Centrale Fies, fotografia Alessandro Sala
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Da edificio industriale a residenza d’artista – Centrale Fies a Trento

Nella Valle dei Laghi, tra le gallerie, trasformatori, sale comando e macchinari, studiano e si esibiscono generazioni di artisti internazionali. Dall’isolamento nasce linfa creativa

Centrale Fies: primo esempio in Italia di recupero di edifici industriali inutilizzati a scopi artistici e culturali

Nel 1999 Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi hanno avviato il progetto, tramite la cooperativa Il Gaviale. Si tratta di un’impresa culturale, sostenuta da contributi pubblici e privati, nata in una vecchia centrale idroelettrica del Trentino. La costruzione è una centrale asburgica risalente al 1911, diproprietà della Hydro Dolomiti Energia. Sorge nel cuore della Valle dei Laghi, in Trentino. Si trova tra il fiume Sarca e le Marocche, composizione di massi franati dai monti Brento e Casale durante l’ultima glaciazione. Inizialmente, Enel – vecchio proprietario – lasciò la centrale in comodato d’uso con il permesso di utilizzarla per festival ed eventi culturali. In seguito, il progetto di Centrale Fies si espanse e consolidò le proprie fondamenta ideologiche. Occupò quasi tutte le sale della centrale idroelettrica. Il comodato d’uso si è poi convertito in un progetto stabile. 

La compagnia di Centrale Fies in Trentino

Il restauro dei luoghi – sotto la guida dell’architetto Sergio Dellanna – segue le iniziative della compagnia di Centrale Fies. L’impatto ambientale è stato vicino allo zero. L’idea era quella di un luogo remoto, nel mezzo del verde del Trentino, che fosse difficile da raggiungere. Anche per evitarei caos urbano, spesso frutto di spunti creativi, ma spesso letale per la digestione e stesura dell’opera. Una scelta con risvolti diversi, spiega Virginia Sommadossi, creative director e comunicazione. «Ci isola rispetto alle opportunità che si avrebbero potuto ottenere in un edificio nel centro di una città universitaria, ma ci rende un luogo denso di ispirazione».

La ristrutturazione di Centrale Fies a opera di Sergio Dellanna

La centrale idroelettrica, in parte ancora attiva, è stata ristrutturata mantenendone la sua anima industriale. Molte sale oggi legate alla compagnia artistica conservano il ricordo del loro vecchio scopo. La sala comando conserva i caratteri originali di una sala comando di una centrale elettrica: oblò, enormi finestre ad arco, copertura a falde. Ora è una sala conferenze, meeting, shooting, eventi. La sala turbine è la più grande di tutta la centrale. È oscurata da pannelli che ricoprono le grandi vetrate ai lati. Ospita due tribune per il pubblico ed è adibita a teatro e organizzazione di eventi.

Le sale di Centrale Fies, residenza d’artista

La sala forgia si trova in una zona periferica della centrale, e non è mai stata ristrutturata. Pareti scrostate, muri ammaccati, tiranti arrugginiti che attraversano il soffitto. Piccole finestre sul lato lungo accompagnano la luce fino all’enorme finestra che occupa quasi tutto il lato corto della sala. Il suo essere rimasta nel passato viene riutilizzato dagli artisti di oggi. Per dare emozioni, esprimere concetti attraverso foto o video, valorizzare le scenografie e rendere il tutto più autentico possibile. La galleria trasformatori, la foresteria, la mezzelune sono ristrutturate e adibite a sala prove, uffici, residenza per artisti provenienti dall’estero. Include anche un ampio parco di 2500 mq adiacente alle mura.

Lampoon: intervista a Virginia Sommadossi, creative director Centrale Fies

«Le arti performative non hanno un’unica definizione teorica: si spazia dal teatro, alla sceneggiatura, alla scenografia, alla danza, alla recitazione», procede Sommadossi. «Chi viene dall’arte performativa ha uno studio più acuto di danza, coreografia o recitazione. Per gli artisti di arte visiva la centralità invece è la materia. E quindi il linguaggio del corpo, dove la performance è il movimento delle articolazioni, sono le espressioni facciali. Da queste scaturiscono immagini, idee, concetti, trame che il pubblico può apprezzare. Noi cerchiamo di unire entrambi gli ambiti attraverso lo studio e la ricerca».

Da centrale idroelettrica a centrale culturale e intellettuale

In Centrale Fies si intrecciano, artisti performativi e visivi, filosofi, studiosi di politica, letteratura, società. L’idea di unire diversi approcci artistici ha spinto Centrale Fies a far nascere una residenza artistica. «Ogni anno ospitiamo artisti provenienti da tutto il mondo e da settori di studio differenti. Il personale accompagna e sostiene le idee degli artisti. Seguiamo dalle prime fasi alla circolazione delle opere finite. La protezione che dà dalle distrazioni del mondo esterno aiuta a rompere quell’elemento di fragilità che opprime l’artista. Durante le residenze azioniamo delle free school. Sono scuole formate da piccoli gruppi di ragazzi, selezionati spesso attraverso un bando. Attraverso lezioni più specifiche si approfondiscono argomenti personali di ognuno di loro, aumentando così la fiducia tra docente e studente. Attraverso l’hub Fies Core, cerchiamo di intrecciare la cultura artistica con tematiche più reali-materiali. Come ad esempio il design, l’agricoltura, il turismo e l’educazione ambientale».

Centrale Fies

Centrale Fies fa parte di una rete europea che raggruppa centri di ricerca sulle pratiche performative. Collabora con accademie nazionali e internazionali. Tra queste c’è l’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles. Apre l’anno accademico di coreografia e performance ISAC nella sede di Centrale Fies. Collabora poi con la Libera Università di Bolzano, per il corso Studio B1 – INTERACT – l’impulso alla contaminazione. Con l’Accademia di Belle Arti di Verona sviluppa il corso ‘Tecniche performative per le arti visive’, tenuto dall’artista Giovanni Morbin.

Supportata da Hydro Dolomiti Energia, dalla Provincia autonoma di Trento, dal Comune di Dro, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Cassa Rurale Alto Garda, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, da APAP Advancing Performing Art Project e dalla Comunità Europea/Programma Cultura.

Andrea Valbusa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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