J.K. Place Paris. Image: Ig @jkplaceparis

Il nuovo must della Rive-Gauche parigina, nel cuore borghese del VII arrondissement, charme francese e anima italiana, JK Place Paris si cela dietro una facciata directoire in pietra chiara, all’82 di rue de Lille, quasi all’incrocio con Boulevard Saint-Germain. Ha aperto i battenti da poco, a due passi da Saint-Germain e dai suoi caffè, dal Musée d’Orsay e dalla metafisica luminosa di Place du Palais-Bourbon, su cui affaccia il colonnato dell’Assemblée Nationale. JK Place, gruppo alberghiero italiano, approda a Parigi con un boutique-hotel 5 stelle, con 29 camere e suites, membro dei Leading Hotel of the World. La ristrutturazione dell’edificio, fino a tempi recenti residenza diplomatica, e il progetto di décor, sono stati affidati, così come negli altri Jk Place di Firenze, Capri e Roma, all’architetto fiorentino Michele Bönan.

Ci sono voluti cinque anni, come racconta Ori Kafri, nel 2003 co-fondatore, oltre che comproprietario del luxury brand JK Place, a reperire una location capace di rispondere a tutti gli standard richiesti. «La capitale francese possiede una quantità di alberghi spesso storicizzati – sostiene Kafri –, occorreva trovare una location distintiva». Il palazzo da ultimo ospitava un consolato, ma, alla metà del Diciannovesimo secolo era la casa parigina del poeta, storico e scrittore Alphonse de Lamartine, tra i maggiori esponenti del romanticismo d’Oltralpe. Dall’altra parte della strada vissero Stendhal, il dandy Boni de Castellane o il collezionista d’arte André Bernheim, installato in un appartamento decorato nel 1921 da Louis Süe, con André Mare, nel 1919, promotore della Compagnie des arts français. L’Hôtel de Beauharnais, dove dal 1871 risiede l’ambasciatore di Germania, con il portico neo-egizio e le sue memorie storiche, è dietro l’angolo.

J.K. Place Paris. Image: Ig @jkplaceparis

Michele Bönan conferma di aver capito subito le possibilità espresse da questo edificio. Ne ha seguito le suggestioni, trasformandolo in un compendio letterario di stilistica parigina dagli anni Venti ai primi Settanta del Novecento. «Molti dei pezzi di arredo che si vedono nelle sale comuni o nelle stanze – racconta Bönan – li ho disegnati appositamente, cercando un linguaggio comune. Oggetti, dipinti, applique e lampadari, sculture e mobili sono stati cercati con pazienza e ostinazione presso gli antiquari, o nelle mie peregrinazioni alle Puces di Saint-Ouen. Il filo conduttore: il segno di Jacques Adnet e Poillerat, di Ruhlmann, della Maison Jansen o nelle geometrie anni Sessanta di David Hicks. Da un rilievo in gesso déco abbiamo tratto i calchi ‘picassiani’ che compongono la boiserie della raccolta sala alla destra del bar. Altrove, negli ornati parietali, si sentono echi della poetica di Jean-Michel Frank o si manifestano i paraventi Coromandel cari a Mademoiselle Chanel. Si rivelano via via ispirazioni e apporti che assommano epoche e stili diversi».

«Il mood parisien rimane l’asse portante dell’intero intervento progettuale. Il restaurant, gestito da Casa Tua – un successo dell’alta gastronomia italiana negli US, grazie alle due sedi di Miami e Aspen, Colorado –, è collocato dentro un jardin-d’hiver rétro. Copertura in vetro, bugnato avorio poco accennato, tende a righe Direttorio e pannelli di papier-peint a chinoiserie anni Cinquanta, che rivisitano il rococò. Qui la referenza è l’antiquaria e interior designer Madeleine Castaing, la ‘diva del mogano’ parigina, versatile grand dame scomparsa centenaria che fu attrice del muto, amica di Modigliani e Soutine, musa di Derain, di Poulenc e Cocteau. L’enorme tappeto della sala d’ingresso, che ricorda quelli modernisti che nei primi anni Trenata da Ivan da Silva-Bruhns realizzava per il Maharaja d’Indore, riprende la frammentazione compositiva e i colori contrastanti di un grande dipinto informale appeso in uno degli ambienti a pianterreno. Ovunque, antichi camini in marmo accesi e grandi bouquet di fiori, opulente chinoiseries, gessi classicisti, vetri di Murano d’antiquariato e sculture africane. L’attico surrealista inventato da Le Corbusier nel 1929 per Charles de Beistegui, si miscela con le fantasie storicistiche di Emilio Terry, la radiosità pittorica di Bernard Boutet de Monvel si intreccia al gusto di Helena Rubinstein per le culture ancestrali d’Africa e il cubismo, rappresentato dalla sua casa parigina di Rue de Béthune. In sostanza – conclude Michele Bönan – più che un approccio hôtelier, volevamo che qui vibrasse l’atmosfera di una casa privata, sofisticata e sedimentata di cultura e memoria, doveva prendere vita un’enclave avvolgente di comfort e di bellezza in piena Parigi».

J.K. Place Paris. Image: Ig @jkplaceparis

Il servizio pension de Luxe è declinato ad personam, sia rispetto agli orari e all’organizzazione del proprio soggiorno – discrezione e privacy, tocchi gourmand, libri d’arte e cataloghi ovunque, le fragranze di Lorenzo Villoresi, naso fiorentino, a profumare le stanze, ognuna diversa e caratterizzata come un microcosmo. Su richiesta si possono disporre visite in luoghi speciali o inattesi, oppure scegliere un’escursione notturna alle Halles di Rungis o un  dîner sulla Senna a bordo di un bâteau-mouche privato. Il giovane direttore, Riccardo Ortogni, è una presenza costante, pronta a soddisfare qualsiasi desiderio degli ospiti. Che JK Place Paris sia un luogo differente e un angolo appartato e sospeso, lo si intuisce appena entrati nella corte d’accesso, oltre la cancellata imponente e il sipario delle tende verde Empire. Vi gorgoglia una fontana in marmo bianco e subito pare di ritornare indietro nel tempo. L’atrio gioca con il classico grand décor parigino, pavimento a damier bianco e nero, una scenografica console Poillerat in ferro battuto, una bergère in pelle cognac sapientemente consunta e dei busti che vegliano il soffice sviluppo dello scalone.

Le camere hanno letti dal grafico baldacchino in mogano, coperte e lenzuola in lino logate a ricamo e guardaroba in ebano Macassar e bronzo. I bagni in marmo Calacatta apuano, sono forniti di mobilio in madreperla e acciaio dal gusto lievemente rétro. Nel basement si trova la spa, affidata a Sisley, accanto alla piscina a mosaico, che è riservata al solo uso dei clienti dell’Hôtel. Offre cure per il viso e il corpo in cabina. Nella zona benessere vi sono un GYM perfettamente battezzato e contenuto in una sala fasciata di ciliegio dal respiro japonisant, nonché l’hammam e il bagno turco.

J.K. Place Paris. Image: Ig @jkplaceparis

Il restaurant Casa Tua – stoviglie Antico Ginori –,  segue il solco di una tradizione italiana rivisitata, sotto la guida dello chef pugliese Michele Fortunato. Da provare l’Americano e il Negroni del barman Davide. Il rivestimento delle pareti in gesso candido del bar – il bancone è siglato da un top che è un pezzo unico di marmo venato –, simula il movimento di un rivestimento tessile. Intorno spiccano fotografie vintage. I tessuti, velluti, imprimées e sete dévorées, appartengono alle collezioni Dedar. La palette d’avorio e grigi perlati, di greige e burro, di caldi toni cioccolato e tabacco, si arricchisce di  sfumature viola e verde ottanio, della forza del giallo sole e del blu zaffiro. Quella belle vie di cui cantava Sacha Distel, in un successo pop mid Sessanta, incontra l’eterna magia italiana de la Dolce vita, al JK Place Paris.


J.K. Place Paris

82 Rue de Lille, 75007

Paris, Francia