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Carlo Mazzoni, 29 dicembre 2018

Dall’Europa, il volo parte la sera tardi – atterrate a Muscat presto la mattina, un’auto vi porterà in montagna, all’Alila di Jabal Al Akhdar. Un viaggio che potete fare anche durante l’estate, quando la costa è invece proibita, per le temperature al fuoco. Salendo oltre i mille metri di altitudine, troverete il clima che vi piace: d’inverno resta fresco, il bagno in piscina è un azzardo come ad aprile in Toscana, nelle ore calde non vi tirerete indietro – mentre da maggio in avanti è una poesia di rose.

Le montagne si girano a piedi – non vi fate consigliare altro, le macchine servono solo per raggiungere l’inizio dei sentieri, ma se potete evitatele. Partite da casa vostra equipaggiati, scarpe buone e pantaloni per camminare, ma sempre lunghi: entrerete nei villaggi e forse nelle case delle persone, esigono il rispetto. Le pareti sono rocciose sopra il deserto d’Africa: ci sono dirupi, rocce e burroni, vento negli occhi, e caldo sulle tempie – una ricerca di spirito e natura. Terra di serpenti, ma non ne avrete paura. A giugno, in montagna in Oman si gioca a golf o si cammina tra cespugli di fiori – nascono su ogni pendio, oltre i torrenti asciutti – i petali dell’Africa sono selvatici, diversi da quelli i cui rami potiamo in giardino – mille foglie, rose rosa antico. Entrate anche nei villaggi abbandonati: le stanze di abitazioni che sembrano medioevali potrebbe esser più recenti, sono piccole come celle ma decorate come templi e come stanze di bambini dotati di talento. Sul retro, le stalle delle capre sono rifugi in incudini di pietra.

Alila è costruito sui sassi, l’affaccio va giù ripido e dà vertigini – sporgendovi sul vuoto, ci sono parapetti e scaloni che aiutano la testa. L’albergo rimane di cura, dettagli che raccontano la natura, e il luogo che non è un luogo perché è fuori dal mondo. Le stanze dovrebbero essere un poco più grandi per lo standard e i costi che Alila promette e richiede: i letti matrimoniali sono a tre piazze, ma la stanza ha una moquette che non dovrebbe esistere, un armadio piccolo, poco spazio per un tavolo e un divano – così come un po’ più curato potrebbe essere il patio privato e in generale tutto il design e il dettaglio delle stanze. Le camere di categoria superiore affacciano sul passaggio degli altri ospiti togliendo intimità e non valgono la scelta – sono da preferire quelle alle estremità sul dirupo.

L’edificio centrale ha finalmente l’attenzione che ci si aspetta: datteri, il camino acceso, il salotto per il tè del pomeriggio mescola il rosso delle tele omanite ricamate in fantasia kashmir, su vetri verdi opachi ornamentali, lampade e legni intarsiati. C’è un dolce, una frutta, un aroma di erbe da bere. La piscina esterna è disegnata per il tramonto, la luce rosa chiede un po’ di sole ancora – all’interno una seconda piscina che è uno dei segni meglio riusciti all’architetto – non grande, una vasca per Cleopatra risponde alla virilità di una palestra, sui lati, alberi primordiali decorano la parete. Non tiratevi indietro all’Alila, fate sforzo e sport, fatica fisica e sensuale: vi accorgerete che siete più belli di quanto pensiate, in Oman – MarcAntonio non arrivò fino a qui, in terra di Beduini che possono lavarsi con la sabbia fine del deserto fino ad avere la pelle liscia come sale. Le acque calde sono per una tisana di zenzero. Il bagno turco ha la temperatura più alta che esperienza umana consenta. La notte ci sono le stelle e non è retorica: quando l’inquinamento sonoro e luminoso è pari a zero, su una montagna negli Emirati, è lecito pensare che anche le stelle si mostrino nude della loro luce – non provate a contarle, l’aria fresca vi concederà il sonno, mentre un movimento sacro gira sulla luna.


Alila

Al Roose, Jabal Al Akhdar,

Al Jabal Al Akhdar 621, Oman


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