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La Casa del Portuale è stata realizzata a Napoli tra il 1968 e il 1980 da Aldo Loris Rossi
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Il resto di niente: utopie concrete e architetture ruvide nel tessuto urbano di Napoli

Il segno di Aldo Loris Rossi è l’epicentro dell’itinerario espositivo della mostra Il resto di niente al Museo Madre di Napoli, in collaborazione con Gucci – ideali impastati nel cemento, slanci architettonici spesso abortiti

Il resto di niente al Museo Madre di Napoli, in collaborazione con Gucci 

Disegni su carta, lucidi e stampe su rodex ripercorrono il lavoro dell’architetto Aldo Loris Rossi su nuclei abitativi e mega-strutturati di impeto verticale e plastico. Gli esseri viventi secondo l’ottica dell’architetto dovevano coesistere in un ambiente considerato “organico” per la facoltà di generarsi tramite un sistema di moduli e sezioni diagonali che si estendono in ogni direzione. Volumi che si articolano intorno a un nucleo centrale, ingranaggi deflagranti all’esterno propagando energia centrifuga, ma sottoposti a un demiurgico controllo geometrico e strutturale che deriva dall’esperienza del razionalismo. 

Dalla rubrica Overshoot, a cura di Enrico Salvatori, trasmessa da Radio Radicale, la voce di Rossi sottolineava di continuo la necessità di rottamare la spazzatura edilizia post-bellica priva di qualità e non antisismica, attraverso un masterplan vertebrale e un sistema di trasporti intermodale che tenga conto anche delle questioni dell’ambiente. Una necessità di rinnovamento, di messa in sicurezza e di respiro urbano eco-sostenibile che non poteva essere elusa. 

Il segno di Aldo Loris Rossi è l’epicentro dell’itinerario espositivo della mostra Il resto di niente, la collettiva che ha aperto al Museo Madre di Napoli il 30 maggio 2024 (in scena fino al 27 luglio 2024), curata dalla direttrice Eva Fabbris con Giovanna Manzotti, da un’idea di Sabato De Sarno. Una mostra prodotta dalla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e dal museo Madre, in collaborazione con Gucci. 

Eva Fabbris sulla mostra Il resto di niente al Museo Madre di Napoli

«Ho scelto questo titolo che si ispira al libro del 1986 Enzo Striano sulla rivoluzione partenopea del 1799 – afferma Eva Fabbris – perché è stata la prima lettura, per me veneta appena arrivata a Napoli, che  mi ha aiutata a capire molte cose di questa città, anche in un periodo come questo presente, in cui sta affrontando temi come l’over tourism. In queste pagine ho trovato il senso della visionarietà di cui è sempre stata capace».

Napoli ruvida: slanci architettonici che il tempo ha trasformato in allegorie scenografiche

Il tessuto urbano di Napoli è solcato da spinte di rinnovamento e segni utopici, talvolta abortiti, incompiuti o rimasti a livello embrionale. Slanci architettonici che il tempo, i terremoti e gli eventi bellici, quanto lo scorrere delle vicende umane hanno trasformato in allegorie scenografiche. Due per tutte, la mole barocca crivellata e rocciosa di Palazzo Donn’Anna, che Cosimo Fanzago nel Diciassettesimo secolo ha proteso sul mare di Posillipo per una volubile viceregina asburgica e la smisurata volumetria simbolica del settecentesco Real Albergo dei Poveri in via Foria.

Napoli ruvida di tufo consunto, nera come ossidiana, abbagliante di mille colori di marmi e pietre. Vorticose stratificazioni di cemento scultoreo o, a livello più prosaico, progressivamente sfaldato e ferito fino a mostrare lacerti di rugginose gabbie metalliche. Controversa sommatoria di infiniti immaginari e concettualità, crogiolo di speranza, incrocio di tenebra e palingenesi. Napoli contraddittoria e lacerante affermazione del nuovo e ostinata negazione di esso. 

Il plot dell’esposizione ruota sulla relazione tra i contesti architettonici e le esperienze identitarie ed emotive che contengono. Interpreta l’aspirazione e il messaggio del novel di Striano imperniandosi sulla possibilità di trasformazioni sociali e antropologiche che affiorano in un periodo di forte cambiamento per la città campana.

Giulio Delvè, Carazia
Giulio Delvè, Carazia

Aldo Loris Rossi – impegno politico e funzionale, utopie concrete

«A Napoli – ricorda la protagonista Eleonora de Fonseca Pimentel in una pagina de Il resto di nientealitavano savia comprensione, insofferenza gentile, meglio ancora supremo senso della vita, in equilibrio fra pietà e disincanto. Tutto (dal grande e nobile al futile e meschino) acquistava preziosità inestimabile ma, al tempo stesso, non valeva nulla».

Un’esperienza progettuale condotta non di rado insieme alla collega e artista Donatella Mazzoleni – suo il corpus di Materiale abitabile: città struttura n.1, 1968 e n.2, 1973 –  che impagina morfologie modulari, espressionismo e allusioni brutaliste e neo-plasticiste, rivisitando ispirazioni tratte dal Futurismo e Costruttivismo. Libertà compositiva spiccata ed onirica, una tensione fantastica, anzi fantascientifica, che ha fatto sua la lezione di Tatlin, la narrativa filmica di Metropolis di Fritz Lang quanto le suggestioni dinamiche e monumentali della Città nuova di Antonio Sant’Elia e delle sue case-macchina gigantesche tra cui si aggirano dirigibili. 

Una poetica di marca umanistica, quella di Aldo Loris Rossi, immersa in uno Zeitgeist di impegno politico e funzionale, alla ricerca di un rapporto organico, per certi versi affine al concetto wrightiano, con la natura e l’antropizzazione sostenibile. Raggiungimenti che incarnano “utopie concrete”, come lo stesso Rossi li definiva con un ossimoro, giocando forse sull’aspetto materico del cemento quale sinonimo di duttile solidità e qui documentati durante la costruzione da numerose immagini d’archivio. 

Overshoot del fotografo berlinese Tobias Zielony (Wuppertal, 1974) – le opere architettoniche di Rossi a Napoli

Overshoot si intitola la commissione accolta dal fotografo berlinese Tobias Zielony (Wuppertal, 1974), non nuovo al rilievo di paesaggi metropolitani e industriali, che testimonia come siano vissute, abitate e fruite di passaggio le opere architettoniche di Rossi a Napoli, come la Casa del Portuale (1968-1980) e il complesso residenziale Piazza Grande (1979-1989), a quarant’anni dalla loro costruzione. Scatti che intrecciano l’accumularsi di reperti, manifestazioni spontanee e successivi residui del vivere all’autonomia raggiante dei volumi e piani complessi immaginati da Aldo Loris Rossi. 

Con i progetti di Rossi dialogano i vari artisti presenti in mostra, diversi per provenienza, linguaggio e generazione, ma uniti da un filo condiviso. Un corto circuito che miscela la ricerca contemporanea agli anni Settanta di Vincenzo Agnetti, senza apparenti cesure o incagli teoretici.

Il resto di niente – i Feltri concettuali anni Settanta di Vincenzo Agnetti

Il resto di niente traccia un viaggio fluido e corale. Installazioni, modelli, opere sonore, video, sculture luminose che connettono all’oggi quelle promesse e aspirazioni che hanno originato le architetture di Aldo Loris Rossi. Le temps revient, il tempo si rinnova. Un moto circolare e centripeto che si manifesta subito nella prima sala, nel raffronto tra i Feltri concettuali anni Settanta di Vincenzo Agnetti e il fuori scala della surreale Catena gonfiabile avorio pensata ad hoc da Franco Mazzucchelli per quest’occasione espositiva, che interagisce, sfidando il perimetro, con l’intero spazio dell’ambiente. 

Mazzucchelli, nato nel 1939 a Milano, è autore anche dell’Elica e del Doppio cuscino installato nell’ingesso del museo, sul quale si può intervenire con scritti, disegni e dediche, che rimanda alla sfera dell’interazione e al debutto “collettivista” della sua parabola d’artista, nel sesto decennio del Novecento.

Sabato De Sarno torna alle radici della sua città – Napoli

Sabato De Sarno approda al Madre, torna alle radici della sua città. L’idea nucleare della mostra viene da questo legame d’appartenenza e muove dalla riscoperta di una ricerca autoctona sull’estetica del brutalismo, arricchita da un crescendo d’implicazioni sociali e antropologiche. Gucci, di cui De Sarno è Direttore Artistico, ne ha sostenuto la realizzazione.

Özgür Kar, Angharad Williams, Domenico Saliern

L’inerme ragazzo in dormiveglia in bianco e nero, A guy under the influence, 2020, del turco Özgür Kar, che vive e lavora ad Amsterdam, è rappresentato come oppresso dall’influenza dei media e avviluppato in un mormorio che simula una cantilena intervallata da agitazioni e frasi in inglese di difficile decifrazione. La scelta di Angharad Williams, disegni di autovetture in scala 1:1 della serie Cars del 2022, verte sul ritratto parziale e inatteso di un organismo urbano visto da angolazioni insolite, in questo caso frutto del suo girovagare tra i quartieri di Berlino. 

Le macchine diventano prismi che delineano una dimensione giocata tra interno ed esterno. Il video Sigarette e Signore, 1998, di Domenico Salierno, imperniato su una contrabbandiera di sigarette dell’area periferica di Afragola nella cintura napoletana, dove l’artista è nato nel 1967, medita sull’esistenza e il quotidiano, sulle dialettica tra le classi sociali e l’emarginazione. La voce off stage di Salierno scandisce un monologo inteso a interessare i passanti coinvolgendoli nelle attività della città.

Sara Persico, Brutal Threshold; Carazia, di Giulio Delvè

Napoletana, ma  basata a Berlino è anche Sara Persico, classe 1992. Brutal Threshold (2024), è un’installazione sonora composta da registrazioni vocali e campionamenti acustici raccolti a Tripoli di Libano, audio che si fondono e sovrappongono in dissonanza e armonia lungo una scala del museo. Carazia, di Giulio Delvè, del 2020, una portiera d’auto dei Carabinieri accostata a una della Polizia, riflette sul terreno dei rapporti familiari e lavorativi dei corpi di stato italiani che con i loro veicoli transitano nello spazio pubblico. Pensiero laterale che intercetta e condensa oggetti e situazioni apparentemente scollegati tra loro dando vita a inedite significazioni ed ermeneutiche. 

Jim C. Nedd interpola elementi di vita quotidiana con riflessi onirici tratti dal reale – Fuorigrotta # 2 

L’italo-colombiano Jim C. Nedd interpola elementi di vita quotidiana con riflessi onirici tratti dal reale.La fotografia Fuorigrotta # 2 è stata scattata nell’omonimo quartiere partenopeo il 3 giugno 2023 durante i festeggiamenti per la vittoria dello scudetto del Napoli e interpreta una tematica ricorrente dell’artista, sovente plasmata su esperienze e memorie collettive. Coreografia di condivisione spontanea riassunta dall’ombra di un crocchio di tifosi che sventolano esultanti una bandiera. 

Bianca Benenti Oriol & Marco Pezzotta

Chiudono il percorso espositivo le due sculture in vetro soffiato You Make the Program for Life. You Make the Program– 2017- del duo RM ( Bianca Benenti Oriol & Marco Pezzotta). Due lacrime solidificate che sfiorano il pavimento e rendono tangibile un attimo di fragilità come la commozione e il pianto in un luogo esposto allo sguardo altrui. Sempre al duo artistico fondato nel 2015 si deve la coppia di sculture A Shack of Wealth – 2021- , affiancate da opere di nuova produzione A dog, a car, an epidemic of body lice; RATS; Il parco, la panchina, la stazione, 2020-24.Ombrelloni dalla calotta inclinata o rovescia che filtra la luce solare sublimandosi in ricordi e frammenti di un’atmosfera. 

La rassegna partenopea ti lascia dentro una lieve inquietudine e inevitabilmente suggerisce approfondimenti e quesiti, ma si astiene da ogni temperatura esageratamente manichea e da ogni eccesso politico. Il pathos vibra sospeso dentro un’ogiva estetica luminosa, fatta di echi e rispondenze sottili. Partitura scandita da presagi, metafore ed assonanze. Dalla disamina e rievocazione del destino futuro prospettato da quelle costruzioni e soprattutto da quegli ideali che le originarono e ponendola a confronto con l’immaginario che oggi riescono a creare, emerge una riflessione sull’abitare e le sue implicazioni affettive.

La Casa del Portuale è stata realizzata a Napoli tra il 1968 e il 1980 da Aldo Loris Rossi
La Casa del Portuale è stata realizzata a Napoli tra il 1968 e il 1980 da Aldo Loris Rossi

Cesare Cunaccia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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