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Ventuno anni fa, nel 1998, Cecilia Tessieri immaginò il Toscano Black 70, la prima tavoletta di cioccolato Amedei che sarebbe poi stata premiata con la Medaglia d’Oro alla Chocolate Academy di Londra per il blend venato da sentori di tabacco e malto tostato – se ne consiglia l’abbinamento con vini liquorosi dolci come Banyuls, o con un profumo di Magnolia che ritrova la terra dove affondano le radici, che trova il gusto tronco e della corteccia – mentre le foglie che incorniciano i petali raccontano la morbidezza di una pasta. Un tocco di agrumi, e pepe, cuore di accordi verdi, e legni asciutti – che sia profumo, che sia cioccolato. Il Toscano Black 70 nasce dopo anni di sperimentazioni nel laboratorio aperto otto anni prima, che inizialmente produceva praline.

Stop 1 – il Lago d’Orta

Questo viaggio tra storia, cultura e profumi di settembre, tra acqua di pioggia, e calore di camino, parte dal Nord, dalle sponde di un lago nascosto. Su questo versante lacustre, prima della Seconda Guerra Mondiale, un accordo tra Italia e Germania, concesse alla ditta Bemberg di installare una produzione industriale di rayon: era necessaria una grande quantità di acqua e appunto un lago valeva il caso. L’ammoniaca rilasciata dalla Bemberg reagiva con il rame e i metalli pesanti scartati dai processi di cromatura e il danno ambientale esplose negli anni Trenta spegnendo il lago: nessuna forma di vita nell’acqua. Ai bambini è proibito fare il bagno. Negli anni Ottanta, l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi di Pallanza, parte del CNR, ha recuperato da una cava vicina tonnellate di bicarbonato e le ha riversate nel lago. Il PH dell’acqua si stabilizzava, i metalli si depositavano sotto il limo. Una storia di rinascita, Daniela Fantini ricorda: il primo a tornare è stato il persico reale, con tutto il coraggio di maestà. Nel giro di poco tornarono le anguille e le carpe. Le anatre selvatiche e i cigni. In riva si riapparivano i gamberi d’acqua dolce, sul fondo le cozze di lago, che lentamente hanno lavorato ripulendo il sottosuolo dai metalli silenti. Oggi il Lago d’Orta è uno dei bacini più puliti d’Italia, a dieci metri di profondità l’acqua è potabile. Il distretto di rubinetteria che si sviluppa lungo le sue sponde e nelle valli intorno, è evoluto e attento agli impatti ambientali. Daniela Fantini è la Signora di questo Lago – se per Signora vogliamo ritrovare quell’accezione protettrice e benevola che ricordiamo dalle saghe medioevali. La Signora ha chiesto a Piero Lissoni di progettare la nuova sede della Fantini Rubinetterie: una costruzione in vetro, lieve tra salici e ginestre. Sul bordo del parco della casa padronale, Lissoni ha poi disegnato un piccolo albergo che brilla nell’ombra fresca. Sulla darsena, nel centro di Pella, Casa Fantini ha aperto agli ospiti lo scorso agosto, dopo cinquecento giorni di lavori – è dedicata agli architetti che da tutto il mondo vengono a visitare l’azienda, a conoscere le nuove idrauliche che fanno della Fantini una prima linea di design per l’acqua. Casa Fantini è un edificio di pietra, incastonato nel verde della riva, le linee sono moderne ma gentili. Chi vi soggiorna respira l’aria buona, insieme alle libellule dell’Isola di San Giulio – il vescovo che arrivò dalla Grecia per fondare cento chiese.


La via del cioccolato – Chapter 1

Casa Fantini

Magnolia Grandiflora