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Carlo Mazzoni, 1 gennaio 2017

Siamo partiti cercando la V – la V che disegnano le rondini quando fanno l’amore. Tutto comincia con una V – Verona, Valpolicella, Venezia, Villa Igiea, Verdura, la Valle dei Templi. È il quarto capitolo di una Vita in Italia.

La corte di Giulietta è imbrattata di scritte – lucchetti su quanti ponti spariscono a confronto. La polenta con il lardo e il gorgonzola, Castelvecchio al tramonto – l’Adda quasi a secco. I Signori della Scala si sarebbero poi sottomessi a Venezia. Per le colline della Valpolicella, fino a San Giorgio: una piccola trattoria, trattoria Dalla Rosa – costava poco, ogni soldo per l’amarone. Si poteva dormire lì.

A Capodanno, a Dorsoduro, a casa di Matteo e Jérôme con il loro circolo gentile, e con Cesare. Corsini, Loredan, Rothschild – palazzo Mocenigo era un’orchestra di luci e sapori da tavola. Raffaella Curiel, non l’avevo mai conosciuta prima: aveva per me una lettera, mi scriveva di Lampoon – non esistono regali all’ultimo dell’anno, ma questa lettera ha inventato il migliore.

La mattina all’alba, il motoscafo per l’aeroporto – al sole. Il primo gennaio appare così in ogni sogno. Schizzi e scintille, l’acqua e l’oro – Venezia. Un aereo per Palermo, un’ora e mezzo di volo. La messa alla Cattedrale. Michi, Cia – un gruppo di ragazze in una casa disegnata dall’architetto che la abita: una lunga scala nera taglia il bianco di una città normanna ribaltata in futuro.

In macchina verso il Verdura, terra di duchi – Fulco di Verdura, l’amico di Chanel, di cui Robi spero stia studiando vita e miracoli – morte no, perché i gioielli non muoiono mai. L’albergo è un miraggio di verde, azzurro e palme. Una torre sulla spiaggia. Le piscine all’aperto di acqua salata, la caponata e il sorbetto al limone. I mandarini profumano sulla spiaggia che non c’è. Risaliamo in macchina, Agrigento e la Valle dei Templi – non ti immagini potessero essere così belli, e così offesi.

Vanità e Vergogna – ancora le V. Attraversi la Sicilia e ti si taglia il cuore – non si stringe più. La vanità per questa terra nostra, che non ha bisogno di alcuno sforzo – la vergogna che ogni italiano deve provare per il massacro che questa terra ha subito. Se non c’è vergogna, non può esistere alcun orgoglio – e per quanto noi abbiamo bisogno del nostro orgoglio, dobbiamo infangarci fino all’ultimo neurone con questa vergogna.

Le ceramiche di Caltagirone – in cima alla scala di Santa Maria c’è uno spiazzo. Piastrelle verdi ceramiche decorano le balconate, sembra la città di smeraldo del Mago di Oz, un re che non esiste. Ti si apre il cuore. Ogni bottega è una produzione diversa, ogni bottega al proprio forno. Andiamo alla ricerca di pigne – grandi, blu o verdi, lavorate chiuse, o con i pinoli cadute. All’inizio sembrano tutte uguali – poi riconosci migliaia di differenze, lo spessore delle dita che hanno lavorato le sfere, i volumi.

L’aereo da Catania, siamo in anticipo. Vaghiamo per il centro della città senza conoscerla. Il Teatro Massimo. Leggi bene – è titolato a Bellini – sorrido, maestro – Vincenzo Bellini – l’ultima V di questo, di ogni Viaggio.


Verdura Resort

S.S. 115, Km 131, 92019 Sciacca AG