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Carlo Mazzoni, 16 marzo 2019

La letteratura del Principato di Monaco trova nuove righe su vecchie pagine, all’Hotel de Paris – svuotato all’interno dietro una facciata rimasta intatta. L’albergo ha superato le chirurgie di un restauro che in Europa non siamo abituati a considerare, riservando l’immaginario di simili ingegnerie agli Emirati. L’edificio è stato aperto e sventrato – proprio come su un tavolo operatorio – un nuovo cortile interno, nuove vernici e nuovi spazi – finanche nuovi profumi di fiori puliti: il risultato ricorda un mondo di vetro.

Letteratura che ritrova avvio – dicevo, se trame e vicende hanno avuto vita e luce intorno al de Paris. La piazza antistante definisce Monte Carlo: sulla mappa solo un quartiere del Principato di Monaco che quasi con screzio ne catalizza la leggenda. Le Rolls Royce si fermavano un tempo così come sostano oggi, lasciavano scendere gotha e glam, Ira von Fürstenberg e gli attori che la principessa Grace invitava da Hollywood. Una fotografia, per una festa a tema proustiano o simile, ritraeva Grace mentre baciava – o per dirla plebea, mangiava – un gelato posato sul biscotto, o ancora – chiamiamolo cono. Bellezza e futilità giocavano a guardia e ladri in quei metri davanti al de Paris – un vetro trasparente per nascondere l’economia che vi scorre dietro: la facciata del de Paris lasciata intatta durante i lavori ne è una nemesi. Il Casinò resta oggi luogo accessibile ai più che possano vantare decoro oltre a un paio di shorts – mentre volgendosi al de Paris, più che entrare, ne si può osservare chi esce. Era al de Paris, all’Hermitage, che le righe di letteratura continuano a scorrere.

L’Hotel de Paris oggi: all’ultimo piano una terrazza gira quasi a 180 gradi in vetro – lo stesso vetro che protegge lasciando vedere, che rende trasparente anche l’acqua della piscina, giocando con i riflessi di luce. Le camere sono grandi, tra le più vaste per categoria – il marmo bianco striato di grigio, una zona armadio che se la chiami cabina può offendersi – i macaron sono sul tavolo, nei loro colori appena entri (ma se la mattina ne chiedi uno per cortesia, la risposta è no – e il vetro se fosse cristallo si romperebbe subito). Monte Carlo è il mondo di riferimento per ogni film di James Bond – un diamante incastonato in un Aston Martin andò perso o rubato per la promozione di Ocean’s Twelve – forse era fatto di vetro – o robe simili, chiedo già venia sui dettagli, ma di letteratura facile si tratta, ripeto, non di scienza. Kgb e Casa Rosada incluse.

Era boom economico, era tutto possibile, erano gli anni Cinquanta. Elizabeth Taylor era più importante della regina Elisabetta. Grace Kelly si ritirava come principessa di Monaco solo dopo aver vinto un Oscar – grande snobismo: l’interesse era tutto per lei, la favola di Cenerentola era realtà e ci si chiedeva chi fosse Cenerentola, la Kelly o Grimaldi. Il divo del cinema, la star da rotocalco destava più interesse di qualsiasi aristocratico. I B25 diventarono jet utilizzati dai pochi che potevano permetterselo. I giornali si riempirono di immagini di celebrità su scalette movibili davanti a capitani di bordo – nasceva la parola jet-set. Alla gente non interessavano più principi, duchi e sovrani, ma chi sceglieva di apparire. Non più chi aveva avuto la fortuna di nascere con un cognome. La gente voleva incontrare James Dean, non il duca di Windsor – quelli che ce l’avevano fatta, che erano riusciti a trasformare l’ambizione in riconoscimento – Marlon Brando, Alain Delon. Aristotele Onassis: l’armatore greco teneva in pugno Monaco, suscitando una forte antipatia nella nuova sovrana.

I freni che non rispondevano e una macchina giù da un dirupo. In un incendio morì Safra e una dose di mistero non è mai stata diluita. Soraya, l’imperatrice ripudiata. Scorrevano gli anni, e alla ricchezza si aggiunse la bellezza, forse troppa – oltre ai geni della Kelly si aggiunsero quelli di un ragazzo di Como, Stefano Casiraghi. Il nero, il colore della notte di gala e di lutto segna ossessione mediatica: un incidente in motoscafo, offshore – ma tutto continuava, riprendeva, a Monte Carlo, dove le lacrime diventano diamanti, se già non sono di vetro. Se la seconda generazione taccava la meraviglia e gli anni Novanta volevano Stephanie per i sogni degli yuppie, i figli di Carolina sono stati belli da attutire il rumore del Gran Premio di Maggio. Se la bellezza è troppa crea distanza.

Una sera dello scorso marzo, il Frozen Gala ha voluto scrivere qualche riga di questa letteratura che negli anni odierni appare più rarefatta – Alexandra di Hannover, l’ultimogenita di Carolina, principessa più nobile dell’intera famiglia regnante a Monaco, è ancora troppo giovane. La notte di primavera era fredda, la festa dedicata al ghiaccio era un gioco di vetri e cristalli, vernici e fiori bianchi – tra i tavoli sono apparsi i pinguini. Le trasparenze, che fossero lampadari o vestiti ricamati – la storia di Monte Carlo vorrebbe trovare nuova energia in due ragazze che hanno dato l’idea e la voglia di questa festa, e di questa pagina: Silvia Bortolotto e Alina Veladini, nel freddo, hanno usato un po’ di cuore.


Hotel de Paris Monte Carlo

Place du Casino

98000 Monaco

+ 377 98 06 41 51

Hotel de Paris Monte Carlo è membro di The Leading Hotels of the World

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