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Sara Magro, 18 dicembre 2018

Quando sono arrivata all’Hotel Engel di Nova Levante ho visto un edificio anonimo fuori, e dentro le lobby altoatesine un po’ leziose con il banco in legno, le superfici lucide, gli stipiti beige, i fiori secchi con spruzzate d’oro e di neve sulle foglie. Le zone di passaggio, androni e scale, vuoti fino a far rimbombare i passi e le parole sottovoce. La prima impressione non è stata di conquista. La camera ha un corridoio lungo, le piastrelle del pavimento come nelle pensioni degli anni Settanta, il mobile a muro con lo specchio e gli appendini per le giacche. Traduco: c’è voglia di modernizzarsi, ma una mentalità di piccoli passi, che segue l’economia domestica più che il businessplan.

La signora in Dirndl tirolese al desk alza il viso e mi sorride. Mi accompagna in camera per mostrarmi come funzionano luci, rubinetti e password. In bagno c’è il cestino per portare alla spa il necessario. Nella spa, tra veneri e altri dèi illuminati a neon rossi, rosa e azzurri, non so dove cominciare. Fuori la piscina fumante. Ai brividi reagisco infilandomi nella sauna – non uno dei soliti bugigattoli bui e piccoli, ma una cabina di osservazione in legno naturale con una parete vetrata che la illumina e la proietta sui boschi di fronte. La sala di rilassamento è appena rifatta, profuma ancora di legno verde e delle sue essenze. C’è una nuova stanza che gli scienziati dell’università di Hertfordshire hanno definito ‘the most relaxing of the world’: uno spazio insonorizzato a temperatura 25-26 ° C. Una luce blu sul soffitto e una verde sulle pareti. Promettono qualche ruga in meno, o meglio, una maggiore distensione anche dei muscoli del viso.

La signora Kholer, proprietaria dell’hotel, mi racconta che nel 2014 hanno perso lo chef, e per tenere alto il tenore della cucina gourmet per cui erano famosi in zona, hanno chiamato Theodor Falser – uno di cui si parlava bene. Theodor ha accettato a patto di fare qualcosa di nuovo, non la solita alta cucina alla francese. Risultato: in due anni ha preso la stella Michelin e l’Engel è stato accolto nella guida Les Collectioenneurs fondata da Monsieur Alain Ducasse. La scelta di Theodor è dichiarata: 100% locale, 100% stagionale, 100% con erbe selvatiche e verdure che crescono sopra i 1500 metri di altitudine, pesci di fiume e carne di fattorie amiche. Compra solo da chi conosce personalmente, come Michael del maso Eisath, che macina i grani e produce gli ortaggi su richiesta dello chef. La Johannestube ha pochi tavoli, le pareti e il soffitto fatti di legno. C’è silenzio. Il cameriere taglia il pane con i guanti bianchi, e lo ripone in un cestino fatto con tronco d’albero, mentre racconta come lo fanno, il pane: solo cereali di mulino e lievito madre, nulla di ‘industriale’. Spalmo il burro alla barbabietola sul pane ancora caldo. Arriva la tartare di cervo della Val d’Ega, con foglie di acetosa e polvere di bacche di ginepro. Il poke delle Dolomiti con filetto di salmerino della Val Passiria, artemisia, fondo di trota, caviale, erbe selvatiche e verdurine. Lo stinco brasato è di Wagyu del Renon. I marshmallow grigliati, infilzati su un rametto di abete rosso, la mousse di piselli e la cheesecake all’ortica.

Hotel Engel

Via S. Valentino, 3, Nova Levante