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Carlo Mazzoni, 30 aprile 2019

Il feudo nasceva un secolo dopo l’anno Mille – un terreno rotto e cosparso di sproni di roccia, o meglio, balze toscane – spigoli di terra che sono il ciglio di un burrone, coperti dai boschi. La parola Borro indica il letto di un antico torrente i cui argini sono pareti ripide e scoscese – la parola diede nome alla famiglia proprietaria delle terre. Il casato del Borro si estinse verso la fine del Settecento, la proprietà passò alla corona granducale. Nell’Ottocento giunse alla famiglia Hohenlohe per poi essere comprata nel 1904 dai Savoia. C’erano le tracce della Seconda Guerra Mondiale quando Ferruccio Ferragamo comprò questi 700 ettari di terra a sud di Firenze nel 1993 e ne intraprese la cura: vigneti e ulivi, campi e colline – li acquisì dai domini del Duca d’Aosta, la cui moglie Claudia d’Orleans, ancora vive nella zona.

La piana si rompe come una tavola di marmo in crepe: canyon smarginati scivolano in profondità nella terra. La roccia madre è l’arenaria – o pietra forte, su un terreno di sabbia e argilla: povero ma abile per la vite toscana. Sembra prender vita una geometria di livelli che corrono uno sull’altro attraversati da ruscelli e canali – tutti in corsa verso un flusso, che altro non è se il fiume Arno. Le recinsioni in ferro servono per bloccare l’accesso dei cinghiali, mentre i lupi vivono sulle montagne e sono un pericolo solo per le pecore, le volpi per i polli. I fagiani si riproducono senza ritegno in un habitat che definisce il loro paradiso. Le bisce, i verdoni – e anche qualche vipera, ma solo nell’erba altra: i cavalli hanno una mole corporea troppo alta, a loro il veleno della vipera non porta niente. La tenuta del Borro si visita in sella – nelle scuderie, Elisa si prende cura di quaranta esemplari, tra puro sangue e e irlandesi dal pelo lungo. Un puledro era nato due giorni prima – la giumenta tirava le orecchie furiosa se chiunque osasse avvicinarsi – Elisa doveva metter gocce nelle congiuntive. I giovani maschi possono stare nello stesso recinto fino ai diciotto mesi di età, poi rischiano di farsi male lottando. I cavalli da tiro sono di stazza più grande. Se ovunque nel mondo, su Google, si digita Horse Riding Tuscany, appare Il Borro – forse qualche strategia di SEM aiuta, ma la supremazia è organica e di merito.

Il borgo antico è ciò che rimane forse di un castello costruito su uno dei cigli più ripidi della zona, per accedervi, un ponte in pietra si inerpica sul versante allungandosi nell’unica via che porta alle case contadine – oggi, l’albergo è diffuso, ogni stanza prende la sua dimensione di abitazione, alcune più grandi altre meno. L’arredamento rende pratica la filosofia del luogo – ti fa sentire compreso e non di passaggio. Il camino è acceso per la sera – d’inverno, vaporizzatori e boule calde disposte nel letto come ultima attenzione della coverture potrebbero risolvere (la coverture non è apparsa garantita, forse su richiesta, ma non approfondita). Di fronte al borgo, appare la villa padronale – proposta per un unico ospite, se occupata non è visitabile – mentre sulla sinistra si apre la zona da vivere, da lunch al pomeriggio fino a sera. La piscina esterna che corre a sfioro lungo le vetrate di un salotto e della palestra potrebbe esser riscaldata, non ci sarebbe bisogno di altro. Vecchi cascinali sparsi sono disponibili in affitto – il restauro prevede costruzioni a bolletta zero, sostenute da energie rinnovabili.

La tenuta oggi è sotto la cura di Salvatore Ferragamo, figlio di Ferruccio che porta il nome del fondatore della casa di scarpe. La descrizione di questo luogo può procedere senza aggettivi – nonostante la direzione scelga di abbondarne. Azienda agricola dal 2015 interamente biologica ed ecosostenibile. 45 ettari di vigneti e 40 di uliveti – oltre a campi per il foraggio e orticultura. L’apicoltura con 30 arnie, 200 galline in allevamento a terra. La produzione biologica è curata da Vittoria Ferragamo, la più giovane tra le figlie: si ritrova nella cucina che spinge ogni sapore della terra e che avvalora i viaggi nel nostro paese. I carciofi, le foglia di insalata con l’olio del luogo che punge la gola; i fagioli zolfini, della zona, come i ceci. Il bistrot a ridosso del bosco, sia il ristorante gourmet dall’ambiente vagamente asettico.

La produzione dei vini in Toscana è materia che all’inizio del Settecento Cosimo III Granduca volle strutturare: divise le campagne del Chianti in quattro aeree – il Chianti centro, il Carmignano, il Pomio e la Val d’Arno di sopra. Questa ultima è la zona del Borro, la cui DOC è stata riconosciuta nel 2011. Nessun fitosanitario e concime di sintesi; potature nel rispetto linfatico della pianta, curata a luna calante; la creazione di ecosistemi che includano insetti, funghi e batteri antagonisti; filari alterni di varietà erbacee dopo la vendemmia, per rinforzare l’humus.

La nuova cantina è stata costruita nel 2000, con il progetto di un corridoio sotterraneo che l’ha poi collegata alla cantina antica, medioevale: camminando per l’antro lungo circa duecento metri, si percepisce la profondità nel terreno e nella roccia e l’abbassamento della temperatura. Le pareti a botte ospitano la barricaia. Un vino, il Petruna, è vinificato in anfora per un anno. La bottiglia dedicata ad Alessandro dal Borro, condottiero contro i turchi nella prima metà del Seicento, porta un’etichetta elaborata sul suo ventre prominente – l’ironia ritrova la viticoltura, la bottiglia di rosso dedicata ad Alessandro conta le centinaia di euro: uve Syrah premute fredde, fermentata in rovere francese.

Il Borro di Ferruccio Ferragamo conserva la collezione d’arte del suo proprietario, esposta in spazi annessi alla cantina secondo temi e racconti editati da Martina Becattini, curatrice anche del Museo Stilbert di Firenze. Durante la nostra visita e per l’estate in corso, un percorso è dedicato a Bacco e a Venere, ovvero il tema costante del vino si concentra sulla figura femminile. Incisioni ma non solo, per la firma di maestri che, di nuovo senza alcun bisogno di aggettivi, consolano l’esperienza terrena e rinforzano la speranza: da Tiepolo a Chagall, Manet, da Picasso a Warhol, dal Canaletto a Tissot.


Il Borro

Località Borro, 1, 52024 Loro Ciuffenna AR