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Secolari pini marittimi, querce e allori nell’Isola Bisentina
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L’Isola Bisentina rinasce con il supporto della Famiglia Rovati, luogo sacro al centro del lago di Bolsena

Sull’Isola Bisentina può tornare il pubblico – diciassette ettari di storica trascendenza, varietà botaniche e installazioni site specific: l’impegno della Famiglia Rovati per l’Isola Bisentina nel Lago di Bolsena.

Isola Bisentina al centro del Lago di Bolsena, l’attracco alla residenza di campagna della principessa Beatrice Spada

La barca che conduce all’Isola Bisentina, Lago di Bolsena, attracca in un ligneo porticciolo liberty, fatto erigere da Beatrice Spada nei primi anni del Novecento e oggi interamente ristrutturato. La principessa fece dell’Isola la sua residenza di campagna. L’ecosistema si potenzia tra ortensie, querce, alberi secolari ad alto fusto e tunnel di allori. Un genius loci che si riassume nei versi di Carducci: o desïata verde solitudine, lungi al rumor degli uomini. Una targa marmorea recita questo incipit di Ruit hora, contenuto nelle Odi Barbare. Posta su un’arcata esterna che segnava i confini dell’hortus conclusus al tempo in cui Papa Eugenio IV autorizzò la costruzione di un convento francescano affidato ai Frati Minori Osservanti.

Etruria – Tuscia, nord-ovest del Lazio – dove si trova il Lago di Bolsena e l’Isola Bisentina

Distese di olivi, cipressi e platani radicati in una terra secolare. L’Etruria oggi è più identificata come Tuscia, la parte nord-occidentale del Lazio. Una geografia liminale, sinuosa nella sua ampiezza, tra la Toscana e l’Umbria. Frastagliata, pianeggiante, collinare, le sue strade conducono anche al lago di origine vulcanica più esteso d’Europa. 

Isola Bisentina, Lago di Bolsena, le origini sono remote, tra storia e mito

Le origini del Lago di Bolsena sono remote. Abitato dal Neolitico, le sue acque si sono originate più di seicentomila anni fa da un collasso calderico a seguito dell’eruzione di sette crateri che hanno comportato lo sprofondamento dell’area in cui sorge il lago – la cui profondità massima è di centocinquanta metri. La sabbia di colore nero che ne lambisce le coste testimonia la sua eziologia vulcanica. 

Marta, Capodimonte e Bolsena, tra gli otto comuni sulle rive del lago

Con otto comuni che sorgono sulle sue rive – tra cui Marta, Capodimonte e l’omonima Bolsena – la natura magmatica del lago lo lega alla dimensione mitologica etrusca. Un giano bifronte, scisso tra una doppia sacralità ctonia, creatore e distruttore. La violenza dell’eruzione viene negativamente attribuita all’infernale Velch, dio etrusco del vulcano. Plinio il Vecchio scrive di un monstrum dal copro di drago e testa di serpente. A questa forza distruttrice si oppone Vortumna, dea della fertilità e della terra. In suo nome fu eretto il Fanum Voltumnae, il santuario federale delle dodici città stato etrusche. Seguendo il pensiero di Umberto Galimberti, il sacro è ambivalente: attrae senza rendersi totalmente a noi comprensibile. 

Il monumentale complesso ellittico dell’Aiola, scoperto da Alessandro Fioravanti nel 1959

A intensificare l’atmosfera mitica attorno a questo bacino idrico concorre la scoperta dell’ingegnere Alessandro Fioravanti nel 1959: durante un’immersione scorse dei grossi cumuli di pietre che i pescatori chiamano Aiole. Quattro ammassi di forma ellittica disposti alle quattro ideali estremità cardinali del lago. Fatti risalire alla prima età del Ferro, contengono manufatti ceramici e il loro utilizzo appare legato a sorgenti termali. Oltre all’approccio archeologico, gli antropologi attorno a questi monoliti ipotizzano un rito pagano di consacrazione al lago. 

Le due isole nel Lago di Bolsena: la Martana e la Bisentina 

Nel lago di Bolsena sorgono due isole. La Martana è la più piccola. Oggi privata. Qui è dove Amalasunta, regina dei Goti, figlia di Teodorico, fu trucidata dal cugino Teodato il 30 aprile 535 d.C. L’altra è l’Isola Bisentina. Diciassette ettari di forma triangolare abitati sin dall’epoca etrusca. Piccolo borgo-rifugio, poi carcere, convento, residenza nobiliare a partire dai Farnese, per passare agli Spada e infine ai principi Del Drago. Dal 2017 è stata acquistata dalla Famiglia Rovati che riapre al pubblico un luogo sospeso tra dato storico-artistico e aura sacrale. 

La Famiglia Rovati, il restauro dell’Isola Bisentina

Un’opera di restauro a tutto tondo quello portato avanti dalla Famiglia Rovati a partire dal 2019,  che oltre la sede milanese in Corso Venezia, sull’Isola Bisentina si impegna a offrire ai visitatori un percorso interdisciplinare e divulgativo tra arte, botanica, architettura e teologia. Tra le attività di recupero portate avanti spicca quella che rande chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo nei pressi della darsena liberty. Il monumento fu commissionato da Alessandro Farnese Juniore a Vignola come ampliamento della preesistente chiesa di S. Giovanni Battista, nella quale a suo tempo Ranuccio Farnese aveva voluto un mausoleo per la famiglia. Già completato il restauro della cupola di piombo e della facciata, la chiesa nel tempo sarà resa accessibile negli interni.

Il misticismo che permea l’Isola è intensificato da cifre che ritornano nell’architettura che la caratterizza. La Bisentina presenta due cappelle ottagonali, erette in onore di Santa Caterina e dei Santi Giacomo e Cristoforo. L’ottagono è sintesi tra umano e divino, rispettivamente rappresentati dal quadrato e dal cerchio. Sinonimo di equilibrio cosmico ed eternità, questo numero cardinale torna e abbraccia l’interno lago di Bolsena: un allineamento di cinque cappelle ottagonali tra lago e terra – da San Lorenzo Nuovo a Rocca Farnese di Capodimonte – è interpretato già secondo Pico della Mirandola come celebrazione della sacralità del luogo. 

I frati francescani tra il XV e XVI secolo crederanno a loro volta sette cappelle sul perimetro dell’Isola, un itinerario di Via Crucis sancito da due bolle papali – fare tappa a tutte e sette le cappelle votive comportava il ricevere l’indulgenza plenaria. Tre sono oggi sono nuovamente visitabili. In una di queste, l’Oratorio di Monte Calvario, sono conservati affreschi attribuiti al pittore rinascimentale Benozzo Gozzoli.

Grazie al restauro dell’Isola intrapreso dalla Famiglia Rovati torna accessibile anche la Malta dei Papi

Misteriosa nella sua creazione, ubicata sotto il monte Tabor, il punto più alto dell’Isola raggiungibile attraverso una scalinata costruita dai monaci nella pietra vulcanica. La Malta è citata da Dante nel Paradiso (canto IX, vv. 52-54) come carcere perpetuo: Piangerà Feltro ancora la difalta da l’empio suo pastor, che sarà sconcia sì, che per simil non s’entrò in malta. Si tratta di un profondo cunicolo scavato nel tufo alla cui estremità c’è una camera ipogea di circa sei metri e al cui centro è ubicato un pozzo, sopra il quale vi è un’apertura circolare che serviva per la raccolta di acqua. Che questa struttura fosse in epoca romana usata come cisterna lo rivela l’intonaco impermeabile trovato sulle mura delle parerti interne, ma la sua origine è probabilmente più antica e legata alle acque sorgive termali che scorrono sotto di essa. Ciò conferirebbe alla Malta una sacralità ritrovata: un grande ventre sotterraneo all’interno del quale venivano celebrati rituali legati alla nascita e alla fertilità. 

Trasformata per un lungo periodo in carcere a vita per eretici, questa camera fu annoverata nel tempo fra i temi dell’occulto e fu oggetto di conversazione tardo ottocentesca nel salotto teosofico di Madame Blavatsky, che riteneva il luogo uno degli ingressi segreti per il regno sotterraneo di Agarthi, “l’inaccessibile”. 

Grazie al restauro dell’Isola intrapreso dalla Famiglia Rovati torna accessibile anche la Malta dei Papi. Sofia Elena Rovati, direttrice del progetto di apertura dell’isola dal 2022, afferma: «oltre che godere delle bellezze architettoniche e naturalistiche di questo museo a cielo aperto, il visitatore è invitato a vestire i panni di esploratore, partecipando alla scoperta della Malta e del suo significato profondo».

Arte contemporanea nell’Isola Bisentina 

Perseguendo la missione di far dialogare le arti tra loro, la Famiglia Rovati presta installazioni site specific che concorrono a portare l’arte contemporanea sull’Isola Bisentina. 

Con l’opera Il vello d’oro, Federico Gori interviene su un leccio millenario. L’albero secolare, considerato  “antenna degli dei” dai popoli pagàni per la sua capacità di intercettare i fulmini, divenne poi il “Giuda arboreo” per la chiesa cattolica in quanto unico albero che non si sarebbe rifiutato di dare il suo legno per la croce di Cristo. La dicotomia simbolica e la fragilità del fusto hanno suggerito all’artista toscano di recuperare il mito del vello d’oro, ovvero l’ariete che cura le ferite. Gori ha creato una sagoma del vuoto che all’interno dell’albero, sulla quale ha poi sviluppato un calco composto da vari materiali: una prima parte in rete metallica che ha permesso di dare forma alla scultura, poi un intervento in vetroresina che ha sigillato questa ferita. L’ultimo strato è in oro puro a ventiquattro carati, proveniente dalla Giusto Manetti di Firenze, storica azienda fiorentina che pratica l’arte della battitura dell’oro dal 1602. Un vero e proprio manto a protezione dell’albero che enfatizza non solo la sua bellezza estetica ma anche la volontà di proteggere il dato naturale che permea l’Isola.  

All’Isola Bisentina due interventi artistici contemporanei – Nina Salsotto Cassina e Roberto Cacciapaglia

Quest’anno presso la Bisentina sono stati presentati due nuovi progetti site specific. Il primo, Fondere una roccia dell’artista Nina Salsotto Cassina che ritrae l’Isola attraverso uno studio e trasformazione delle sue rocce vulcaniche. Una composizione di tre vasi rotondi, frammenti e tavole di studio dei materiali scavati porta in luce l’identità materica, geologica e sentimentale della Bisentina. I tre vasi sono esposti nei pressi della cappella sul monte Tabor, che contiene un affresco raffigurante la Trasfigurazione di Cristo.

Il secondo progetto consiste in Celestia, installazione di sound art composta dal maestro Roberto Cacciapaglia. La musica accoglie il visitatore all’interno della Malta dei Papi, donandole un significato rinnovato: da carcere perpetuo a luogo di rinascita custodito nel ventre della terra. Queste due nuove opere installate nei due poli estremi del Monte Tabor – la sua cima e sottosuolo – fanno sì che il monte stesso diventi una sorta di porta alchemica tra dato materico e luminoso. 

Isola Bisentina

Un luogo di contemplazione, un rifugio per la biodiversità, uno spazio per la ricerca e la didattica di carattere scientifico, artistico e culturale. Un progetto di conservazione e divulgazione promosso dalla Famiglia Rovati. 

Federico Jonathan Cusin 

Secolari pini marittimi, querce e allori nell’Isola Bisentina, Lago di Bolsena
Secolari pini marittimi, querce e allori nell’Isola Bisentina, Lago di Bolsena
Affresco della Trasfigurazione x installazione di Nina Salsotto Cassina
Affresco della Trasfigurazione x installazione di Nina Salsotto Cassina

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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