Hotel d'Inghiterra
Hotel d'Inghiterra suite executive
Waldorf Astoria
Waldorf Astoria
Hotel de Russie
Hotel de Russie

Text Carlo Mazzoni
@carlomazzoni

 

L’Hotel d’Inghilterra dietro via Condotti, incastonato nella sua posizione davanti a Palazzo Torlonia, è uno degli indirizzi abituali per chi arriva a Roma di frequente. La moquette ricorda il lusso negli anni Novanta, mentre oggi appare in eterna attesa di esser pulita, o meglio, sostituita con un parquet (ricordate sempre, oggi la moquette in albergo definisce una bassa qualità alberghiera). Mi dicevano un tempo che l’albergo era in fase di ristrutturazione, un piano alla volta – forse, un piano a ventennio, in ogni caso un piano a su in cui io non sono ancora capitato, nonostante svariati soggiorni. Le camere sono piccole, in quelle a tariffa base sui 400 euro non c’è un tavolo dove appoggiare il computer – non è onesto – se le regole esistessero ancora, l’albergo non raggiungerebbe lo standard di un quattro stelle. L’ultima volta, un gabinetto non funzionava – mi hanno dato un’altra stanza più grande, senza luce.

Lampoon Agenda è la rubrica di viaggi su Lampoon, sia sul cartaceo che sul sito web, che recensisce alberghi e tappe di viaggi. La nostra ricerca non è concentrata sul lusso, ma su quello che definiamo piacere: qualità di vita, sapienza dell’ospitalità, tradizione italiana – gusto, semplicità, buone maniere e tanto buon senso. Abbiamo recensito alberghi piccoli e quasi segreti come Casa Fantini sul lago d’Orta così come Palazzo Alvino a Sorrento – due esempi dove il piacere di vivere vale il caro prezzo di una stanza a (sì, a volte molto caro). Allo stesso tempo, penso sia corretto su questa, dare avvertenza su quelle strutture che non sono corrette nella categoria che espongono, né sul rapporto qualità prezzo che non supera i minimi di decimale – così, proprio come succedeva un tempo su tutti i giornali.

Il nuovo Eden resta defilato, mal frequentato da blogger discutibili. Indichiamo come peggiore il Gran Melia al Gianicolo: forse un ex convento o un ex prigione, meglio non indagare per prevenzione all’incubo. La struttura propone camere che ricordano celle – non solo per l’ampiezza ai minimi, ma per le finestre ridotte e in alto, tipiche da detenzione, che fanno mancare l’aria a chi non ha mai avuto problemi di claustrofobia. Aprendo l’armadio, trovi le grucce disposte in orizzontale, parallele al fondo – come succede in camper. Scendi per la prima colazione, non fai in tempo a sederti che il maître non ti dice buongiorno, ma ti ricorda che le uova non sono incluse – mentre il cappuccino, fortuna vuole, sì. Le sedie sono dure di Kartell, quelle tipiche di un servizio standard di catering, e da qui un odore anomalo di plastica ti insegue – che tu speri sia stata almeno recuperata dagli oceani.

Dietro uno tra i tanti angeli di Piazza del Popolo, apre l’Hotel de Russie come un respiro fresco in questa fatica. Semplice nell’arredo, lascia parlare il contesto – il genius loci di Roma è quello di una storia universale, giocarci è stata la poesia di tanti fallimenti. L’Hotel de Russie riposa in una hall con volumi ampi e inediti per Roma, bianco e fiori – lo spazio ti permette il respiro, il sorriso. Nel cortile per i tavoli all’aperto. una colazione al sole anche a novembre. Una scalinata di pochi gradini sale in giardino, sul pendio del Pincio. La cucina resta semplice: le mozzarelle, i pomodori, la focaccia. Alcune stanze anche qui possono essere piccole compromettendo il livello dell’intero albergo, ma ce ne sono poche – la maggior parte delle camere è la stanza da letto che vorresti avere a casa tua. I soffitti sono alti, i soprammobili di falegnameria olandese si mescolano a grigi azzurri, pavimenti lucidi a coppale, i beige, la panna e rifiniture in nero. I prezzi certo, sono alti – ma quanto meno, c’è una professione e una serietà.

Il Waldorf Astoria – l’hotel Cavalieri a Monte Mario –  appare come una struttura di Las Vegas: la mole riporta agli alberghi famosi negli anni Novanta, mentre oggi il piacere cerca angoli riservati. Le gallerie di negozi si diramano dalla hall e producono il dejavu. I volumi, le camere ampie come dovrebbero essere in tutti gli alberghi a certi prezzi, le terrazze sul parco, la vista su Roma oltre le chiome dei pini. Una Spa di mille metri quadri con due piscine e ricchezza di spazio – che ti ricordi quale sia la definizione di Spa prima che ogni pozzanghera di cloro ne assumesse le sembianze. Il Waldorf è un albergo americano a Roma, l’unico resort in città – come tale, riporta a quegli anni Sessanta di costume che si continuano a rievocare. Per chi si lamenta del lay out fuori moda, bisogna replicare con una collezione d’arte di mille pezzi, dai caravaggeschi alle statue del Canova, dai mobili del re di Polonia ai pannelli del Tiepolo. Una nota per la scalinata a doppia elica nell’androne: bisogna accorgersene e fermarsi, leggere i contrasti di questo luogo e comprendere come la cultura si gioca sempre su tavoli diversi dal proprio.

Info.

 

Hotel de Russie è parte di Rocco Forte group – insieme a the Savoy a Firenze, e al Verdura, in Sicilia. Nuove aperture in programma.

 

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