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Angelica Carrara, 26 aprile 2019

La lucertola azzurra di Capri vive sui Faraglioni di Fuori e di Mezzo – il botanista e scrittore caprese Edwin Cerio la descriveva come una rarità zoologica. Ne raccontava la colorazione in un articolo pubblicato sul Tempo il 17 marzo 1954, ristampato in occasione dei vent’anni delle Edizioni La Conchiglia, la piccola casa editrice in via Le Botteghe 12. La lucertola è verde-azzurra sulla gola, sul ventre, sui fianchi e sul sottocoda. Sul dorso l’azzurro vira verso il nero. Il capo si distingue dal resto del corpo, filiforme, la lingua è piatta e bifida, gli occhi hanno pupille rotonde e palpebre mobili. Per vivere in un luogo con poca vegetazione e cibo hanno cambiato colore – i rettili scuri assorbono più calore e diventano più rapidi nella caccia e resistenti alle intemperie.

Per vederla bisogna arrampicarsi sui faraglioni, altrimenti la si può immaginare dalla terrazza del Punta Tragara – una villa curva color amaranto che si erge a guardiana, a picco sui monoliti guardiani dell’isola. L’edificio fu costruito nel 1920 dall’ingegnere lombardo Emilio Errico Vismara – lo stesso che costruì la centrale di produzione termo-elettrica, la funicolare, l’albergo Quisisana. All’inizio l’aveva chiamata ‘Stracasa’, perché aveva qualcosa in più di una normale dimora. Le Corbusier, che seguì Vismara nella stesura del progetto descriveva su Domus la struttura come «una specie di fioritura architettonica, un’emanazione della roccia, una filiazione dell’isola, un fenomeno vegetale, quasi un lichene cresciuto sul fianco di Capri». Durante la Seconda Guerra Mondiale il Tragara fu requisito e utilizzato come rest-camp degli ufficiali dell’Aviazione statunitense. I generali Dwight Eisenhower, Mark Clark e Sir Winston Churchill si incontravano qui. Dopo l’acquisto nel 1968 da parte del conte Goffredo Manfredi, che ne fece suo buen retiro, nel 1973 la dimora fu trasformata in hotel. Oggi è parte della Manfredi Fine Hotel Collection, di Goffredo Manfredi e di suo fratello Leonardo Ceglia, nipoti del conte. Tutte le camere e le suite del Tragara vegliano sui Faraglioni – uno di questi è ‘il Monacone’ e deve il suo nome alla foca monaca che popolava le sue acque fin dal 1904. Si chiama Monacone la Suite del Tragara.

A cena si va al Monzù – dal francese Monsieur, come erano chiamati i capocuochi della case aristocratiche campane –, il ristorante dell’hotel che guarda su Marina Piccola; per mangiare la pizza – sottile, con lievito madre e tartufo come da una ricetta di sessant’anni fa –, si va da Mammà, il ristorante sempre di proprietà della famiglia Manfredi in una viuzza nascosta appena sopra la Piazzetta, guidato da Salvatore La Ragione, una stella Michelin. Sulla terrazza affacciata sulla baia, incastonate in un giardino, ci sono due piscine di acqua dolce, al bar Monzù Gin Club, il barman Daniele Chirico prepara settanta tipi di cocktail a base di gin. A piedi nudi, con un paio di pantaloni bianchi e un foulard in testa torna la Dolce Vita. Un piatto di caprese, bianco, rosso e verde, una fetta di torta Caprese. L’aria profuma ancora di tutti i fiori di Capri, quelli che secondo la leggenda nel 1380 il padre priore della Certosa di San Giacomo raccolse in un bouquet per la venuta sull’isola della sovrana Giovanna d’Angiò. I fiori rimasero tre giorni nella stessa acqua, che ne aveva assorbito il profumo. Il religioso si rivolse a un alchimista che individuò la provenienza di quel profumo nel ‘Garofilium silvestre caprese’. Nel 1948 l’allora priore della Certosa, ritrovate le vecchie formule dei profumi, su licenza del Papa, le svelò a un chimico piemontese che creò così il più piccolo laboratorio del mondo: Carthusia, ‘Certosa’, ancora oggi produttore di profumi.


Punta Tragara

Via Tragara, 57, 80073

Capri NA

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