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Sara Magro, 8 marzo 2019

Tra le mura settecentesche di un hortus conclusus costruito attorno al campanile, sull’isola di Burano, nella laguna di Venezia, Gianluca Bisol ha piantato il vitigno trovato a Torcello in un terreno di due ettari. «Cercavamo una terra adatta al rametto di vite sopravvissuto persino all’acqua alta del 1966, che aveva bruciato col sale ogni coltivazione», dice Matteo, figlio di Gianluca e direttore della tenuta Venissa a Mazzorbo. I Bisol hanno vinto il bando comunale e preso quel pezzo di campagna abbandonato con il progetto della vigna che ha subito attecchito.

Il casolare rurale è diventato un albergo con cinque camere, due ristoranti e un pergolato sotto il quale servono cicchetti e un bianco di Laguna – o della superstite Dorona, in bottiglie di mezzo litro dall’etichetta d’oro (il dorona un’antica varietà autoctona veneziana a bacca gialla coltivata nella laguna sin dal Quattrocento, della quale cui si erano perse le tracce fino alla riscoperta negli anni Duemila, n.d.r.). Agli inizi, Venissa era un ostello dalla dichiarata semplicità. Matteo e Veronica, poco più che ventenni, si sono sposati lì e ci hanno vissuto per due anni, trasformando il progetto agricolo in un resort. Il ristorante ha ottenuto la stella Michelin.

Si resta volentieri a Burano, anche se concede poche evasioni – a parte la piazza, la casa dello scultore eremita Remigio Barbaro, i negozi di merletti e la Trattoria al Gatto Nero. I Bisol hanno comprato e ristrutturato anche alcune case del borgo per realizzare un albergo diffuso (casaburano.it) e hanno deciso di non chiudere durante l’inverno, nonostante gli ospiti siano pochi. «Se non viene nessuno – dice Matteo – stiamo sbagliando racconto, perché la Laguna è da visitare in qualunque stagione – di più quando non ci sono le zanzare», scherza.

L’interesse dei Bisol si estende a tutta l’isola. Te la fanno apprezzare con un giro sulla barca del pescatore, o con le lezioni di voga alla veneta dove più che remare si chiacchiera di regate gloriose. Fai il picnic nell’orto a Torcello e prendi lo spritz alla Locanda Cipriani. Su un’altra isoletta vicina appena acquisita, i Bisol costruiranno la fattoria di Venissa, con capre, animali da cortile e altre vigne, altri orti e un ristorante nel deposito degli attrezzi. È ancora un progetto, ma i presupposti che si realizzi ci sono – i Bisol hanno venduto le terre in Valdobbiadene per dedicarsi a un fazzoletto di Dorona e a uno di Venusa, che è anche il nome dell’altro vino che producono, insieme a marmellate, composte e birre artigianali.


Venissa

Fondamenta di Santa Caterina, 3 Venezia