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Attivisti incollati a Forme uniche della continuità nello spazio di Boccioni Lampoon
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Ultima Generazione: la disobbedienza civile salverà noi e il Pianeta

Un’opera d’arte non vale il nostro futuro, intervista agli attivisti di Ultima Generazione: chi sono e cosa vogliono i ragazzi che chiedono di salvare il mondo dalla catastrofe climatica incollandosi alle opere d’arte

Ultima Generazione: l’operazione Boccioni nel Museo del Novecento di Milano

Nella mattina dello scorso 30 luglio, Bjork Ruggeri e Leonardo Lovati, di 20 e 24 anni, accompagnati da Simone Ficicchia, 22 anni, e Chloé Bertini, 25 anni, hanno prenotato online quattro biglietti per la visita del Museo del Novecento di Milano. Hanno superato la biglietteria intorno alle 17.00, dopodiché sono entrati, scaglionati, e hanno raggiunto la prima sala del museo.

Hanno aspettato qualche minuto, per essere tutti e quattro pronti, e si sono incollati con una mano ciascuno al basamento dell’opera di Boccioni Forme uniche della continuità nello spazio (1913), senza toccare l’opera. Contrariamente alle loro aspettative, sono rimasti incollati alla struttura per più di un’ora. Gli agenti di sicurezza non sono intervenuti ed è passato del tempo prima che chiamassero le forze dell’ordine. Quando queste sono arrivate, hanno staccato e portato via i quattro attivisti che sono stati denunciati per danneggiamento e manifestazione non autorizzata. Il Museo quella sera ha chiuso un’ora prima.

Bjork, Simone, Leonardo e Chloé aderiscono al movimento Ultima generazione che, per richiamare l’attenzione sul collasso eco climatico, porta avanti iniziative di questo tipo ma non solo: tra le proteste ci sono anche blocchi del traffico e scioperi della fame. 

Ultima Generazione è un movimento globale

Ultima Generazione si autodefinisce una campagna italiana di disobbedienza civile nonviolenta che dal 2021 unisce semplici cittadine e cittadini preoccupati per il proprio futuro e per quello di chi verrà dopo. Le loro azioni, soprattutto quelle che hanno come protagoniste le opere d’arte e i musei, suscitano l’interesse della stampa, qualche comprensione e molte critiche.  

A prescindere da ciò che se ne pensi, è indubbio che i giovani attivisti italiani non siano soli e che il grido disperato di chi è ormai convinto che ‘non ci sia più tempo’ stia risuonando nelle sale dei musei di tutto il mondo. A ottobre, il movimento Just stop oil ha protestato ‘contro’ il capolavoro di Vincent van Gogh I girasoli, conservato a Londra nella National Gallery. Poche settimane fa invece, in un solo giorno, l’home page del quotidiano spagnolo El País, riportava l’azione di due attiviste australiane davanti all’opera di Warhol Campbell’s Soup Cans alla national Gallery di Canberra, affianco all’opinione di Gemma García Torres del Museo Nacional del Prado che difendeva il valore e l’antichità non solo delle opere ma delle stesse cornici, spesso coinvolte nelle azioni.

La BMW personalizzata da Andy Warhol ricoperta di farina

Pochi giorno dopo la spolverata di farina che ha invece ricoperto la BMW personalizzata da Andy Warhol nel 1979 a La Fabbrica del Vapore di Milano, abbiamo parlato con Bjork Ruggeri per capire cosa spinge ragazzi e ragazze come lei a esporsi a insulti e denunce per difendere la salvezza del pianeta.

«Io prima facevo parte del movimento Friday for future – ricorda Ruggeri – poi una sera sono andata a una presentazione di Ultima Generazione a Padova e mi aveva colpito molto la preoccupazione delle persone. La tematica era la stessa ma le azioni diverse. Friday for Future punta alla sensibilizzazione, e lo fa con manifestazioni autorizzate, mentre Ultima Generazione usa la disobbedienza civile non violenta. E’ ovvio che questo comporti la polarizzazione delle opinioni ma non c’è tempo per farsi amare da tutti.»

Bjork racconta che quando ha iniziato a sentire un crescente disagio davanti alle conseguenze del cambiamento climatico ha avuto paura di non star facendo abbastanza. Esporsi come fa lei non è facile, ammette, perché la reazione delle persone è imprevedibile e ci sono delle conseguenze legali ma per quanto la riguarda sono nulla rispetto alla prospettiva di un futuro invivibile.

Bjork Ruggeri di Ultima Generazione 

«La mia prima azione è stato un blocco stradale a Pavia», ricorda. Le chiedo se quando compie queste azioni vince più la paura o l’adrenalina e dai suoi vent’anni mi risponde, onestamente, che la paura è più forte e che non ci si diverte a fare quello che fanno. 

Al momento né Bjork né i suoi compagni di lotta sono andati a processo ma hanno degli avvocati che li difendono e che loro pagano grazie alle donazioni private e a una campagna di crowdfunding.

Sul suo canale Instagram, che Bjork usa principalmente per diffondere le azioni del movimento, le foto che posta sono in genere seguite da decine di messaggi irrispettosi, il cui tenore è bel lontano da quello di un dibattito corretto. «Si, non è piacevole, a volte arrivano anche minacce pesanti ma cerco di farmele scivolare addosso» confessa, raccontando poi che le persone a lei vicine la sostengono. «Con mia mamma parliamo tanto, forse è un po’ preoccupata ma non mi ha mai ostacolato e anche gli amici cari condividono quello che faccio e molti sono entrati in Ultima Generazione.»

Non è così per tutti: «Ci sono persone che purtroppo si sono allontanate dalla famiglia per queste divergenze, mentre altri vanno in azione padri e figli insieme» E fra le fila degli attivisti, accanto ai più giovani, iniziano a sommarsi anche profili più maturi: «Come Maria Letizia che ha partecipato all’azione ‘contro’ Andy Warhol o Claudio che ha preso parte a un blocco stradale. Hanno entrambi circa sessant’anni, sono docenti universitari e hanno deciso di unirsi a noi perché vivevano un’incoerenza tra gli insegnamenti che impartiscono ai loro alunni e la situazione nella quale ci troviamo. Anche loro sentivano di non fare abbastanza»

Dai freedom riders alle suffragette – Ultima Generazione

L’attivismo di Ultima Generazione si ispira a modelli storici differenti, che vanno dai movimenti per i diritti civili dei Freedom Riders che negli anni sessanta percorsero in autobus il Sud degli Stati Uniti d’America alle Suffragette europee, e si inserisce in una rete internazionale strutturata con la quale si coordina per portare avanti lo stesso genere di iniziative.

I movimenti di Germania, Francia, Inghilterra (dove sono iniziate questo tipo di manifestazioni con Just stop oil), sono solo alcuni dei principali interlocutori del movimento italiano che ha i suoi gruppi più attivi a Roma, Milano e Padova. Le opere d’arte con cui veicolare il messaggio di protesta vengono scelte a seconda del valore simbolico che, secondo stessi gli attivisti, rappresentano.

«L’opera di Boccioni è stata scelta per il suo legame con il movimento futurista e con la retorica del progresso per il progresso associata all’avanguardia storica: un progresso che, secondo noi, non contempla i propri effetti sul pianeta» racconta sempre Ruggeri. 

Ultima Generazione, la Tempesta di Giorgione

A settembre era toccato invece alla Tempesta di Giorgione, esposta Gallerie dell’Accademia di Venezia, attraverso cui i ragazzi e le ragazze di Ultima generazione hanno denunciato gli eventi naturali estremi, catastrofici, provocati dall’uomo con la distruzione degli equilibri del sistema naturale. «Non abbiamo mai rovinato un’opera – ci tiene a sottolineare Ruggeri – quando abbiamo toccato una cornice, o ci siamo incollati ad una teca di vetro, ci siamo sempre consultati con diversi esperti per capire quale fosse l’entità del danno che avremmo causato, e in che termini il danno fosse riparabile».

Erica Bernardi dell’Accademia di Brera: perché non colpire il mercato dell’arte invece che i musei? 

«Apprezzo il fatto che gli attivisti si informino prima di agire manifestando, ma le risposte che vengono date dagli esperti sono opinabili» commenta Erica Bernardi, museologa, e collaboratrice dell’Accademia di Brera. «Ponendo una stessa domanda a due conservatori, si possono ottenere due risposte diverse: uno potrebbe ritenere un’opera estremamente fragile tale da non poter essere trasportata ad esempio, e l’altro no». E aggiunge: «Trovo comunque assurdo legare attivismo climatico e arte e, soprattutto, attivismo climatico e musei. Se c’è una parte che avrebbe più senso colpire, forse, è il mercato dell’arte, non un settore povero e in perenne crisi come quello museale»

Il potere simbolico dell’arte

Da parte sua però l’IMCO (International Council of Museums), in un comunicato diffuso l’11 novembre scorso, pur richiamando l’attenzione sull’impatto che queste manifestazioni potrebbero avere sul lavoro dei professionisti museali e dei volontari che si adoperano per proteggere e promuovere le opere d’arte, conferma la sua vicinanza alla causa climatica. «ICOM sees the choice of museums as a backdrop for these climate protests as a testament of their symbolic power and relevance in the discussions around the climate emergency». Ecco quindi che forse, proprio grazie agli attivisti, i musei, da tempo luoghi desolati, hanno riscoperto un loro ruolo attivo. Non più semplici contenitori di opere dimenticate ma strumento di diffusione di un appello urgente. «L’arte – ribatte Bjork – non è solo un oggetto materiale bello da vedere ma porta con sé un messaggio che spesso è stato rivoluzionario e visto come scandalose al principio». .

Ferdinando Cotugno: l’attenzione che riserviamo al clima è ridotta e di scarsa qualità

Per Ferdinando Cotugno, giornalista e autore di Primavera ambientale. L’ultima rivoluzione per salvare la vita umana sulla Terra, l’attivismo di Ultima generazione e dei loro alleati europei meriterebbe un racconto più articolato, difficilmente espresso nei mezzi di comunicazione: «In Italia il livello del dibattito è particolarmente basso, lo spazio di attenzione è molto poco, ed è difficile far passare la cura che gli attivisti mettono in queste manifestazioni».

Le azioni di protesta, come si evince dalla testimonianza di Bjork Ruggeri, non sono spontanee, né tanto meno istintive.  «Mi accorgo parlando con persone che non seguono il tema che gli attivisti vengono percepiti come manifestanti che agiscono di pancia sull’onda dell’istinto, ma c’è una strutturazione chiara e precisa del messaggio che vogliamo mandare, del pubblico al quale parlare». 

«Io credo – aggiunge Cotugno – che loro siano consapevoli che la finestra dell’attenzione su questo tema sia ridotta. Per questo, le azioni come quelle citate o il bloccare le strade rappresentano il tentativo di fare il meglio a disposizione con il poco tempo di attenzione che si ha nel dibattito pubblico.»
«Il problema più grande però – sottolinea ancora Cotugno – non è la poca attenzione che si riserva agli attivisti, ma quella che riserviamo al tema del clima in generale: ridotta, di scarsa qualità».

Costruire un ponte tra attivismo climatico e politica

L’obiettivo degli attivisti di costruire una coscienza sociale e politica sulla crisi climatica, sembra ancora lontano. C’è un distacco generazionale, di metodo, quasi fisico tra attivisti del clima e rappresentanti dei partiti, anche dell’area della politica progressista. «È nella natura delle cose che ci sia una frizione tra attivismo e politica ed è compito della politica – prosegue Cotugno – provare a colmarlo. Ma in Italia il tentativo di colmare questa distanza non c’è, la politica progressista è incapace di rapportarsi con questo problema.» 

È anche vero che da parte degli attivisti politici di UG non c’è la volontà di inserirsi nelle istituzioni e di frequentare il mondo dei partiti: «Non vedo il tempo di mettersi in politica e diventare un partito – conferma Bjork – Al momento la cosa urgente è fare in modo di orientare le scelte e fare pressione».


Sunrise movement: un movimento americano di azione politica nato nel 2017

Negli Stati Uniti invece, ad esempio, un dialogo tra attivismo e partiti avviene tramite Sunrise movement: un movimento americano di azione politica nato nel 2017 per far pressione affinché  alle elezioni di Midterm del 2018 venissero eletti nel Partito Democratico i candidati sostenitori dell’utilizzo delle energie rinnovabili. Sunrise movement è tuttora molto attivo e in continuo dialogo con le forze progressiste, impegnandosi per far emergere all’interno delle istituzioni, rappresentanti di cui condividano le istanze ambientaliste. Un esempio di riuscita di questo meccanismo è l’elezione di Alexandria Ocasio- Cortez. 

«C’è una sterilità nel rapporto tra attivismo e politica, che ha impedito che in Italia emergessero grandi figure ambientaliste come è avvenuto per la sfera dei diritti con Ilaria Cucchi» , conclude Cotugno. 

Ultima Generazione, Ferdinando Cotugno

Quando le chiedo come mai gli attivisti di Ultima generazione non si limitino a esporre uno striscione di fronte ad un’opera, Ruggeri risponde così: «È una forma di protesta che è già stata operata e non ha funzionato: questo è il momento di alzare la soglia del conflitto.» E cita le suffragette che, per ottenere visibilità, nel 1914 squarciarono due tele esposte alla National Gallery. «Noi abbiamo una filosofia diversa, non danneggeremmo mai un’opera in modo irreparabile. E siamo consapevoli che non è per quella singola azione che le suffragette abbiano ottenuto i riconoscimenti che sono seguiti. Siamo altrettanto sicuri del fatto che quell’azione sia stata rilevante, all’interno di un insieme di altre azioni di disobbedienza civile.» 

Una volta, durante una protesta, una signora si è rivolta a Bjork e, indispettita, le ha detto: ma ci sono i social, non serve manifestare in questo modo. «Io però non lo credo, i social aiutano ad amplificare il messaggio ma le decisioni vengono prese nel mondo reale e a rischio c’è il nostro futuro, quello vero.»

Prima di salutarla le chiedo che progetti ha per il futuro: «Continuerò certamente a manifestare e a far parte di Ultima Generazione e vorrei anche riprendere a studiare. Ho fatto un anno di filosofia, poi ho interrotto per ragioni personali, ma a settembre prossimo voglio iscrivermi a Storia dell’arte, che è sempre stata la mia vera passione.» Touché. 

Chiara Ciucci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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