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Ficus benjamin indoor
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Dal ficus benjamin alla sansevieria: piante antismog indoor che purificano l’aria

«Le polveri sono trattenute da peli o tricomi o cere che ricoprono le superfici fogliari, per questo ci sono piante più efficaci di altre». Interviene Rita Baraldi ricercatrice IBE-CNR

La situazione dell’inquinamento in Italia e a Milano

La notizia che Milano sia al terzo posto tra le città più inquinate del mondo ha fatto il giro del web. La classifica è stata stilata da IQAir, società svizzera che si occupa di tecnologie per la purificazione dell’aria. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Lombardia ha poi smentito la notizia, spiegando come i dati pubblicati non trovassero riscontro con le loro misurazioni e come la classifica di IQAir si riferisse solo a quel determinato giorno dell’anno e quindi non fosse significativa.  Il giorno successivo, Milano si trovava al 60esimo posto della stessa classifica.

Allarme rientrato? Non proprio. Nel nuovo documento – Air Quality Report 2023 – dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) si legge come il 97% della popolazione urbana europea sia stata esposta nel 2021 a concentrazioni di polveri sottili (ossia quell’insieme di particelle microscopiche, solide e liquide, di diversa natura e composizione chimica, che si trovano in sospensione nell’aria che respiriamo) superiori al livello di riferimento sanitario stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Europa centro-orientale e l’Italia hanno registrato le concentrazioni più elevate, principalmente a causa dell’inquinamento causato dalla combustione di carbone, petrolio e altri combustibili fossili utilizzati per il riscaldamento domestico e nell’industria.

Se guardiamo alle città italiane, Legambiente – fonte Mal’Aria di città 2023 –riporta che le 6 città più inquinate d’Italia nel 2022 sono state Torino, Milano, Modena, Asti, Padova e Venezia, risultato di una ricerca che ha considerato i valori dei livelli delle polveri sottili (PM10, PM2.5) e del biossido di azoto (NO2), e che la sola città di Milano nel corso dello stesso anno ha superato i limiti giornalieri di PM10 ben 84 volte.

La soluzione green: le piante antismog

Cosa possiamo fare per proteggerci da tanto smog? Nel 1989 la NASA sosteneva come le piante avessero non solo la capacità di assorbire anidride carbonica e rilasciare ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana ma anche quella straordinaria di rimuovere gli inquinanti organici volatili (VOC) negli ambienti interni. 

Lo studio americano si riferiva a condizioni di laboratorio che non potrebbero essere replicate nelle nostre case, perché realizzate in piccole camere sigillate che simulavano l’ambiente di una navicella spaziale. 

Rita Baraldi: le piante per l’inquinamento indoor 

La Dr.ssa Rita Baraldi è ricercatrice associata all’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerca di Bologna (IBE-CNR). «Oltre ai suggerimenti di arieggiare spesso le nostre stanze, di utilizzare mobili e prodotti per la pulizia più ecocompatibili, le piante sono una soluzione al problema dell’inquinamento indoor. Recenti studi suggeriscono la presenza di una pianta ogni metro quadro di pavimento, o che le piante occupino il 2% del volume della stanza, ma molto dipende dalla circolazione dell’aria nell’ambiente chiuso, dall’intensità della luce e anche dai microorganismi associati al terreno. Per questo il consiglio è di utilizzare quante più piante possibili e aumentare l’intensità della luce per ottenere un maggiore beneficio».

Il veleno nascosto nelle nostre case 

Per una adeguata purificazione dell’aria domestica bisogna specificare quali siano gli agenti che portano più inquinamento. Sostanze invisibili ma nocive per la salute, come la formaldeide presente nelle colle delle carte da parati, dei pavimenti, dei mobili; le polveri sottili emesse dal riscaldamento e dai sistemi di ventilazione; gli agenti chimici utilizzati nella pulizia della casa e nelle stampanti. La formaldeide è prodotta anche dal fumo di sigaretta (come anche il benzene), dal gas dei fornelli, dai sacchetti di plastica, dagli abiti di tintoria, da smalti e vernici, stoffe, tendaggi. Lo xilene e il toluene vengono prodotti dagli schermi del computer, dalle fotocopiatrici, dagli adesivi e l’ammoniaca da detergenti e detersivi.

Un’azione filtrante perfetta: le piante antismog indoor

«Le piante svolgono attività fisiologiche necessarie alla loro sopravvivenza – prosegue Baraldi – e basate sugli scambi gassosi con l’ambiente che le circonda. Dalle aperture stomatiche presenti nelle foglie le piante assorbono l’anidride carbonica e liberano l’ossigeno durante il processo della fotosintesi e con un meccanismo simile possono essere assorbiti anche gas tossici come formaldeide, benzene, toluene e xilene che possono essere degradati dalla pianta attraverso ossidazioni enzimatiche».

«Le polveri», prosegue, «vengono generalmente trattenute da strutture come peli o tricomi o da cere che spesso ricoprono le superfici fogliari. Per questo che ci sono piante più efficaci di altre, perché la loro azione mitigatrice dipende dalle loro caratteristiche fisiologiche e morfologiche».

Dal fico beniamino alla begonia: quali sono quindi le piante da avere in casa?

Non tutte le piante hanno la stessa capacità filtrante, per questo occorre scegliere tra quelle che hanno dimostrato essere più efficaci nell’assorbire e intercettare gli inquinanti. «Tra le più studiate possiamo citare ad esempio il ficus benjamin, il ficus elastica e lo spatifillo – comunemente chiamato ‘giglio della pace’– che possono assorbire formaldeide e benzene così come anche la felce, il pothos, il falangio – la pianta ‘ragno’–, il filodendro e la sansevieria. Tra le piante fiorite ci sono il crisantemo e l’anturio. L’edera, l’areca –‘palma delle canne dorate’– e la dracena –‘albero del drago’– possono assorbire anche toluene, xilene e tricloroetilene così come anche l’aloe vera e la begonia».

Da non sottovalutare poi l’azione benefica ‘notturna’ di alcune specie. Nozione comune è sempre stata quella di non collocare piante e fiori in camera da letto per evitare l’aumento di anidride carbonica nella stanza del riposo; ora invece sappiamo che ci sono piante, come la sanseviera e l’aloe, che di notte ‘assorbono’ questo gas rilasciando ossigeno e quindi purificando l’aria. Conta anche la posizione delle nostre alleate green: per un maggior beneficio meglio collocarle vicino alle aree più ventilate della casa, alle strutture di ventilazione, alle finestre e alla luce. 

Piante antismog, la ricerca oggi in Italia

Come stanno le cose in Italia per quanto riguarda la ricerca in questo campo? «Esperienze di impiego di piante in ambienti frequentati dalle fasce più deboli della società, come anziani e bambini, sono state effettuate all’estero e sono in corso anche in Italia. Ad esempio in ospedali dove c’è presenza di verde, diminuiscono gli stati di ansia e favorisce il recupero psico-fisico. Anche nelle scuole sono stati fatti studi che hanno dimostrato come la presenza delle piante aumenti le capacità cognitive. Proprio nelle scuole è attualmente in corso uno studio dell’IBE-CNR in collaborazione con Coldiretti Toscana per verificare l’efficacia delle piante sulla qualità dell’aria indoor. Speriamo a breve di poter disporre di maggiori informazioni scientifiche».

Quest’ultimo è proprio un percorso di ricerca e collaborazione tra i due enti per favorire l’introduzione delle piante anti-inquinamento nelle strutture pubbliche della Toscana e studiarne i benefici. L’idea è quella  di ridurre gli effetti della Sindrome da Edificio Malato, cioè quell’insieme di sintomi che insorgono per l’effetto di una prolungata permanenza in ambienti malsani e dove l’aria è inquinata. Un esperimento che sarebbe auspicabile replicare in tutta Italia.

L’efficacia della fitodepurazione indoor: salute fisica e mentale

La sfida per il futuro, secondo Baraldi, è quindi quella di proseguire nella ricerca scientifica per confermare la reale efficacia dei tanti studi effettuati. Molti di questi studi sono stati eseguiti in ambienti controllati e solo per determinate sostanze inquinanti, per cui i risultati possono non essere sempre replicabili nella realtà del quotidiano. 

Precisa la dott.ssa Baraldi: «i benefici del verde si estendono anche sulla salute mentale, nell’alleviare gli stati di ansia e di stress, nel favorire la concentrazione sia nelle scuole che nei posti di lavoro e quindi rendere più vivibili le nostre giornate, che trascorriamo per la maggior parte in ambiente chiuso». 

Rita Baraldi

Dr.ssa Ricercatrice Associata all’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerca di Bologna (IBE-CNR).

Caterina Nicolis

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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