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Carlo Mazzoni, 20 agosto 2017

Sì, la Sea Society si raduna a Miami a Dicembre. Design Miami e Art Basel accendono la conversazione dell’industria mediatica e sofisticata – per quanto il lusso possa permettere sofisticazione. Le tradizioni. Una Sea Society si definisce sopra le tradizioni di un luogo sviluppatosi in riva al mare che mal sopporta le nuove aperture, le evoluzioni e i cambiamenti. Il Casa Tua rientra in quella lista di luoghi che simbolizzano la costa su cui sono aperti – la Cave du Roy a Saint Tropez, il Dracula a Sankt Moritz, Annabelle a Londra, Cipriani di West Broadway a New York. Al primo piano del Casa Tua c’è il club – sulla porta, l’elenco dei membri. Lo snobismo è massimo – ma poi resta sempre relativo, ricordandoci Roberto Cavalli e la sua clique rimasta cool solo negli anni Novanta. Miami resta un po’ ancora a quel suo passato di lusso eccessivo, tra yacht e paparazzi – ma in questo turbinio, il calore e la carne del Casa Tua te ne fanno ricordare la poesia di una foto di Slim Aarons.

Il proprietario, Miky Grendene, ferma il tempo. Torni al Casa Tua, tutte le volte che sei a Miami, e la sera ti ritrovi lì. Lo staff è italiano, scelto con ogni cura, non ultima la bellezza – uno dei maitre, Beni, con una camicia bianca interpreta il sogno erotico di qualsiasi Eva Longoria che da disperata casalinga ha sempre voluto soddisfarsi.

Spostandosi verso nord dell’isola allungata, verso il Fontainebleau celebre ormai troppi anni fa, appare il Faena Hotel. Un quartiere, più che un albergo, un incrocio sulla Collins per gli investimenti della famiglia argentina Faena – di cui tra gli eredi è Sebastian, il fotografo sempre scelto da Carine Roitfeld, immerso in una clique di bellezza maschile ispanica, non per caso, amico di Jon Kortajarena. Davanti alla spiaggia, alla fine del giardino oltre la piscina, una teca di vetro racchiude lo scheletro di elefante dorato, opera di Damien Hirst. La foglia d’oro riappare nella lobby, ovunque intorno agli affreschi, dipinti o murales in stile Gucci – Guccy, a ragion veduta. Così nel ristorante, su un podio di eccesso che trova meraviglia, un’altra opera di Hirst: un unicorno, su un lato ancora dorato, sull’altro anatomicamente a vista.

L’albergo è il vecchio Saxony, un edificio preso dal set di Magic City e riportato a nobiltà con un design che – se è vero nelle grandi hall tocca un poco di kitsch – nelle stanza diventa un esercizio molto buono. Il dettaglio rosso è il filo del racconto – dai divani ai pattern del tappeto dove si mescola a un turchese acceso e moderno come la migliore moda di Prada o di Gucci – qui senza finale. Gli ombrelloni in spiaggia, rossi, ti riportano negli anni Quaranta, da dove attinge ancora energia il progetto di fascino a South Beach.

I cantieri sono aperti – c’è un museo, il grattacielo di Norman Foster, e il Casa Faena – forse a far rima e rivalità al Casa Tua di qui sopra, novità contro tradizione. Come il primo, Casa Faena si presenta come una più piccola residenza coloniale – qui non italiana, ma cubana, tra sedie in vimine e finestre a ogiva spagnola, e tanta letteratura che riporta alla Parigi dei Caraibi, dimenticandosi, forse a svista in questo progetto apparentemente senza freni, un giardino all’aperto.


Faena Hotel Miami Beach

3201 Collins Ave, Miami Beach, FL 33140, Stati Uniti

Casa Tua Restaurant

1700 James Ave, Miami Beach, FL 33139, Stati Uniti