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Angelica Carrara, 9 dicembre 2017
Arnold Fanck gli dedicò un documentario. Nel film Sils Maria, con Juliette Binoche, il serpente rifletteva lo stato d’animo dell’inquieta protagonista. Strisciava a mezzacosta sulle montagne. Si forma quando sul Maloja sale aria umida dalla Bregaglia – così dicono i meteorologi. Gli engadinesi invece sanno che significa l’arrivo del brutto tempo. È solo nebbia, il serpente.

Pontresina non lo teme. È stata ‘il Ponte dei Saraceni’ durante le invasioni barbariche del Decimo secolo. Nella sua bellezza algida, è circondata da foreste di pini e larici che si rincorrono fino alle cime più alte del Bernina – ‘la sala delle feste delle Alpi’, lo aveva definito l’alpinista Walther Flaig. Nel canton Grigioni – il nome è una storia di leghe durante le Guerre d’Italia, il silenzio è interrotto d’inverno dal fruscio degli sciatori, dal rumore degli zoccoli dei cavalli per una gita in cocchio nella Val Roseg. D’estate, nel bosco di Tais, la Camerata è in concerto, mentre a valle arrivano gli stambecchi della colonia dell’Albris. Come in un dipinto di Segantini.

Da centosettant’anni il Grand Hotel Kronenhof è la Grand Dame della valle. Testimonianza architettonica tra le più significative dell’Ottocento alpino, allora era solo l’enoteca Gredig. Ti inibisce un po’, è come un castello delle fiabe fuori. Subito in raffinato neo-barocco dentro, la lobby è come un abbraccio. Il ristorante principale ha la scenografia di un teatro, con tanto di loggia per i musicisti che si affaccia sulla sala. La cena è nella parte più antica dell’hotel, la Kronenstübli, una boiserie di pino. Prima di una partita a bowling con palle di cuoio che rinnegano lo strike. Ti manca il fiato. Sopra i duemila metri. Dove tutto è concesso. Anche baciare di nascosto, perché i baci qui sono più dolci del vino.


Grand Hotel Kronenhof

Via Maistra 130, 7504 Pontresina, Svizzera