previous arrow
next arrow
Slider

Angelica Carrara, 21 luglio 2018

Le colline senesi corrono fra vigne e uliveti lungo un tratto della Cassia. Mentre il bosco di querce le invade. Filari di cipressi. Sali e scendi. Nessun cinghiale in vista. Lontano, i profili dei casali stanno fra le brume come sospesi. In silenzio, la Val d’Orcia si fa bionda al sole. In una spianata, a metà fra il colle di Vignoni e la gola formata dal fiume Orcia, intorno a una vasca rettangolare del Cinquecento, la piazza delle Sorgenti definisce la simmetria del Bagno di Vignoni.

Nel 1677, il Granduca Cosimo III concesse queste terre al feudo del cardinale Flavio Chigi, ai cui discendenti tuttora in parte appartengono: le terme, tre mulini, otto case e un’osteria. Prima ancora era proprietà della canonica di San Simeone in Rocca d’Orcia. Lorenzo il Magnifico soggiornava qui. Così come Caterina da Siena, che ci veniva con la madre che intendeva distoglierla dal proposito di farsi monaca. Papa Pio II Piccolomini vi si fece costruire dal Rossellino la sua casa termale. «Questo bagno è assai nobile», annotò Michel de Montaigne.

Bagno Vignoni: c’è una vasca, e poco attorno. Poche locande, le case e il Loggiato di Santa Caterina. Un libraio – Simone, e un erborista stregone – Luigi. La Bottega di Cacio di Ornella. Le acque – un tempo si credeva che le Ninfe esercitassero un’influenza benefica su di esse –raggiungevano le terme, e poi finivano a giocare con i mulini sul ciglio degradante del colle verso il fiume. Di fronte, la Rocca di Tentennano ti rassicura e veglia sul Posta Marcucci, albergo dal 1956. Essenziale, privo di eccesso di fasto quanto il pane sciocco toscano lo è del sale. Un posto che si riassume in una casa con trentasei stanze e un Bar Verde smeraldo smaltato, una piscina dalle acque salutari e un bel giardino. Il gioco delle bocce e il campo da tennis. Il lusso sta nella concretezza e nella discrezione che si trovano solo negli alberghi di famiglia.

Il Posta appartiene alla famiglia Marcucci da quattro generazioni di albergatori. Un tempo locanda con rivendita alimentare e stazione di posta per una vasta area di campagna lungo la via Francigena, il primo Albergo Posta fu aperto nel 1886. A metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, il corpo centrale dell’hotel fu trasferito su una vigna spiantata. Bagno Vignoni contava una sessantina di abitanti – oggi tre decine –, quando la zia Licia ebbe l’idea di fare una piscina alimentata dall’acqua della vasca romana, inaugurata nel luglio del 1973. Trenta litri al secondo. Calcio, ferro e zinco. L’acqua iper-termale che sgorga dal sottosuolo a una temperatura di 49 gradi si abbassa fra i 28 e i 35 all’interno di due piscine balneoterapiche, scavate nello ‘spugnone’ di travertino. Immergersi di notte è qualcosa che vale il viaggio.

Di fronte, una scalinata porta a un’altra casa su due piani. Il nonno comprò le vecchie scuole elementari, dove nel 1989 Riccardo e Leonardo Marcucci – oggi produttori dell’Olio dei Fratelli Marcucci, Azienda Agricola San Francesco –, ci fecero il Barrino. Sulle pareti il color salvia, bottiglie e fotografie in bianco e nero che sono i ritratti dei clienti quand’erano bambini. La bottigliera fa eco in tutta la Toscana. Il giovedì, solo musica dal vivo e i ricordi di un concerto di Niccolò Fabi che non riuscì a restare nascosto.

Un giorno, si dice ‘per caso’, passò Michil – «Colline toscane, Dolomiti: il paesaggio è una disciplina in cui la poesia si fonde nella geografia». S’intende Michil Costa dell’Hotel La Perla di Corvara, venuto giù dalla montagna con le immancabili matite colorate nel taschino della giacca e una filosofia di ospitalità che è unica – dalla Val Badia alla Val D’Orcia. Dopo centocinquant’anni, la famiglia Marcucci vende alla famiglia Costa. Il passaggio di testimone è una questione di consapevolezza – della professionalità di chi subentra. E di coincidenze. I due hotel, La Perla a Corvara in Badia e Posta Marucci a Bagno Vignoni, sono nati lo stesso anno, nel 1956. A due passi da Bagno Vignoni, si trova la località di Santa Caterina, anche la chiesetta di Corvara è dedicata alla stessa santa. Forse tutto questo si sapeva già: in una fotografia appesa alla parete che come un crescent gira verso il bar, ci sono la zia Licia con Ernesto Costa quando si andava a sciare in Val Badia.

Una cucina di valore. I Pici – acqua, farina e sale ‘appiciati’ a mano, lo chef Matteo te lo insegna. Le carni della macelleria di San Quirico e l’olio di Pienza. Saremmo rimasti ore ad ascoltare Marco, il maître, a spiegarci dei vini Supertuscan Riecine usciti dal disciplinare Sangiovese.


Posta Marcucci

Via Ara Urcea, 43 Bagno Vignoni SI