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L’architetto Enrico Marconi trascorre la maggior parte della sua vita a Varsavia, tanto da essere conosciuto con il nome di Henryk. Appartenente a una famiglia di architetti di Mantova, dopo la laurea all’Università di Bologna, si trasferisce nel 1822 in Polonia, allora ‘Regno del Congresso’ – uno Stato vassallo sotto il controllo dell’Impero russo. Qui ottiene il suo primo incarico dal generale polacco Ludwik Michał Pac per terminare la costruzione di un palazzo a Dowspuda. Soddisfatto per i risultati ottenuti, Pac lo introduce agli ambienti della capitale per nuove commesse. Professore presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia, Marconi lavora per il Consiglio di Stato realizzando la Chiesa di Tutti i Santi e il Palazzo Zamoyski, sede attuale dell’università di Varsavia. Durante la metà dell’Ottocento, a Enrico Marconi è commissionata la costruzione dell’Hotel Europejski, ideato per accogliere i banchieri e i commercianti stranieri frequentatori della città, divenuta in quegli anni centro per il commercio e l’industria. 

Aperto nel 1857, l’hotel si trova a poca distanza dalla Strada Reale, dall’Accademia delle Belle Arti e dall’Università. Colonne, paraste e finestre a edicola creano riquadri e cornici sulla facciata – simmetria neorinascimentale. L’élite della società polacca dell’epoca passa da qui. Intellettuali, pittori, scrittori e poeti si riuniscono nei saloni o ai tavoli della Lourse Warszawa – la pasticceria all’interno dell’hotel. Visitano al secondo piano il Salon des Refusés, la galleria di Aleksander Krywult, mercante d’arte che presenta artisti realisti e impressionisti polacchi dell’epoca – Leon Wyczółkowski, Józef Pankiewicz o Józef Chełmoński –, in rottura con l’accademismo nella pittura. Lo studio dello stesso Chełmoński – considerato il luogo della nascita del realismo polacco – si trova nell’Europejski, all’ultimo piano e lo condivide con Antoni Piotrowski, illustratore che lavora per il Times, Le Monde e il The Graphic.

Durante la Seconda guerra mondiale l’hotel si danneggia e nel 1948 l’edificio finisce sotto il controllo del Ministero della Difesa Nazionale, destinato a sede dell’Accademia Militare di Feliks Dzierżyński. Tra 1957 e 1961 l’edificio è riadattato a scopi ricettivi sotto il nome di Orbis Europejski e per buona parte della seconda metà del Ventesimo secolo è considerato il miglior albergo in cui soggiornare nella Repubblica Popolare di Polonia. Una volta ottenuta l’indipendenza dall’Unione Sovietica, dopo alcuni anni di alterne fortune, solo nel 2005 gli eredi dei legittimi proprietari rientrano in possesso dell’ Hotel.

Inaugurato nuovamente a metà 2018 e gestito dalla catena alberghiera asiatica Raffles, l’Europejski si è rinnovato ricollocandosi come punto di riferimento dell’hotellerie della capitale polacca. I lavori sono stati eseguiti in collaborazione con l’Ufficio per la Conservazione dei Monumenti: la facciata neorinascimentale è stata restaurata, mentre gli interni, progettati dal designer Boris Kudlička, preservano i tratti della struttura originale, combinati con elementi architettonici contemporanei. Lampadari veneziani illuminano gli spazi interni, alternati a lampade al neon e mobilio dal design moderno.

La mecenate d’arte Vera Michalski-Hoffmann, tra i proprietari dell’Europejski, porta avanti la vocazione artistica dell’albergo, che oggi espone oltre cinquecento opere in un allestimento curato dalla storica d’arte Anda Rottenberg e dalla curatrice Barbara Piwowarska. Gli ospiti sono accompagnati da un art concierge che racconta la collezione, distribuita nelle aree comuni e nelle 106 stanze. 

Il ristorante Europejski Grill, progettato dal designer spagnolo Lazaro Rosa Violan, è adornato da piatti di ceramica dipinti a mano nelle tonalità di blu e bianco, che omaggiano la tradizione artigianale della ceramica polacca di Nieborów, manifattura fondata nel 1881 per volere del principe Michał Piotr Radziwiłł. Gli eklerki – cremosi bignè polacchi – sono ancora serviti nella pasticceria Lourse Warszawa, dove nel pomeriggio ci si può trovare a prendere una tazza di tè osservando un’installazione al confine tra la scultura e la decostruzione architettonica di Monika Sosnowska o un dipinto di Wilhelm Sasnal. Al Long Bar, l’atmosfera è quella degli anni Venti – gli sgabelli in pelle contornano il lungo bancone in marmo. Osservando l’opera di Jarosław Fliciński alle spalle del barman (Fliciński è un pittore contemporaneo che entra in un dialogo creativo con l’architettura, le sue opere sono astrazioni, composte da modelli geometrici: stelle, cerchi, linee opattern), si può ordinare un Singapore Sling – il signature cocktail creato nel 1915 da Ngiam Tong Boon nell’hotel Raffles di Singapore – o la sua rivisitazione in chiave varsaviana.

Alcune delle opere presenti negli spazi comuni sono state appositamente commissionate mentre all’interno delle stanze, spaziose e contemporanee negli arredi, sono presenti lavori realizzati da artisti polacchi sia emergenti che affermati, quali Goshka Macuga, Agnieszka Polska, Katarzyna Kozyra e Anna Ostoya. Al contrario di hotel in cui le opere costituiscono un elemento decorativo, Raffles Europejski sostiene l’identità artistica della Polonia attraverso una collezione di qualità museale.


Raffles Europejski

Krakowskie Przedmieście 13,

Warszawa, Polonia

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