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Morire in bellezza: il rapporto dell’arte contemporanea con l’Eternità

L’estetica funebre nella visione di artisti, architetti, designer: il Cimitero Monumentale di Milano, gli ambienti di Ettore Spalletti e il progetto Urne Rip

Il Cimitero Monumentale di Milano

Dal 1804, con l’editto napoleonico di Saint-Cloud e con l’affermarsi dell’individualismo borghese, nasce una nuova concezione di cimitero: il cimitero-museo, accompagnato dal desiderio di personalizzare il proprio luogo di sepoltura, di avere tombe riconoscibili. Il cimitero Monumentale di Milano, costruito negli anni Settanta dell’Ottocento, diviene un museo a cielo aperto che racconta, oltre alle vite dei protagonisti della città, anche l’evolversi dell’arte, del gusto e degli stili, con opere di artisti come Giacomo Manzù, Medardo Rosso, Giò Pomodoro, Fausto Melotti. 

Lampoon intervista Giacinta Cavagna di Gualdana, storica dell’arte 

«La volontà di chiamare degli artisti per creare il proprio monumento funerario nasce, per quanto riguarda il cimitero Monumentale di Milano, dalle sue origini – spiega Giacinta Cavagna di Gualdana, storica dell’arte – Chi commissiona è disposto a spendere molto per lasciare un segno indelebile, e chiama architetti e artisti in voga all’epoca. Per esempio Enrico Butti, legato al mondo accademico di Brera, Leonardo Bistolfi, scultore simbolista italiano, al quale fanno poi seguito artisti come Adolfo Wildt, Lucio Fontana, Medardo Rosso».

L’esempio di Lucio Fontana come scultore funebre 

L’arte funeraria non costituiva un settore marginale, molti degli artisti e architetti noti di quell’epoca, infatti, si erano misurati con il tema funerario come parte del loro percorso formativo. Tra questi Lucio Fontana (1899-1968), pittore, scultore e ceramista, tra i fondatori dello Spazialismo nel 1946 – movimento artistico che tende a superare i tradizionali canoni di scultura e pittura per andare oltre ed espandere l’arte nelle dimensioni di spazio creandolo e non solo rappresentandolo – . 

«Lucio Fontana è presente con molte opere all’interno del Monumentale – racconta Cavagna – Tra le prime da lui realizzate c’è quella per la famiglia Berardi, industriali del mondo della grafica: una grande figura scultorea che rappresenta un’allegoria dell’industria. Fontana in quel momento era allievo alla scuola del marmo dello scultore Wildt, che ha lavorato molto all’interno del cimitero e inoltre il padre di Fontana era uno scultore funerario, per cui si trovava in un ambiente a lui familiare, vicino al suo sentire artistico».

Per il monumento al commendator Paolo Chinelli (1880-1946) Fontana realizza un Angelo, ispirato alla Nike di Samotracia, in ceramica smaltata a gran fuoco, dai toni azzurri viola e dorati.

«Fontana porta la ceramica e il colore all’interno delle sculture funerarie. In quegli anni, infatti, era un grande sperimentatore della tecnica che lascia nella sua opera un segno indelebile. Tutte le sculture vengono dai forni di Albissola, dove lui era solito lavorare. Le opere che vediamo, all’epoca dovevano essere molto più dorate e dai toni più accesi e creare un impatto ancora più scenografico rispetto a quello che vediamo oggi. Questa sua presenza al Monumentale, ci riappacifica con la sua figura di artista che non produsse solamente i famosi “tagli”, ma anche una cospicua produzione di ceramiche». 

Opere più recenti al Monumentale 

Nonostante la tradizione di commissionare tombe monumentali sia andata quasi completamente perduta, all’interno del Monumentale ci sono comunque opere recenti che hanno coinvolto artisti a noi contemporanei.

Nella parte del cimitero chiamata Esterno di levante, attiva dal 1980, troviamo un giardino fiorito in bronzo del 1988, opera di Alik Cavaliere, figura di spicco della scultura italiana del Novecento, e alchimista del design per le sperimentazioni attraverso l’uso di diversi materiali come metalli, bronzo, porcellana. Nel 2015 viene inoltre inaugurata, nel piazzale antistante al cimitero,  “MU 141 – La vita infinita” di Kengiro Azuma, scultore e pittore giapponese, docente presso l’accademia di Brera. MU 141 è una fusione in bronzo alta quattro metri che rappresenta le due dimensioni della vita: le gioie nella parte lucida, e le difficoltà nella parte ruvida. 

Progettare per la morte: le sale del commiato di Ettore Spalletti 

Ettore Spalletti (è stato un artista e scultore la cui ricerca si è concentrata sull’unione tra pittura-scultura e il rapporto tra l’opera e lo spazio. In due occasioni si è confrontato con la trasformazione di luoghi legati alla condivisione del dolore e alla spiritualità.

La Salle des départs dell’ospedale di Garches

Nel 1996 Spalletti re-inventa, per l’ospedale Raymond-Poincaré di Garches, l’obitorio, aprendolo ad accogliere i corpi dei defunti appartenenti a qualunque credo. 

Sono quattro le sale che si susseguono modulate da una variazione di colore che termina, nella Salle de départs, con l’azzurro, colore tipicamente spallettiano, che avvolge il perimetro dello spazio e induce chi vi entra a immergersi in una dimensione di raccoglimento.

Spalletti colloca al centro una fontana, tre panche di marmo bianco sotto gli archi a tutto sesto sulle quali appoggiare le bare, quattro pannelli monocromi rosa alla parete e un vaso bianco: tutti elementi appartenenti alla sua poetica.

La cappella e la sala del commiato di Villa Serena

Un’azione simile viene realizzata da Spalletti anche a Città Sant’Angelo (Pescara): per la casa di cura privata Villa Serena. Insieme all’architetta e moglie Patrizia Leonelli, ridisegna la Cappella e progetta la nuova Sala del Commiato. 

Nella cappella progetta tutti gli elementi presenti, dall’altare in marmo bianco, al tabernacolo e all’inginocchiatoio. Lui stesso dirà «Quando mi è stato chiesto di intervenire nella Cappella di Villa Serena ho pensato che mi veniva offerto uno spazio dedicato a tutti, perché la spiritualità è un valore universale che appartiene a tutti noi. Penso alla chiesa come luogo di contemplazione, un luogo dove puoi raccoglierti nella preghiera, ma puoi anche stare seduto su una panca in silenzio in un momento di raccoglimento che porta alla meditazione. È quello che, per me, cerchi dentro un quadro, qualcosa che non è leggibile in superficie». 

La Sala del Commiato diventa invece uno spazio dall’atmosfera domestica: la sala d’attesa con una grande vetrata che la mette in comunicazione con il giardino esterno e quattro stanze azzurre per la veglia dedicate ai cattolici, e una bianca per i laici. 

Il design per la morte in continua evoluzione: URNE RIP

Nel corso della storia funeraria dell’uomo, l’urna è stata un oggetto carico di significato sia culturale che artistico. Oggi sta vivendo una nuova epoca visto il diffondersi, anche nel mondo occidentale, della cremazione. URNE RIP è un progetto nato nel 2021, da un’idea di Vittorio Dapelo, ex gallerista e collezionista, e Laura Garbarino, esperta di arte contemporanea, con l’intento di far realizzare da architetti, artisti e designer urne cinerarie in edizione limitata, per ora in edizione di 9 esemplari,  il cui prezzo varia dai 3.000 ai 7.000 euro. 

Lampoon intervista Laura Garbarino 

Come è nata l’idea di URNE RIP e come mai avete pensato proprio alle urne cinerarie? 

«L’idea nasce da lunghi discorsi intrapresi da Vittorio Dapelo con uno degli artisti che trattava negli anni novanta, Ettore Spalletti. C’è stata una presa di coscienza di come culturalmente si eviti oggi di pensare alla morte, così ho deciso di fare qualcosa in questo senso, che andasse a scardinare tanti vincoli mentali».

In che modo selezionate gli artisti/designer/architetti? 

«Abbiamo invitato artisti e architetti che pensiamo abbiano un processo di lavoro che sia adatto, un pensiero adeguato cioè leggero ma profondo nell’abbracciare il progetto, ci ha senz’altro facilitati il fatto di avere nel nostro team Diego Perrone e Andrea Sala, artisti di base a Milano ed entrambi riconosciuti a livello internazionale. Perrone utilizza una vasta gamma di tecniche e linguaggi nella sua pratica artistica e in particolare reinterpreta temi e icone tradizionali; Sala usa il design e l’architettura per immaginare nuovi ambienti e nuovi mondi tra realtà e finzione».

Progettare un’urna

Come si sono trovati nell’approcciare un oggetto dal fine così inusuale? 

«Il processo di ideazione e produzione è stato lungo. Non è facile per nessuno pensare e progettare un’urna. C’è stata libertà da parte nostra nel proporre il progetto, giusto una limitazione di dimensioni e capienze, requisiti ufficiali per poter utilizzare le opere come urne, e abbiamo proposto i materiali classici, come il marmo e il bronzo, per poterci avvalere di artigiani italiani. Il nostro intervento si è limitato nel seguire la messa in pratica e nel fare da tramiti tra l’artista e gli artigiani».

Quale è stato il feedback che avete ricevuto? Ci sono già state alcune vendite? 

«La risposta è stata positiva. Abbiamo esposto il progetto per la settimana del design milanese da Alcova ed è stata l’occasione per poter avere un impatto su un pubblico eterogeneo, dagli operatori ai passanti, dagli studenti ai collezionisti. Per quanto riguarda le vendite, fino ad ora abbiamo venduto quattro urne di Carlotti e Ducati e abbiamo all’attivo due ordini per l’urna site specific di Bojan Sarcevic». 

Urne biodegradabili

«Vorremmo produrre un’urna economica, accessibile a tutti, in un materiale biodegradabile, e pensiamo di coinvolgere università di design e accademie, vorremmo che siano loro a proporci i materiali migliori adatti alle nostre esigenze».

Se dunque un tempo la morte rappresentava un’occasione, per chi poteva, di farsi omaggiare e ammirare, costruendo tombe scultoree, oggi, nell’epoca dell’iper esposizione, la morte torna a farsi cenere e chissà forse ben presto ognuno potrà permettersi in casa un angolo di bellezza e silenzioso ricordo. 

 Giacinta Cavagna di Gualdana 

Storica dell’arte specializzata nel design della ceramica italiana. Docente a contratto presso l’Università Statale di Milano. Ha scritto numerosi libri dedicati alla storia e all’architettura di Milano. L’ultimo Fil bleu. Storie di Milano lungo la M4 realizzato asssieme a Carola Guaineri e pubblicato da Graphot. 

Laura Garbarino

Art Advisor di arte moderna e contemporanea specializzato in Arte Povera e Arte Contemporanea Internazionale. Consulente freelance per varie collezioni d’arte private. 

Valentina Negri 

Urne Rip, Alcova
Urne Rip, Alcova

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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