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Marta Mazzacano, 31 maggio 2019

Al di là della porta della cappella sconsacrata, le colline delle Langhe contrastano con l’opera all’interno: forme geometriche astratte di David Tremlett per i quattrocento anni del monastero di San Maurizio. «Utilizzo pigmenti di colore, – introduce l’artista – sbriciolo pezzi di gesso, uso i frammenti per impastare la parete con un lavoro di mano e polso. Quando la campitura è uniforme ed estesa entro i confini delimitati dallo scotch di carta, utilizzo un fissativo spray». L’opera permanente Wall Drawing in Pastel è frutto della collaborazione con la Noire Gallery di Torino, ed è stata realizzata nella cappella del Relais San Maurizio a Santo Stefano Belbo. Il lavoro chiude un progetto identificato come il Triangolo delle Langhe, dopo la Cappella del Barolo progettata con Sol Lewitt nel 1999 e la Chiesetta tra le vigne a Coazzolo del 2017. «In quei casi precedenti si trattava di facciate esterne, soggette all’azione degli agenti atmosferici – dovevo usare tecniche diverse». David Tremlett è anche cittadino onorario del comune di La Morra.

La cappella del San Maurizio presenta volte e i pavimenti in pietra dove sono incise le date della fondazione. Qui Tremlett ha immaginato forme geometriche astratte divise in due porzioni: una più terrena e materica alla base e una dai toni tenui ed eterei nella parte alta, che dialoga con l’affresco del soffitto. L’evoluzione del colore Tremlett la deve alla sua frequentazione dell’Italia: «Sono stato circondato dagli affreschi di Giotto, Piero della Francesca e Mantegna. Volevo cambiare il mio modo di disegnare».

David Tremlett è originario della Cornovaglia: un nomade che trasforma le esperienze di viaggio in lavoro. Le ispirazioni arrivano «dalle forme africane, dalle chiese in Italia, dalle persone – questo è il mio bagaglio culturale. È come comporre musica o scrivere: a un certo punto fluisce trasporta. Non creo per accumulazione. Faccio l’opposto, riduco i wall drawings finché non arrivo al punto in cui posso dire: ci siamo». In Italia Tremlett ha realizzato principalmente interni di abitazioni private, ma altre opere sono visibili al pubblico: il cortile del Complesso Monumentale di Santa Chiara e San Francesco della Scarpa a Bari, i decori parietali del Frantoio di Portofino, l’edificio del Latte a Castelbosco, tra gli altri. Uno dei suoi ultimi lavori è a Ghizzano, una frazione di 350 abitanti del comune di Peccioli, in provincia di Pisa. Qui il sindaco Renzo Macelloni ha voluto coinvolgere Tremlett per riqualificare la frazione, in stato di abbandono e senza un centro aggregativo. Tremlett ha dipinto le facciate degli edifici della via di Mezzo scegliendo le sfumature del verde, il rosso scuro, il giallo senape e il blu. Ora la via gli abitanti non la riconoscono più – si fanno fotografare alla finestra e finiscono sul giornale. Il progetto ha comportato un confronto con i proprietari delle abitazioni: l’obiettivo era avvicinare la cittadinanza a un’iniziativa di arte pubblica, strategia culturale avviata nel territorio fin dalla fine degli anni Novanta. Quando Tremlett accetta di dedicarsi a un progetto, si pone sempre nel rispetto del territorio: il ritmo, la costruzione, gli interni e i colori.

Nel 1619 i monaci cistercensi risalivano la Via del Sale: la percorrevano per trasportare sacchi di cristalli liguri fino ai paesi d’Oltralpe. Giunsero nelle Langhe dalla Provenza, e le scelsero per edificare un monastero sui resti di una cappella costruita un secolo prima del loro arrivo. Il microclima della zona favoriva la coltivazione di erbe aromatiche, spezie e piante officinali, oltre agli ulivi e ai cedri secolari. È il 1862 quando il monastero venne acquistato dai conti Incisa, famiglia del Piemonte meridionale, che ne rimase proprietaria fino al 1997, anno in cui il sindaco di Santo Stefano Belbo, a seguito di un crollo della cappella – temendo che la struttura venisse via via abbandonata – chiese al consulente finanziario Pier Domenico Gallo di intervenire per salvaguardare il patrimonio artistico del territorio. Nel 2002, dopo quattro anni di restauro conservativo, prende vita il Relais San Maurizio: l’antico monastero e la dimora nobiliare coesistono diventando il primo Relais & Châteaux del Piemonte con all’interno il ristorante stellato Guido da Costigliole.

Gli ospiti alloggiano nelle celle dei monaci ristrutturate. La struttura aspira a essere plastic-free: i dispenser nelle cucine e le bottiglie d’acqua sono in vetro, mentre la linea di cortesia biologica è realizzata con un packaging certificato Eco Green. Le erbe coltivate in serra vengono utilizzate nella SPA e nella produzione cosmetica. Le vasche di acqua sono ad alta densità salina, magnesio e sali minerali: «la preleviamo da un laghetto in Sardegna che è l’unico d’Italia ad avere questa densità di sale e magnesio, consigliato per la talassoterapia» racconta Pier Domenico Gallo, presidente della San Maurizio SPA. Il cedro del Libano nel giardino ha oltre cinquecento anni, e Giuditta Gallo, figlia di Pier Domenico, spiega che «è stato barattato nel Seicento dai monaci stessi. Lo scambio prevedeva di ricevere l’albero offrendo ai libanesi le vigne del luogo. È considerato un albero pieno di energia, per questo organizziamo ritiri di yoga e i nostri ospiti vengono qui da soli, a rigenerarsi». Le api producono un miele di acacia con un aroma floreale – la conservazione dell’ecosistema ha permesso di reintrodurre le arnie negli spazi che circondano la struttura.

L’acqua servita agli ospiti proviene da una falda acquifera a 200 metri di profondità̀, mentre quella irrigua è ottenuta grazie a un sistema di depurazione brevettato dall’Università̀ di Torino che consente di ottimizzare le scarse risorse idriche della collina. Per non immettere Co2 nell’atmosfera, il riscaldamento e il raffreddamento dell’hotel sono garantiti tramite un impianto che consente la produzione di energia elettrica e calore attraverso la fusione di cippato di legno. La linea di skinfood è basata sulla dieta mediterranea. Creme, oli, sieri, maschere e scrub sono formulati con ingredienti naturali del Piemonte e dell’Italia: la nocciola, il Barolo, il tartufo, l’olio di oliva, la zucca, la salvia, la melagrana, la lavanda e l’orchidea bianca della valle Bormida. Si chiama psico-cosmesi, una cosmesi caratterizzata da prodotti senza coloranti e conservanti – che utilizzano profumi purificati da allergeni.


Relais San Maurizio

Visitare la Cappella

La Cappella sarà visitabile dagli ospiti del Relais e, previo appuntamento, dal pubblico esterno.

Orari: da lunedì a domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19
T: +39 0141 841900 | email: art@relaissanmaurizio.it