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Carlo Mazzoni, 25 ottobre 2017

È una delle stanze più grandi dell’Hotel de Russie. Sul tavolo, la scatola di Louis Vuitton – dentro una collezione di cartoline. Cartoline che riportano a un’epoca trascorsa: queste cartoline le trovavi davanti ai concierge dei grandi alberghi, disegni a olio di una promenade o di un balcone miramonti che riassumevano l’eleganza propria solo a chi piace girare per il mondo. Il rimando è a un tempo in cui gli alberghi erano scene di un romanzo di Agatha Christie per Poirot, Miss Marple al Bertram Hotel. Sono molte queste cartoline: profumano di ogni infanzia, le scorro tra le mani e sembrano titoli di libri gialli o d’amore – quei volumi che ti porti appresso quando parti per un viaggio.

È un mio vezzo entrando in una camera d’albergo: cercare la piantina del piano per le vie di evacuazione e controllare l’ampiezza della stanza dove mi trovo rispetto alle altre. Ragiono su come un tempo, negli alberghi con le cinque stelle, le camere fossero più grandi. Il Negresco, il Bristol, il Continental, l’Imperiale – ricorrono in molte città e località, di mare o di Alpi. Una nomenclatura nobile o comune, che riappare sul lungomare di tutta Europa, nelle tappe di Jules Verne di un giro del mondo in settantanove giorni, nei quadri di Monopoli.

Alla fine di ogni vacanza, mia madre mi dava cinquemila lire – la cartolina costava cento o duecento lire, il francobollo, settecento – con cinquemila lire forse arrivavo a sei. Le compravo dal concierge – me ne dava qualcuna in regalo, così che riuscissi a prendere un francobollo in più – il concierge mi suggeriva di farle addebitare sul conto, mia madre non se ne sarebbe accorta, ma io non volevo. Era un gioco degli anni delle elementari, ereditava una tradizione antica del Novecento. La prima cartolina che ricevetti fu quella che mio nonno mi spedì durante un suo viaggio da Marrakech – nell’immagine, un fez da che mi avrebbe portato in regalo.

Roma, Hotel de Russie. Siamo qui per l’apertura di un nuovo angolo di Louis Vuitton alla Rinascente, oltre i negozi di via Condotti e di San Lorenzo in Lucina. Il nome Rinascente, gli anni Venti in Italia: il viaggio era lungo e il bagaglio era un’entità, la villeggiatura da aristocratica diventava borghese producendo un’etichetta non più di corte ma da albergo. Lampoon ricerca il piacere, mai il lusso: il piacere estetico di D’Annunzio – fu il vate a coniare la parola Rinascente – il piacere di saper cogliere le tracce degli altri, non solo di lasciare le proprie.

The Art of Travel through Hotel Labels. Claridge’s a Londra, il Governor a New York, Mamounia a Marrakech, The Biltmore a Los Angeles, L’Inglaterra a L’Avana, il Bristol al Cairo, Astor House a Shangai. Le cartoline diventano adesivi disegnati su nuovi bauli che Louis Vuitton ha prodotto per l’apertura alla Rinascente di Roma, bauli che sembrano appena scesi da una stanza dei Grand Hotel di Biarritz, al seguito di una duchessa di Guermantes scesa a Roma dopo un viaggio sull’Orient Express, in coincidenza da Venezia. Il gaston di turno incollava lo stampo dell’Hotel Flora – uno in più – sui bagagli appena registrati all’arrivo.

Fra le mani, in questa grande stanza del De Russie, scorro e passo le cartoline fra le dita come fossero carte da gioco. A Natale comprerò francobolli – molti, più di quanti riuscissi a comprare con cinquemila lire. Scriverò auguri un po’ come farei su tutti i muri. Le farò cadere nelle buche delle lettere, quelle di metallo rosso laccato.


Hotel de Russie

Via del Babuino, 9 Roma