della buona società intellettuale di Torino – quella così schiva e riservata che il resto di Italia alza il ciglio – sedevano ai tavoli del Cambio in un mix disomogeneo abile a ogni festa: da Carolyn Christov Bakargiev a Dj Boosta, da Cristina Tardito a Massimiliano e Beatrice Marsiaj. Tra tutti, sagace e veloce di mente, brillava per natura propria Evelina Christillin, dama di ferro e fascino, che ricordava Capote antipatico come un ranocchio, e Marilyn Monroe primo casting per il film poi interpretato da Hepburn (algida e per niente sensuale, a sentire Luca Beatrice, eterosessuale granitico e presidente del Circolo dei Lettori).

Breakfast at Tiffany’s è la vicenda di una prostituta di alto bordo che poi è rimasta – grazie a Capote, alla Hepburn e a Tiffany – la donna più elegante della fantasia letteraria – cantando Moonriver con la chitarra sul davanzale di una finestra di New York. L’altra sera, era tardi la notte, qualcuno aveva bevuto un bicchiere di troppo e le note erano stonate sotto i balconi – tornavamo a piedi vestiti eleganti, tacchi alti, giovani e belli come le comparsi di quel romanzo, girando a vuoto e girandoci intorno: Torino e la sua storia, la nostra cultura – il mondo è qui, niente è più internazionale dell’Italia.

 

Un progetto reso possibile grazie a Tiffany & Co.

Parte della programmazione ufficiale
Salone OFF – Salone Internazionale del Libro di Torino

Con il supporto di American Express, che ci permette di raccontare questa storia con energia nuova.

Un ringraziamento speciale a Moët & Chandon, Belvedere Vodka
Coincidenze e dettagli

 

Era il 5 ottobre del 1757 quando davanti a Palazzo Carignano, capolavoro del Guarini datato 1680, un certo signor Vigna ottiene il permesso di costruire un edificio destinato a ospitare un caffè. Caffè del Cambio, forse per via del cambio dei cavalli della carrozza diretta a Parigi, o per allusione al cambio della moneta che si svolgeva nella piazza.

Il 5 ottobre del 1960. Proprio quella mattina fu girata la scena davanti alla vetrina di Tiffany & Co. sulla Fifth Avenue perché, come sanno bene i residenti (e anche i registi e gli scrittori), nelle mattinate d’ottobre a New York luce si riflette con toni di rosa e d’argento sui palazzi.

La sala del Risorgimento e i suoi affreschi del 1875, i marmi di Prali, la foglia d’oro che ricopre le boiserie, i grandi specchi, i lampadari di cristallo entrano così in contrasto con i tavoli e le sedie di Martino Gamper. Michelangelo Pistoletto, l’argentino Pablo Bronstein e l’israeliano-newyorkese Izhar Patkin – hanno allestito i nuovi spazi del Cambio.

Cavour era un habitué del Cambio tanto da avere un suo tavolo riservato dal quale poteva tenere d’occhio Palazzo Carignano, allora sede del Parlamento, ed essere avvertito quando era richiesta la sua presenza in aula, con un fazzoletto bianco sventolato da una finestrella di fronte.

Nel 2013, un miliardario russo ha speso ben 306mila dollari per aggiudicarsi all’asta il manoscritto di Truman Capote.

American Express – la velocità di pensiero e di collegamento, un grazie particolare ad American Express che ci permette di raccontare questa storia americana, in tutta Italia.

Innamorati e scapestrati

 

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Venerdì 11 maggio Lampoon va a Torino – sono i giorni del Salone de Libro – per parlare di un romanzo che per la prima volta fu pubblicato nel 1958, sessanta anni fa. Da quel momento in avanti, una semplice novella ha raccontato al mondo la libertà e l’azzardo di New York.

Nel 1957, David Attie aveva trentasei anni. Un illustratore – locandine, poster, copertine – faceva fatica: i giornali stavano passando dai disegni alle immagini, quando le strade di Soho e del Village erano luoghi per artisti innamorati e scapestrati, umanità varia e cangiante. David si iscrisse a un corso di fotografia tenuto da Alexey Brodovitch – art director e designer, pare sia suo il primo layout in doppia pagina.

David lasciò troppo a lungo i fogli nei liquidi di sviluppo – quando se ne accorse le immagini non erano bruciate, ma molto sovraesposte, troppo chiare. La lezione con Brodovitch all’indomani – David le montò una sopra l’altra, in un gioco di trasparenze e sovrapposizioni, un’idea qualsiasi per salvarsi la faccia. Brodovitch lo intese geniale. Gli commissionò il visual per una novella che sarebbe stata pubblicata su Harper’s Bazar a luglio, un testo di Truman Capote – non male come primo lavoro per un principiante. David ci lavorò due mesi – quando Capote vide il suo lavoro, ne fu felice.

I direttori di Hearst, la casa editrice di Harper’s Bazar, chiesero a Capote di modificare un poco la storia, e il suo linguaggio – era la storia di una ragazza che andava a letto con gli uomini per soldi. Capote obbedì, perché gli piacevano le foto di David Attie. Modificò il racconto – ma da Hearst ripresero a tergiversare – il timore era che Tiffany, uno dei più rilevanti investitori pubblicitari, potesse non gradire l’argomento. Capote diede il racconto a Esquire pretendendo che in ogni caso si usassero le immagini di Attie. Il racconto uscì sul numero di novembre. Si può sorridere oggi, pensando come non sia mai esistita in tutta la storia dell’editoria, una pubblicità più potente di quella che Capote regalò a Tiffany con quel libro. Non solo a Tiffany, ma a Fifth Avenue, a New York in primis e a tutta la bellezza d’America.

Tulipani, giacinti, qualsiasi bulbo olandese – intorno ai tronchi dei tigli, sugli angoli degli scalini, tra vanità di glicini egoisti – che sia una scena di Breat Easton Ellis o Rihanna che scende al Metropolitan – la primavera a New York ti innamora. Le ragazze vanno a letto con tutti tranne che con te, succede così. Sei sdraiato a leggere, su una panchina all’ombra, un campo da basket poco distante, in Sulivan Street. New York – leggerne nei libri, i film, sognare di viverci. Per sognare, bisogna addormentarsi, lasciare che le fotografie schiariscano – un sorriso e una consolazione: la storia più bella resta una novella che finisce sotto la pioggia di un temporale, inseguendo un gatto.

Video
Claudia Bellante

Music
Lancefield

Innamorati e scapestrati

Truman Capote
Breakfast at Tiffany’s
60th anniversary
Salone del Libro, Salone OFF
Palazzo Carignano, venerdì 11 maggio, alle ore 10
Ingresso libero

Testo Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Venerdì 11 maggio Lampoon va a Torino – sono i giorni del Salone de Libro – per parlare di un romanzo che per la prima volta fu pubblicato nel 1958, sessanta anni fa. Da quel momento in avanti, una semplice novella ha raccontato al mondo la libertà e l’azzardo di New York.

Nel 1957, David Attie aveva trentasei anni. Un illustratore – locandine, poster, copertine – faceva fatica: i giornali stavano passando dai disegni alle immagini, quando le strade di Soho e del Village erano luoghi per artisti innamorati e scapestrati, umanità varia e cangiante. David si iscrisse a un corso di fotografia tenuto da Alexey Brodovitch – art director e designer, pare sia suo il primo layout in doppia pagina.

David lasciò troppo a lungo i fogli nei liquidi di sviluppo – quando se ne accorse le immagini non erano bruciate, ma molto sovraesposte, troppo chiare. La lezione con Brodovitch all’indomani – David le montò una sopra l’altra, in un gioco di trasparenze e sovrapposizioni, un’idea qualsiasi per salvarsi la faccia. Brodovitch lo intese geniale. Gli commissionò il visual per una novella che sarebbe stata pubblicata su Harper’s Bazar a luglio, un testo di Truman Capote – non male come primo lavoro per un principiante. David ci lavorò due mesi – quando Capote vide il suo lavoro, ne fu felice.

I direttori di Hearst, la casa editrice di Harper’s Bazar, chiesero a Capote di modificare un poco la storia, e il suo linguaggio – era la storia di una ragazza che andava a letto con gli uomini per soldi. Capote obbedì, perché gli piacevano le foto di David Attie. Modificò il racconto – ma da Hearst ripresero a tergiversare – il timore era che Tiffany, uno dei più rilevanti investitori pubblicitari, potesse non gradire l’argomento. Capote diede il racconto a Esquire pretendendo che in ogni caso si usassero le immagini di Attie. Il racconto uscì sul numero di novembre. Si può sorridere oggi, pensando come non sia mai esistita in tutta la storia dell’editoria, una pubblicità più potente di quella che Capote regalò a Tiffany con quel libro. Non solo a Tiffany, ma a Fifth Avenue, a New York in primis e a tutta la bellezza d’America.

Tulipani, giacinti, qualsiasi bulbo olandese – intorno ai tronchi dei tigli, sugli angoli degli scalini, tra vanità di glicini egoisti – che sia una scena di Breat Easton Ellis o Rihanna che scende al Metropolitan – la primavera a New York ti innamora. Le ragazze vanno a letto con tutti tranne che con te, succede così. Sei sdraiato a leggere, su una panchina all’ombra, un campo da basket poco distante, in Sulivan Street. New York – leggerne nei libri, i film, sognare di viverci. Per sognare, bisogna addormentarsi, lasciare che le fotografie schiariscano – un sorriso e una consolazione: la storia più bella resta una novella che finisce sotto la pioggia di un temporale, inseguendo un gatto.

Intervengono:
Luca Beatrice, critico d’arte e presidente Circolo dei Lettori Torino;
Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio di Torino, presidente Enit;
Piero Negri, giornalista La Stampa;
Paola Stroppiana, giornalista;
Enrico Remmert, scrittore.

Introducono:
Raffaella Banchero, amministratore delegato Tiffany & Co. Italia e Spagna
Carlo Mazzoni, direttore editoriale di The Fashionable Lampoon

Un progetto reso possibile grazie a Tiffany & Co.

Parte della programmazione ufficiale
Salone OFF – Salone Internazionale del Libro di Torino

Con il supporto di American Express

#KeepOnShining

A noi di Lampoon piacciono le storie, non perdiamo mai occasione per inventarne di nuove. Questa si chiama The Venice Waltz – ed è stata dedicata alla musica. A tutta la musica che è stata suonata a Venezia, al Conservatorio Benedetto Marcello, a tutti i talenti, artisti, musicisti che sono stati con noi l’altra sera, tanti e di ogni abilità.

Un grazie a chi ha reso tutto quanto possibile – perché negli ultimi due anni, una persona ci ha insegnato a pensare ancora più in grande di quanto pensavamo esser capaci di fare. L’amministratore delegato di Tiffany & Co. in Italia e in Spagna, Raffaella Banchero. Da due anni ormai, Lampoon e Tiffany producono insieme una sinergia stupenda che abbiamo intitolato Keep On Shining e che ci rende molto orgogliosi e onorati. Un ringraziamento a tutto il team di Tiffany & Co., che ha lavorato con noi a questo progetto, Flavia Menapace, Allegra Ziletti – e Francesca Scarrone, executive producer della festa.

Grazie a Moët & Chandon e a Belvedere Vodka, che ancora una volta, ci hanno aiutato a dare energia luce e fuoco a questo notte a Venezia.

Grazie alla delegazione del film Diva! che ci ha raggiunto al Conservatorio e che ha preso parte a The Venice Waltz. Il giorno stesso, poche ore prima, film di Francesco Patierno tributo alla vita e all’arte di Valentina Cortese, è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema

Grazie a tutti gli studenti del Conservatorio, che hanno suonato in un’orchestra diffusa, nel campo fuori dal palazzo, nei cortili, qui sul palco – sotto la guida del direttore Franco Rossi. Grazie a Giulia Mazzoni che si è esibita al pianoforte, a Violante Placido e alla sua chitarra, ai Counterfeit e a Jamie Campbell Bower che hanno fatto brillare tutto quanto era illuminato. Grazie a Ladyvette, e alla loro Paradiso dedicata a The Venice Waltz.

The Venice Waltz

 

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

Incontrammo Margherita a Venezia. Un palazzo pieno di gente, le volte del Settecento e gli affreschi. Dal canale, l’aria entrò per le finestre, inebriò la folla, scivolò sul marmo, sugli stucchi, sugli stipiti di pietra e di maniera. Gli invitati indossarono maschere, le dame portarono strascichi e diademi sui capelli grigi, i bambini vestirono come rockstar. Un impulso elettronico e stregato si propagò come in un sogno confuso – come la festa dei Capuleti del 1996: le magie danzarono con le ore, le sete con le sirene, Ingres con Atena. Tutto intorno a noi sfolgorò. Alzasti il braccio per indicarmi qualcuno – lei – dall’altra parte del salone. Io seguii la direzione del tuo dito. Margherita. Osservammo Margherita ballare lenta, i suoi movimenti come spirali, un vestito di specchi, i capelli lunghi cosparsi di gocce di vetro. Tu mi dicesti: «Chi è?», con un’ingenuità che non ti riconobbi. Una forza strana ti aprì il cammino. La folla si spostò, smise di ballare per lasciarti passare. Ti fermasti a un metro di distanza. Margherita si voltò. Ti vide. Respirò piano.

Margherita sorrise, tenne il gioco e quel ritmo, appoggiò la mano contro la tua: «I santi hanno labbra, sante, come mani» tu la baciasti dietro l’orecchio. Margherita ti toccò le labbra e se ne andò. Passarono i minuti. Ti accompagnai in bagno a sciacquarti la faccia. Ci bagnammo i capelli per toglierci il caldo – respirasti a fondo, appoggiasti la schiena all’acquario – sì, un acquario in bagno, un acquario enorme mai visto, pieno di pesci viola e piovre. Non riuscisti neanche a fare due respiri – Margherita entrò.

Margherita ci ignora. Si avvicina al lavandino, tira fuori una matita scura, si disegna il contorno sotto le ciglia. Due sue amiche la raggiungono di fronte allo specchio. Margherita domanda a quella alla sua destra: «Darling, where did you forget all your colours, some golds, your diamonds?». Se ne vanno offese. «Volevo appunto liberarmene» Margherita dice e fa un passo verso di noi: «Posso truccarvi gli occhi?». Tu sei pallido. Io ho la gola secca. Abbiamo di fronte una psicopatica oppure la donna più affascinante del pianeta.

Ci facemmo truccare gli occhi. Lasciammo quel palazzo pomposo. In barca, seduta sul retro, Margherita disse: «Dobbiamo aspettare Sonia» – ci spiegò di come tale Sonia avesse tanti fidanzati sparsi qua e là, in ogni città, di come Sonia riuscisse a litigare con ognuno di loro, di come quello di turno sembrasse in procinto di nevrosi esagerata, di come Sonia avesse quindi bisogno di noi. Margherita rispose al telefono – alcune urla all’altro capo – Margherita sospirò, sbadigliò di nuovo, disse: «È qui».

Sonia corre verso la nostra barca. Dietro di lei, un ragazzo impreca: «Devi sta’ zitta, che con tutti ‘ei lifting non riesci più a parlare» – e Sonia ribatte: «Non vedi che sto urlando?»«Sì, e ppari Ciripirippikoda». «E tu Tutankhamon, tiè», Sonia sale in barca, ci si getta dentro – supplica il barcaiolo: «Vai, vai» – tu ingrani la marcia, parti, scappi dallo stalker di Sonia che dice: «Io non li capisco questi che vanno a travestiti, a me piacerebbe tanto andare a troie», quindi si presenta a noi: «Ciao, io sono Sonia, ciao, prima degli ormoni ero Sandro, ma Sandra lo detesto, sono Sonia, piacere» e si sistema con la gonna sul sedile, finalmente in pace.

Scendemmo all’Accademia. Margherita s’incamminò con il suo vestito di specchi, le sue gocce di vetro fra i capelli. Attraversammo il ponte. Sonia mi ricordò la protagonista di una canzone di Baglioni: nono troppo alta, i capelli biondi, un maglione largo di lana su due tette perfette, la gonna lunga fino ai piedi, leggera. Ci sedemmo sugli scalini davanti a una calle, un po’ di prato sotto due cipressi. Sonia parlò del suo fidanzato, di come ultimamente stesse diventando un vero frocio: «Sembra una donna, che palle, sai le donne che vedono i porno sperando che i due protagonisti si sposino?».

Io le chiesi di poterle fare qualche foto, Sonia rispose certo, vanesia – si addormentò. Tu e io raccontammo a Margherita delle notti in giro per l’Italia, della musica nelle orecchie, della voglia: «I periodi dell’oro sono quelli in cui si racconta la vita, la decadenza è quando si racconta l’arte» le dicesti. «Tu quale scegli?» le chiesi io. Margherita rispose di come per dormire le servisse un papavero sotto il cuscino. Margherita imparò a smontarci, subito. Margherita fu una catalisi, un acceleratore nucleare di noi due. Disse che l’amore è una fortuna che quasi mai capita alle persone che si sposano – che la bellezza non è amore, non è mai amore, è qualcosa di più: la bellezza, come l’ira di Dio, rende orfani, persi, rende liberi. «Non esiste sentimento più assurdo dell’amicizia di due maschi», Margherita disse: «L’amicizia fra due maschi è qualcosa che tutti pensano di conoscere, invece esiste una volta su un milione. Quando c’è, è difficile sopportarla. È quell’amore di cui Dio ha detto non ne esiste di più grande – ma appunto, forse solo gli Dei ne sono capaci. Due amici sono i maschi più incredibili mai apparsi sulla Terra».

Keep On Shining 2017

Keep On Shining oggi è un nuovo manifesto, completamente e unicamente destinato al talento – e alla curiosità che alimenta ogni talento. Un grande plauso va ancora una volta a Raffaella Banchero, amministratore delegato di Tiffany & Co. in Italia e in Spagna. Con coraggio e lungimiranza, questa signora meravigliosa sostiene tutti i progetti dove si illumina il talento – che sia quello di un artista visuale, di uno scrittore, di un musicista. Non per altro se non per merito di Raffaella Banchero, della sua voglia di ricerca e indagine, l’Italia si conferma per Tiffany & Co. il secondo mercato più rilevante in Europa dopo l’Inghilterra. Solo lo scorso luglio, una nuova boutique di mille metri quadri è stata aperta alla destra del Duomo di Milano – il decimo negozio monomarca in Italia – e ha forse segnato l’inizio di un riposizionamento dell’intera piazza. Il plauso è legittimo e dovuto, da un punto di vista puramente giornalistico.

Il sostegno al Conservatorio di Venezia, sia economico sia mediatico, ospitando lì un grande ballo titolato The Venice Walz è stata la volta di chiusa di un progetto editoriale. Durante il mese di luglio, insieme al fotografo Michael Avedon e con la nostra direzione artistica, abbiamo cercato coloro che potessero rappresentare una scena musicale italiana inedita: artisti e produttori, maestranze, giovani talenti proiettati a una scrittura internazionale. È stato difficile far comprendere il valore a agenti e uffici stampa, ma siamo felici perché i migliori sono quelli che sanno vedere un passo oltre.

La musica è la più bella espressione dell’animo umano, scrisse Fryderyk Chopin. Chiunque fa musica è un eroe oggi – e per The Fashionable Lampoon sostenere la musica, in ogni sua forma, è una priorità. Vogliamo ritrovare la poesia, nella musica, oltre al ritmo – vogliamo ritrovare i romanzi, nella musica – rallentare il tempo, e salvarlo con la bellezza – un po’ come si salva il mondo (davvero, oltre alla bellezza, non abbiamo armi, per il mondo).

La scena musicale italiana – lo hanno ripetuto tutti, qui e altrove – è in difficoltà. La musica italiana, così come la letteratura italiana, resta chiusa dentro i confini che la bloccano in una dimensione di provincia. In queste pagine pubblichiamo stralci di conversazioni con alcuni tra i talenti che questa tendenza sembra siano intenzionati a convertirla. Si legge un desiderio di lavoro e d’impegno, una consapevolezza del mercato e un’indagine tecnica, oltre che artistica di quelli che sono tanti, quanti, percorsi cominciati dalla stessa terra. Perché se la bellezza salverà il mondo, c’è solo un’energia che salverà gli uomini e annienterà l’ignoranza: questa energia è quella immensa, gigantesca voglia che ci attanaglia la mente e che si chiama curiosità.

Charlie Siem

Classe 1986, quintessentially brit. All’età di tre anni lascia intravedere il suo naturale trasporto verso la musica.

Violante Placido

Un’artista che va controcorrente, che punta sulla sua versatilità e sulla complicazione dell’espressione creativa.

Valentina Tioli

Venticinque anni. Nel 2013 era in squadra con Mika sul palco di X Factor, lì è iniziato il suo percorso musicale. Sogna di ‘vivere di musica’. Ama l’R&B, il soul e il rap.

Populous

Ha messo Lisbona in musica, con un velo di saudade, dedicandole un disco: Azulejos.

Giungla

Un carattere che difficilmente si trova in giro. Una cultura robusta, tra musica e letteratura, una consapevolezza razionale e una ruvidità che ci piace.

Giulia Mazzoni

Nata nel 1989. Due album pubblicati, l’ultimo è Room 2401 (2016). Una collaborazione con Michael Nyman e un costante studio al Conservatorio Verdi di Milano.

Ricciarda Belgiojoso

Il suo impegno è per la diffusione della musica: fuori dai teatri, per le strade. Artista, manager culturale.

Giovanni Andrea Zanon

Giovane prodigio, già riconosciuto a livello internazionale. Dalle sue parole, in queste brevi righe, si percepisce la caratura della sua determinazione, l’apertura della sua intelligenza.

Birthh

Appena ventenne, accento toscano. Vorrebbe che i testi delle sue canzoni assomigliassero a una poesia di Montale.

Fortunato Zampaglione

Autore multiplatino. Da Il mio giorno più bello nel mondo per Francesco Renga alla trilogia di Mengoni – Guerriero, Ti ho voluto bene veramente, Sai che (sì, le ha scritte tutte lui! N.d.R.) fino a Cieli Immensi per Patty Pravo.

Dargen D'Amico

Menestrello. Rapper intellettuale, cantautore, produttore discografico e disc jockey italiano. La sua ultima idea, Variazioni, ha saputo unire hip hop e classica.

Christaux

Un anima frastagliata, nel pieno di una evoluzione. Un desiderio di cambiamento: si percepisce la voglia di esplodere.

Beatrice Venezi

Nata nel 1990, diplomatasi al Conservatorio di Siena nel 2010 in pianoforte, e in direzione d’orchestra nel 2015 al Conservatorio Verdi di Milano – ad oggi, considerata nel mondo la scuola più prestigiosa e dura – con 110 e lode.

Michele Canova

Il primo tra i produttori musicali italiani. Un nome che incute rispetto, che introduce il grande professionista: per poi incontrare una persona con un’incredibile voglia di futuro. Un’apertura internazionale inedita per la scena musicale italiana.

Ex Otago

La si può definire una band indie pop, fondata a Genova nel 2002. Maurizio Carucci è voce e front man, Simone Bertuccini e Francesco Bacci alle chitarre, Olmo Martellacci alle tastiere, Rachid Bouchabla alle percussioni.

The Dot Circle 2017 – The Event

Milano, giovedì 4 maggio

The DOT Circle

 

Se hai sofferto puoi capire di Giovanni F. con Francesco Casolo, edizioni Chiarelettere, è il vincitore di The DOT Circle. Ieri sera, giovedì 4 maggio, ha avuto luogo la cena di gala per 100 persone sedute alla tavola del Dot Circle, per la premiazione del vincitore.

Tiffany & Co. ha sostenuto The DOT Circle e l’impegno culturale che il premio persegue, in occasione del lancio della nuova collezione Tiffany City HardWear dedicata alla città, al tessuto urbano cittadino che oggi si vuole intendere come tessuto cerebrale.

Insieme all’amministratore delegato di Tiffany Italia e Spagna, Raffaella Banchero, e il direttore di The Fashionable Lampoon, Carlo Mazzoni, tra gli ospiti intervenuti: Filippo Timi, Asia Argento, Margherita Missoni, Arisa, Arthur Arbesser, Martina Colombari, Matteo Perego di Cremnago, Daniele Calcaterra, Nicolas Vaporidis, italo Rota, Italo Marzotto, Lina Sotis, Gian Paolo Barbieri, LaPina, Lucrezia Rospigliosi Borromeo, Piero Maranghi, Giovanni Caccamo.

Carlo Mazzoni e la modella Chiara Scelsi hanno consegnato il premio all’editor di Chiarelettere Maurizio Donati, che ha ritirato il premio in nome di Giovanni F., che resta anonimo. Andrea Faustini, tra i vincitori di X Factor UK, si è esibito live, pianoforte e voce al termine della cena.

Un ringraziamento speciale a Moet & Chandon e Belvedere Vodka, che ancora e come sempre, sono partner di ogni evento di Lampoon.
Un grazie ai partner tecnici della serata, Alfa Romeo e l’hotel Principe di Savoia. Un grazie Marinella Rossi, per la cena seduta, presso Mari & Co. 

 

The DOT Circle
La Giuria

Maria Luisa Agnese
Asia Argento
Arisa
Gian Paolo Barbieri
Camilla Baresani
Benedetta Barzini
Pier Giorgio Bellocchio
Francesco Bianconi, Baustelle
Giovanni Caccamo
Sandra Ceccarelli
Martina Colombari
Cesare Cunaccia
Denis Curti
Andrea Faustini
Andrea Incontri
La Pina
Luca Lucini
Fabio Mancini
Daniele Manusia
Angelo Miotto
Margherita Missoni
Diamara Parodi Delfino
Diego Passoni
Andrea Pinna
Italo Rota
Chiara Scelsi
Stefano Senardi
Gian Paolo Serino
Pupi Solari
Francesco Sole
Lina Sotis
Filippo Timi
Jacopo Tondelli
Nicolas Vaporidis
Raffaella Banchero
Tiffany & Co. Managing Director Italia e Spagna

 

Carlo Mazzoni
Editor in Chief The Fashionable Lampoon

Digital Visual Wave 

L’arte nelle sue forme contemporanee si diffonde attraverso l’utilizzo dei Social Network con l’illustrazione artistica in formato digitale. Sono stati scelti da Lampoon.it gli artisti che hanno realizzato ed interpretato The DOT Circle.

Illustration by: 

Lucia Emanuela Curzi @ludiary – www.luandme.com
NunoDaCosta @nuno_da_costa_illustration – www.illustrationweb.com/artists/NunoDaCosta
Barbara Dziadosz @barbarawurszt – salon.io/barbara-dziadosz
Alina Grinpauka @grinpauka – www.Alinagrinpauka.com
Lena Ker @lenaker – lenaker.com
Alena Lavdovskaya @alenalavdovskaya
Jowy Maasdamme @iseejowy – jowymaasdamme.studio
Holly Nichols @hnicholsillustration – www.hnicholsillustration.com
Maxim Sergeev @sergeev1_maxim
Vin Servillon @findvin
Studio Iva @studio_iva
Mèlique Street @mèliquestreet
Anna Tsvell @anna_tsvell
Poppy Waddilove @poppywaddilove

Photo Marco Piraccini, Giulia Mantovani e Lodovico Colli

Location
Mari&Co. Via Ampola 18, Milan
www.marienco.it

Special Thanks to
Tiffany & Co.
www.tiffany.it – @tiffanyandco

Belvedere Vodka
www.belvederevodka.com – @belvederevodkaitalia

Moët & Chandon
www.moet.com