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La visita ai templi di Angor Vat e di Angor Thom prende una giornata e due notti al Phum Baitang. Il luogo è situato fuori dalla città, in quella che è una campagna offesa da costruzioni popolari, strada per mezzi di trasporto, campi sportivi e agricoli. Vi si arriva percorrendo in auto una strada sterrata di terra rossa, sollevando una nuvola di polvere e rimbalzando sui sedili. Il bestiame magro saluta con diniego, il vitello giovane aumenta il passo. L’auto si ferma davanti alla cancellata che è aperta a mano – una volta all’interno del muro di cinta che potrebbe ricordare quello di una zona militare, si percorrono gli ettari di Cambogia originale – o quanto meno, una sua sintesi. L’edificio principale è un corridoio dedito all’accoglienza – ma subito si percepisce come ogni elemento sia costruito in legno autoctono, i dettagli in midollino intrecciato. Un negozio vende abiti in lino manufatti in Cambogia – una tela spessa, morbida come le migliori lavorazioni europee.

Il Phum Baitinag si dispone ai bordi di campi e risaie. I dislivelli segnano linee parallele di verde e specchi, l’acqua scivola da uno strato all’altro. Una passerella di legno è sospesa sopra gli appezzanti per il camminamento. A ovest, una piscina a sfioro si mescola con il prato – per la terrazza delle colazioni. A vista tramonto, le poltrone di un tempo sospeso e coloniale. Ci si muove in bicicletta. Ogni stanza è una villa indipendente – sempre sopraelevate sul terreno. Alcune sono provviste di piscina privata che segna un patio riservato tra i fiori. I vani sono ampi, per la notte e il bagno – tutto in legno della zona, listelli lungi e vagamente ondulati sul pavimento, lucidi e tiepidi al tocco dei piedi – un dettaglio è un difetto: la rubinetteria standard in acciaio linox, che un progetto come questo albergo avrebbe potuto prevedere con più intento. Il prezzo del Phum Baitang è un poco più alto degli altri alberghi della zona – le possibilità sono molte, tra catene come Belmond, e piccole dimore che mimano il lusso, considerando che Angkor Vat è tra i siti più visitati al mondo. I prezzi del Phum Baitang restano inferiori a quelli dell’Aman che qui appaiono eccessivi: in Cambogia, le forme postmoderne dell’Aman appaiono forzato se non pretestuose per lo scopo primario di un soggiorno – ovvero, la visita ai templi. 

Il viaggio in Cambogia è possibile lungo tutto l’anno: la stagione alta è novembre, quando le piogge vanno a rarefarsi: a novembre il clima è fresco e i cieli sono tersi – di contro, la folla del turismo cinese. Le temperature risalgono a marzo superando i 40 gradi ad aprile: la primavera europea è l’unico periodo evitabile. D’estate ritornano le piogge, l’umidità è forte e segna la bassa stagione (senza illudersi, la visita ad Angkor Vat non apparirà come un’escursione in solitaria). Un tuk tuk è preferibile a un auto con aria condizionata: la brezza della Cambogia, che sia fresca o densa di umidità, la pioggia calda asiatica, è qualcosa che va bene lasciar scivolare sulla propria pelle. Dal Phum Baitang si può attraversa la città – che non vale una sosta né una visita a piedi.

Induismo è una religione che si fonda sulla preghiera, mentre il Buddismo sull’insegnamento. Al Buddha la preghiera è rispetto, senza chiedere – spiega la guida buddista, mentre si varca l’entrata orientale di Angor Vat. Il 95% della popolazione in Cambogia oggi è buddista – una regione che un tempo fu devota all’induismo. Per le tre divinità indù i templi furono costruiti: Brahma, Wincdra, Shiva – se possibile semplificare, osiamo indicare per la nascita, la vita e la morte. Tre animali – serpente, leone, aquila. Ogni sovrano doveva costruire tre templi – uno per gli antenati, uno per la propria famiglia uno per il popolo. Contando almeno tre templi per sovrano, in Cambodia ci sono oggi le rovine di più di tremila templi. La costruzione di essi rimase quasi sempre incompleta, decedendo il monarca durante i lavori, e volendo quello successivo occuparsi dei propri nuovi. I templi furono costruiti in pietra mentre i palazzi reali in legno – di questi palazzi oggi non rimane niente – in cinquecento anni di abbandono, il legno è stato polverizzato dalle termiti.

Entrando ad Angor Vat, l’accesso è una scalinata laterale: la rampa centrale non esiste, perché il sovrano giungendo in elefante non ne avrebbe avuto bisogno alcuno. L’eco dell’anticamera: battendosi la mano sul petto, il suono rimbomba come una campana, ma soltanto se il palmo è chiuso a pugno – se ci si batte il petto a mano aperta, il suono rimane vago. Le fondamenta di Angor Vat posano su sabbia bagnata. Le pietre della struttura interna sono porose, di origine lavica, mentre il rivestimento è dato in pietre di sabbia che poterono essere lavorate e incise – su ogni pietra due fori, per l’ancoraggio utile al trasporto. Gli alveari appesi ai rami degli alberi secolari possono superare il metro di diametro, abbandonati – le api si spostano in montagna durante le piogge, e al loro ritorno ne costruiranno di nuovi. Le api nere hanno dimore sottoterra, il miele è più scuro. Lo spunk tree è cavo all’interno, il suo legno è utilizzabile solo per il fuoco da cucina – il Fig Tree, lo ricopre e lo abbatte, albero parassita che cresce sopra le pietre dei tempi – quando i semi cadevano e con la pioggia germogliarono e diventarono arbusti in pochi mesi. Oggi, questo è il disegno di radici che muovono massi invadendo ogni fessura. Tane di tigri e serpenti, giochi di scimmie.


Phum Baitang

Neelka Way, Krong Siem Reap

Cambogia