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Cheongdam-dong in origine si chiamava Chungsutgol – ‘acqua pulita’ in italiano. In questa zona di Seul, all’epoca della dinastia Joseon (1392–1897), si trovava un laghetto dalle acque cristalline. Fino a dieci anni fa Cheongdam-dong era un quartiere sottosviluppato, oggi è tra quelli a più alto reddito commerciale della città. Qui, nel 2014, è nato Rare Market, concept store con l’obiettivo di sviluppare un mercato ‘raro’ rispetto a quello mainstream dei dintorni.

760 metri è la lunghezza della via principale Apgujeong-ro, chiamata anche Cheongdam Fashion Street. Su entrambi i lati della strada hanno trovato sede, anno dopo anno, i negozi di marchi di lusso. Nel settembre del 2008 Cartier ha aperto qui il suo primo flagship store della Corea del Sud – il settimo più grande al mondo –, con la facciata ispirata al tessuto da imballaggio coreano Bojagi. Nello stesso anno ha aperto anche il milanese 10 Corso Como. Il flagship store MCM Haus ha inaugurato nel 2011 in un edificio disegnato dall’artista britannico Richard Woods e per metà decorato con lastre di ottone. Nel 2012 è stata la volta di Salvatore Ferragamo e Vera Wang.

Rare Market è stato fondato da Jessica Jung e Dami Kwon – la prima stilista con dieci anni di esperienza in California, la seconda sorella maggiore del cantante K-pop sudcoreano G-Dragon (Kwon Ji Yong, che ha suggerito il nome del negozio). «Siamo amiche di lunga data e abbiamo deciso di avviare insieme un’impresa per lanciare realtà di nicchia in Corea», ha dichiarato Jessica Jung in un’intervista a Vogue America del 2016. La volontà è di proporre, attraverso una ricerca costante e sei viaggi all’anno in giro per il mondo, capi di abbigliamento e accessori ‘alternativi’ a quelli dei marchi tradizionalmente affermati. «In Corea ci sono sempre stati Chanel o Louis Vuitton o Gucci, ma ora c’è gente che entra in negozio ed è positivamente sorpresa di trovare qualcosa di diverso».

Melting pot. Nel negozio sviluppato su tre piani, con soffitti a specchio, Jessica e Dami hanno introdotto Jacquemus, Damir Doma, Rosie Assoulin. Dall’Italia Diesel e Vìen. Oltre agli abiti sono esposti libri, riviste, album musicali. Nello spazio ‘YG Bazaar’ è possibile acquistare articoli indossati da artisti, attori, cantanti. Jessica e Dami hanno anche creato anche un proprio brand: We11Done – che oltre a significare ‘ben fatto’ è un riferimento al numero dei dipendenti di Rare Market: 11. Leandra Medine di Man Repeller è stata il volto di lancio della prima collezione che si ispirava agli anni Ottanta e al concetto di ‘yesterday’: «quello che indossavo ieri – laddove ieri, indefinito, potrebbe essere letteralmente ieri o quando avevo venti anni. Anche gli anni Novanta ci interessano, in particolare la cultura e lo stile della gioventù americana. Abbiamo visitato la West Coast – Los Angeles, Palms Springs, Utah, Las Vegas – e cercato di esplorare il maggior numero di negozi locali per coglierne l’anima», raccontavano Jessica e Dami in un’intervista del 2017 a Hypebae.

L’individualità è la forza di Rare market, che consolida la sua presenza in una realtà economica piccola ma in crescita come quella sudcoreana. In questo paese il mercato degli abiti e degli accessori firmati ha un valore di circa 5 miliardi di dollari ed è in crescita del 7,2 per cento in media ogni anno, secondo Euromonitor. «La Corea è ora ciò che il Giappone era negli anni Novanta», ha dichiarato a W Guram Gvasalia, amministratore delegato di Vetements – secondo i dati forniti da Business of Fashion, il paese è il secondo mercato del brand. Sempre Bof riporta le dichiarazioni di Lisa Aiken, fashion retail director di Net-a-Porter, tra i duecento buyer stranieri arrivati a Seoul per la Fashion Week dello scorso anno: «La Corea è una delle nostre regioni in più rapida crescita nella regione Asia-Pacifico. Si tratta di un mercato avanzato: che acquistino marchi emergenti americani o inglesi o coreani, è evidente come siano inclini – più di altri paesi – ad abbracciare estetiche contemporanee – come lo streetwear – e a intercettare i cambiamenti».

Conferma la tendenza Jung Kuho, direttore esecutivo della settimana della moda di Seoul, che ha dichiarato come «nonostante i limiti dei trasporti, sono tutti andati ad assistere all’evento di Vetements, a due ore da Seoul. Abbiamo una scena della moda più giovane del resto del mondo – crescono anche i marchi locali come Blindness, Munn e Low Classics». Parte del successo della Corea del Sud è la popolarità tra i turisti cinesi, che la considerano al passo con in tempi in termini di moda, cultura pop e musica – anche se le recenti tensioni con la Cina hanno causato una graduale diminuzione dei flussi. I brand di lusso tradizionali rappresentano ancora il 70% del business, ma i designer emergenti rappresentano il 30% del fast-fashion.


RARE MARKET
24, Apgujeongro 80gil,
Gangnam-gu, Seoul
Republic of Korea


Con il contributo di Silvia Pisanu