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Paul Getty e gli anni ’70

Text Francesco Musolino

 

Correva l’anno 1973. Era un caldo giorno di luglio quando John Paul Getty III veniva rapito a Roma. Per la sua liberazione, la ‘ndrangheta calabrese chiese diciassette milioni di dollari e venne, infine, liberato il 17 dicembre dello stesso anno, sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria dopo ben cinque mesi di prigionia nelle mani delle ‘ndrine. Il riscatto balzò sino a un miliardo e settecento milioni di lire. Una cifra record che accese le fantasie sull’impero Getty, attorno al quale lo sceneggiatore Simon Beaufoy (The Millionaire; Full Monty) ha costruito la serie tv Trust – il rapimento Getty – prima stagione da dieci episodi in onda su Sky Atlantic – diretta dal regista premio Oscar Danny Boyle con un cast formato da Donald Sutherland, Hilary Swank, Luca Marinelli e Giuseppe Battiston.

Gli anni Settanta sono stati un decennio nero, iniziato con la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 a Milano e quella tristemente celebre bomba che uccise sedici persone e ne ferì ottantotto. Un decennio di proteste e stenti che terminò con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro – Presidente della Democrazia Cristiana – per mano delle Brigate Rosse. E John Paul Getty III in quegli anni di protesta e rabbia sociale che esplodeva nelle università e in fabbrica, era la perfetta definizione dell’hippie del decennio scorso. Portava i capelli lunghi, d’animo ribelle ma pacifico d’indole, era stato espulso da otto scuole, consumava abitualmente droga e nella Roma degli inizi anni Settanta viveva fra Campo de’ Fiori, Santa Maria in Trastevere e piazza Navona, vendendo quadretti e collanine che costruiva da solo. Eppure proprio lui era il nipote di John Paul Getty, imprenditore e filantropo naturalizzato inglese, il creatore della Getty Oil Company, l’impresa di estrazione petrolifera che lo rendeva l’uomo più ricco al mondo.

Il magnate (interpretato sul set da Donald Sutherland) viveva in una sontuosa dimora fuori Londra fra opere d’arte e reperti archeologici di pregio. Il suo patrimonio era stimato oltre un miliardo di dollari e conviveva con diverse donne bellissime con cui aveva sancito una sorta di accordo patrimoniale, scongiurando il pericolo che potessero avanzare pretese sul suo ingente patrimonio. Con grande gusto estetico – celebre la sua collezione di quadri di pittori fiamminghi – era un uomo molto avaro e cinico; nella serie tv si sottolinea il fatto che avesse in casa un telefono a gettoni per gli ospiti. Dopo un’iniziale apertura ai sequestratori, John Paul Getty dichiarò alla stampa che – avendo ben quattordici nipoti e temendo un’escalation di atti simili – non avrebbe mai pagato il riscatto. Chi ci andò di mezzo fu il giovane John Paul Getty III, cui venne tagliato un pezzo di un orecchio recapitato alla redazione de Il Messaggero. Fu sottoposto a una prigionia durissima e alla fine, grazie alle pressioni della madre (interpretata da Hilary Swank), l’unica che davvero prese a cuore la vicenda, si risolse a pagare quasi due miliardi di lire. Ma impose al nipote di restituirgli ratealmente tutti i soldi con un interesse annuo del quattro per cento. Così andò a finire la sua triste storia, ma secondo molti analisti l’Italia non ha mai fatto i conti con i fatti di sangue che martoriarono gli anni Settanta fra sequestri, attentati e crisi internazionali.

Il trailer di Trustsky.it/trust