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Nicola Manuppelli, 15 marzo 2019

Sulla 59 West 44th Street, tra la Quinta e la Sesta Strada, in Midtown Manhattan si può alloggiare ancora oggi in uno dei luoghi storici di New York, un po’ come accadeva a Dorothy Parker e George Simon Kaufman negli anni Venti, quando si ritrovavano nel ristorante dell’Algonquin Hotel per chiacchierare di libri, teatro e musica in quel circolo di intellettuali che divenne noto come la Tavola Rotonda dell’Algonquin. Si dice che il tutto nacque da un agente teatrale adirato con un giornalista per una recensione. Lo invitò all’Algonquin a pranzo e lo derise con una serie di arguzie e battute. La cosa divertì a tal punto il giornalista che i due presero a incontrarsi ogni giorno, seguiti presto da altri uomini del mondo culturale newyorchese. Il ritrovo era nella Rose Room, attorno a una tavola rotonda.

L’albergo, in stile liberty, aprì nel 1902 (la singola costava due dollari a notte, la tripla dieci) e prende il nome dalla tribù di nativi americani degli Algonchini – esistente tuttora – che un tempo avevano occupato la zona. Suo primo gestore e poi proprietario fu Frank Case, che scrisse diversi libri a riguardo. Fra i clienti a lui affezionati, c’era anche Harold Ross, fondatore del New Yorker, che decise di fondare il giornale dopo aver vinto una grossa somma di denaro a poker con altri membri della Tavola Rotonda.

Negli anni Trenta, Case portò in albergo un gatto randagio che aveva trovato per strada e al quale aveva dato il nome di Rusty e che l’attore John Barrymore pensò fosse degno di un nome migliore. Il gatto venne ribattezzato Hamlet. Da allora, per tradizione, l’albergo ospita un gatto; se maschio si chiama Hamlet, se femmina Matilda. I gatti sono liberi di girare per i corridoi della struttura. L’ultima Matilda ad aver occupato l’Algonquin agli inizi del nuovo secolo, aveva una casella e-mail alla quale possibile scrivere e ricevere feline risposte. Ogni estate, all’Algonquin, si tiene una mostra felina.

Nel 2012, l’albergo è rimasto chiuso per nove mesi e interamente rinnovato dall’interior designer Alexandra Champalimmaud. Il fascino della tradizione resiste. Basta fermarsi a bere qualcosa al Blue Bar, così chiamato per le luci blu – altra idea di John Barrymore –, dove dal 1933 i clienti dell’Algonquin terminano le loro serate. Qui si può conquistare la propria amata col Martini da diecimila dollari e il suo diamante nascosto nel fondo del bicchiere.

Lo spirito dei vecchi membri della Tavola Rotonda aleggia ancora. Fino a un po’ di tempo fa, gli scrittori in difficolta potevano pernottare gratuitamente nell’albergo in cambio di una copia autografata del loro libro. Si dice, per non offendere l’anima della cara, vecchia, irascibile Dorothy Parker.


Algoquin Hotel

59 W 44th St, New York, NY 10036, Stati Uniti