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L’ultimo episodio della serie Black Mirror in cui è lo spettatore a scegliere le azioni del protagonista, ha alimentato il dibattito sulla morte del cinema e il trionfo dello streaming. Bandersnatch è il primo film pensato per essere fruibile soltanto da casa. Se fino adora cinema e streaming hanno avuto le stesse risorse a livello di contenuti, con Bandersnatch Netflix si è dotato di un’arma contro cui il cinema non si può difendere – «Stiamo iniziando a esplorare questo tipo di format, in futuro realizzeremo altri prodotti simili» ha annunciato Greg Peters, il Chief Product Officer del colosso del video on demand.

Con Bandersnatch Netflix è andato oltre, prospettando un modo di fare film che fino a questo momento non era stato immaginato da nessun altro. Il nuovo episodio della serie di Black Mirror è uscito lo scorso 28 dicembre. Ambientato nel 1984, racconta di un giovane di 19 anni, Stefan Butler (Fionn Whitehead) che sta lavorando alla creazione un videogame il cui titolo è appunto Bandersnatch; il gioco è l’adattamento di un ‘librogame’ il cui autore, Jerome F. Davies, è impazzito durante la stesura e ha decapitato sua moglie. L’intenso lavoro che Stefan compie sul romanzo per tirarne fuori un videogioco – confrontandosi a fondo con gli stessi problemi di libero arbitrio e predestinazione che avevano mandato Davies fuori di testa – lo condurrà in un labirinto mentale senza via d’uscita.

La struttura di Bandersnatch riproduce quella del videogioco e del libro di cui tratta: ogni pochi minuti lo spettatore è posto davanti a un’alternativa tra due possibile scelte (ascoltare un disco o un altro; lavorare da casa o in ufficio; mangiarsi le unghie o tirarsi il lobo dell’orecchio) e, a seconda di cosa si clicca con il mouse, la trama si snoda in un modo o in un altro. Facendo scelte ‘azzeccate’, si può giungere in 40 minuti a uno dei finali definitivi (Eleonora Caruso li ha mappati tutti), ma il tempo di visualizzazione medio è di circa 90 minuti: sanno tutti che c’è più di un possibile finale per la storia, e la maggior parte degli spettatori torna indietro e prova strade diverse per vedere cosa succede a Stefan e al suo gioco in trame alternative. Per vedere tutto, passando per tutte le opzioni disponibili e raggiungendo tutti i finali attraverso le molte permutazioni dei percorsi, bisogna stare davanti allo schermo per più di cinque ore. La realizzazione di Bandersnatch è stata così complessa che gli showrunner Charlie Brooker e Annabel Jones sono arrivati a dichiarare che «potendo tornare indietro, forse non lo rifarebbero».

Aisha Harris, sul New York Times scrive : «Bandersnatch non è il migliore degli episodi di Black Mirror. […] Come esperienza sulla fruizione, non è un brutto modo di passare un paio d’ore». Per tutto il tempo che si passa a guardare Bandersnatch, non si prende mai il cellulare in mano. L’unica preoccupazione di chi guarda è fare in modo che Stefan non compia scelte sbagliate.

Tra i film destinati alla sala e i film destinati allo streaming, non ci sono differenze di adattamento – necessarie invece ragionando su contenuti responsive per smartphone, dove si prediligono primi piani, brevità e storytelling. Nemmeno il budget a disposizione è un elemento distintivo tra il cinema e Netflix: solo nel 2018 il servizio di streaming ha investito 13 miliardi di dollari. La reale differenza è da cercare nei processi di fruizione.

Netlfix è stata fondata nel 1997 da Reed Hastings e Marc Randolph. Nei primi anni si è occupata di noleggio a domicilio di DVD. Il passaggio al servizio streaming, inizialmente denominato ‘watch instantly’ è avvenuto nel 2011, con la produzione della serie House of Cards, distribuita a partire dal 2013. Il primo progetto cinematografico è del 2015. Beasts of No Nation di Cary Joji Fukunaga (il regista della prima stagione di True Detective) – la storia di un bambino africano costretto da una milizia ribelle a diventare soldato, con Idris Elba in un ruolo di primo piano – ha ricevuto candidature ai Golden Globe e ai BAFTA.Come sottolinea Dave Crewe, Netflix non si occupa solo di produrre film commerciali, ma anche di acquisire e distribuire pellicole indipendenti. In questo modo ci permette, di vedere molti film che rimangono in sala solo per un paio di giorni e poi spariscono, e che, al di fuori delle grandi città, non si vedono mai.

Per vedere un film sulle piattaforme di streaming basta una connessione Internet e uno schermo. Il canone di abbonamento è di 9,99€ al mese per Netflix e 36€ all’anno per Amazon Prime Video, mentre il costo medio di un singolo biglietto per il cinema è di 8€. La qualità dei film disponibili in streaming è alta: molti dei titoli proposti on demand sono successi di critica e di pubblico, vincono premi e finiscono in lizza per gli Oscar. Si stima che nel prossimo anno, i proprietari di sale cinema perderanno, negli Stati Uniti, 3.6 miliardi di dollari, il 20% percento dei profitti – sull’altro fronte, Netflix possiede 137 milioni di abbonati, un numero in aumento.

In passato le versioni dei lungometraggi per l’home entertainment venivano distribuite almeno 90 giorni dopo l’uscita al cinema. Ora abbiamo film di qualità che letteralmente migrano verso piattaforme di streaming, senza passare per le sale: The Ballad of Buster Scruggs, l’ultimo film dei Coen Brothers, Sulla mia pelle, il film sugli ultimi giorni di Stefano Cucchi, Bird Box di Susanne Bier.

Annihilation di Alex Garland, pensato e prodotto per la distribuzione in sala, ma poi presentato solo in alcuni paesi a causa di contrasti interni alla casa di produzione, è stato acquisito da Netflix dopo 17 giorni dall’uscita nei cinema; un film di Netflix ha vinto il Festival di Venezia: Roma di Alfonso Cuaròn, che ora è candidato al premio Oscar e che nei pronostici è tra i favoriti. Diversamente, all’ultimo Festival di Cannes non erano ammessi titoli prodotti per il mercato dell’home cinema.