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Agnieszka Faferek, 20 marzo 2019

Lasciamo la capitale Windhoek – i suoi angoli riportano alla mente l’architettura delle città bavaresi per le case in stile neobarocco, retaggio del colonialismo tedesco terminato ormai da un secolo. Per oltre milletrecento chilometri, da nord a sud, lungo la costa occidentale della Namibia, si estende arido da oltre ottanta milioni di anni il Deserto del Namib. Nella lingua del popolo Nama, il nome Namib significa ‘spazio aperto’ o ‘vasto’ – da qui, Namibia.

Il fuoristrada ondeggia inerpicandosi tra i cespugli, sulle dune di sabbia rossa. Iniziamo a capire cosa significa essere arrivati al Wolwedans Dunes Lodge e comprendere l’intuizione avuta da J.A. Brückner nel fondare questa riserva naturale nel 1984 per realizzare un resort eco-sostenibile all’interno del deserto namibiano. Arroccate sulla cima di un altopiano di dune, le sei tende da campo si affacciano sui duecentomila ettari del Namibrand Nature Reserve, una delle riserve più grandi della parte meridionale del continente africano, creata per proteggere e conservare l’ecosistema e la fauna selvatica del deserto. La riserva confina a est con le montagne Nubib e a ovest con il Namib-Naukluft National Park, ed è caratterizzata da un paesaggio non omogeneo: da pianure di sassi e ghiaia, a catene montuose, per terminare in un deserto di sabbia. Le forme di questa sabbia scolpita dal vento concedono una sensazione di solitudine.

Un gruppo di orici e cudù si dirige verso una pozza d’acqua per rifocillarsi dopo la giornata. Noi ci sediamo intorno a una tavola ovale. Il vino Chenin Blanc è prodotto nel vicino Sud Africa. I sapori sconosciuti sul palato – lo chef usa ingredienti autoctoni. Un piatto di selvaggina con spezie locali e tartufo del Kalahari, un fungo, meno nobile del nostro tartufo bianco, dall’intenso sapore di formaggio che cresce all’interno del deserto di cui porta il nome. Un secondo vino è un Cabernet Sauvignon dei vigneti sudafricani di Stellenbosch. Il fuoco del braciere e il gusto dell’amarula, liquore al sapore di caramello realizzato dal frutto della pianta di marula.

Il resort rispetta la politica dell’International Dark-Sky Association per preservare la naturale luminosità dei cieli. L’intera struttura, votata all’eco-sostenibilità, funziona grazie all’energia solare e l’illuminazione notturna deriva unicamente dalle poche torce di fuoco presenti. I villaggi più vicini si trovano a circa cento chilometri di distanza e l’inquinamento luminoso non ci può disturbare. Ci addormentiamo con una boule di acqua calda vicina, immaginando l’indomani. Una gita a cavallo, un volo in mongolfiera o un’escursione a piedi con le guide boscimane per conoscere l’ecosistema – scoprire il mistero dei cerchi delle fate del deserto namibiano.


Wolwedans Dunes Lodge, Namibia

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