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Soggiorno casa Giovanni Muzio a Ca Brutta, foto Gabriele Basilico
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Viaggio nella bolla immobiliare milanese insieme a Carlo Emilio Gadda

L’ossessione milanese per la casa vista da chi ne sta ristrutturando una, tra i dati dell’Ufficio Studi Tecnocasa e L’Adalgisa di Carlo Emilio Gadda

Ufficio Studi Tecnocasa: a Milano i prezzi medi delle case sono saliti del 43,2%, tra il 2017 e il 2022

Negli ultimi due anni ho girato Milano di casa in casa, da quella sottoposta al vincolo delle Belle Arti alla nuova costruzione classe A, in compagnia di agenti immobiliari in cui «i sùbiti guadagni orgoglio e dismisura han generata». La situazione, lo sapevo fin dall’inizio, era complicata: mentre la mia generazione si affacciava—e si ossessionava—sul mercato immobiliare della città, i prezzi medi delle case aumentavano tra il 2017 e il 2022 del 43,2%, secondo i dati dell’Ufficio Studi Tecnocasa, per assestarsi – solo per ora – su una media di 4140 euro a metro quadro per le case ‘usate

Adalgisa. Disegni milanesi: lo sguardo di Carlo Emilio Gadda verso l’oggetto-casa e il ceto borghese milanese

Decisa a vincere il fato, mi tormentavano le pagine che Carlo Emilio Gadda ha sparpagliato nell’Adalgisa. Disegni milanesi per passare in rassegna tutti i dèmoni già novecenteschi con cui i milanesi e i lombardi misurano il proprio rapporto con l’ambiente domestico. Lì Gadda, segnato dall’ingombro emotivo ed economico della casa familiare in Brianza – alle cui vicende l’Ingegnere attribuisce la colpa delle relative ristrettezze della famiglia – rivolge il suo sguardo verso l’oggetto – casa in genere: e il milanesissimo ceto borghese che vi abita, con le sue idiosincrasie e ossessioni, «su tutte quella della cera ai pavimenti». Con Gadda condivido questa appartenenza bifida: a Milano e alla Brianza (Serruchón, nella sua trasposizione lombardo-sudamericana) popolata «Di ville, di ville!; di villette otto locali doppi servissi; di principesche ville locali quaranta ampio terrazzo sui laghi veduta panoramica del Serruchón – orto, frutteto, garage, portineria, tennis, acqua potabile, vasca pozzonero oltre settecento ettolitri: – esposte mezzogiorno, o ponente, o levante, o levante-mezzogiorno, o mezzogiorno-ponente, protette d’olmi o d’antique ombre dei faggi avverso il tramontano e il pampero, ma non dai monsoni delle ipoteche».

Generation rent: la generazione affitto, i prezzi che salgono del 12,47% in un anno, e il mercato delle case dell’Hinterland, i disturbi psicologici legati all’incertezza della casa

Come molti coetanei – adulti, e manco più così giovani – sono segnata anche io da un ingombro psicologico a forma di casa, pur diverso da quello gaddiano: quello per cui la mia generazione ha preso il nomignolo di generation rent, ‘generazione affitto’. A causa di diversi fattori, tra cui la sproporzione tra salari medi e anche solo l’anticipo da versare quando si compra casa con un mutuo, molti trentenni rimangono incastrati nel sistema degli affitti—affitti che comunque continuano a salire (secondo Immobiliare.it nel gennaio 2023 gli affitti a Milano sono stati del 12,47% più alti che nel gennaio 2022)—o sono costretti a cercare casa fuori città, contribuendo a far crescere nell’ultimo anno il mercato di centri dell’hinterland come Cernusco sul Naviglio o Vimodrone di più del 5%. I problemi connessi non sono solo economici: già nel 2018 il Guardian sottolineava come molti millennial a Londra destinati a spostarsi di affitto in affitto facessero i conti con incertezza e instabilità che causavano o aggravavano depressione e altri disturbi psicologici. 

Dalla Martesana fino ai palazzi anni Settanta di via Tibaldi, da via Savona con il cinema Mexico al bilocale nella gentrificata via Padova

Sono stata, personalmente, fortunata. A Milano ho avuto giaciglio alla Martesana (non era in voga, allora) e su Tibaldi in due palazzoni anni Settanta che avrebbero potuto essere lo stesso, in via Savona sopra al Cinema Mexico in un cinquanta metri quadri in palazzo di ringhiera ‘bene abitato’, di quelli con il murale della Madonna accanto al pulsante del portone, in un bilocale appena più grande pieno di memorabilia della Prima Repubblica e AirMax edizione limitata, fluttuante col suo palazzo multilingue in mezzo alla gentrificazione di via Padova. In alcune di queste case, e in modo sconnesso dal loro prezzo, «i portinai: tipica istituzione milanese. […] L’Autore, pusillo, cerca tuttodì di propiziarsele, con vili sorrisi: e con donativi di qualche valsente».

L’era degli ingressi milanesi di Entryways of Milan (Taschen) e di Case Milanesissime di Alvar Aaltissimo

Tra questi traslochi, mi perdevo a immaginare la casa che avrei un giorno comprato a Milano. Nei miei sogni tutto usciva dai coffee table book che intanto, nella rinascita della ‘città egemone’ tra il tardo-Pisapia e post-Expo, cominciavano a raccontare una città understated ma piena di bellezza. Sono così venute le foto degli ingressi milanesi (Entryways of Milan, Taschen) con il loro ‘tripudio di ceramiche e marmi lucenti, tappeti rossi, eleganti bassorilievi, corrimano sinuosi, misteriose portinerie, vasti mosaici, maestose piante in vaso e cassette delle lettere simili a scrigni preziosi’ opera magari di Muzio, Portaluppi e Caccia Dominioni. «E ora vi stava lavorando il funzionale novecento, con le sue funzionalissime scale a rompigamba, di marmo rosa», scriveva infatti l’Ingegnere delle innovazioni del secolo scorso. 

 Sono venuti gli interni meticolosamente studiati, versioni moderne e massimaliste – migliorie, le chiamerebbe Gadda – di quel salotto ambrosiano novecentesco fatto di marmo, ottone e sottesa ironia. È venuto anche, a misura del fenomeno, Case milanesissime del progettista-umorista che va sotto il nome di Alvar Aaltissimo: annunci immobiliari di fantasia che raccontano «la difficoltà del trovare case in affitto vivibili». Per non parlare di comprare – quale utopia – per coloro che non potendo attingere al patrimonio immobiliare del proprio genus devono trovarsi una casa. 

La ricerca della casa a Milano tra i bugigàttoli irregolari di Gadda e i restauri conservativi, stucchi ai soffitti, caloriferi in ghisa, e infissi originali aggiornati al doppio vetro 

Riassumo qui il mio percorso immobiliare: comincio a cercare casa prima del marzo 2020, e di quel periodo ricordo una porzione di villino ex-dirigente ferroviario in una traversa di via Teodosio, e un minuscolo appartamento seppur facciata liberty e vicinanza pasticceria Sissi. Di questi, Gadda avrebbe ben scritto che «questi bugigàttoli non si poteva di certo aspettarsi che avessero a ricevere una pianta rettangolare o anche solo regolare come che fosse: neppure a mano d’un ingegnere del Politecnico […] rinomati anzi come sono, nella nostra indaffarata Milano, per il culto totèmico del trapezio, ossia losanga, che più gli riesce fuora bisotorto, e più loro si sentono bene». In seguito, provo ad aggiudicarmi un piccolo appartamento con restauro conservativo dei più fini zona Piazza Aspromonte – stucchi ai soffitti, caloriferi in ghisa, migliaia di euro di infissi originali aggiornati al doppio vetro – e di raccapezzarmi su un ginepraio di corridoi terzo piano senza ascensore «da credere a una sorta di domestico e felice laberinto ceduto in enfiteuri dall’Onnipotente alla prole marpiònica: mentre ancora s’aspettava l’avvento rigeneratore dei Portaluppi, dei Gio Ponti». Dirimpetto a Shiro Poporoya.

L’acquisto della casa: lo studio di progettazione, gli angoli retti, Carlo de Carli ed ‘escogitazioni funzionali’

Alla fine, compro casa: un centinaio di metri quadri in una zona in cui convivono oggi start up tech con incorporati asili metodo reggiano e l’assenza di qualsivoglia collegamento con il resto della città. La metto in mano a uno studio di progettazione che ammiro, tutto angoli retti, Carlo de Carli ed escogitazioni funzionali. In Villa in Brianza, Gadda ne ricorda una in particolare attribuita alla casa di Longone al Segrino: “una meraviglia del progresso edilizio: le gelosie a ‘coulisse’. […] In capo a tre o quattro ore, col soccorso della gente de’ dintorni, le coulisses potevano coulissare: ma non bisognava tirar troppo quella meraviglia se no si mettevano di traverso, nel rettangolo della finestra, e allora non c’era più cristo che andassero né avanti né indietro.

Il ‘brutalismo borghese’; quella crepa che, come si chiede Michele Mari: «Estetizzando estetizzando, fino a che punto si procrastinerà l’intervento?»

Il mio compagno chiama quello che ne sta risultando “brutalismo borghese”. Io, ossessionata dallo spazio domestico fin da piccola, complice una madre che intratteneva carteggi con architetti steineriani e tappezzieri, passo le ore notturne a leggere diari di cantiere e sfogliare cataloghi virtuali: pur sapendo che l’unico modo per capirne è vederli dal vivo. Sarà, ne sono certa, una casa bellissima. Ci vivrò io, come ho sempre vissuto: indifferente a che l’acqua della doccia sia calda o fredda, seduta per terra coi gatti, a mangiare ragù dalla confezione, a guardare le crepe farsi, come Michele Mari nella casa di Nasca, chiedendomi: «Un’ustione di Burri, una creta? Estetizzando estetizzando, fino a che punto si procrastinerà l’intervento?». Ad avere nostalgia, già lo vedo, della semplicità strampalata della campagna che ho rifuggito: «In casa non ci fu bagno; in una loggia venne collocato un caminetto che non fu mai acceso e credo mai sarà; nel sotterraneo una stufa ‘brianzuola’ (bisognava incoraggiare l’industria locale). Si sentiva un odor di muri freschi, di calce, di salubre modestia, di costumi semplici e ariosi, senza uno specchio, senza una poltrona un po’ comoda da far il chilo».

Elena Viale

Gio Ponti, sistemazione del proprio appartamento nell'edificio di via Dezza 49, Domus 334, 1957, camera da letto della figlia
Gio Ponti, sistemazione del proprio appartamento nell’edificio di via Dezza 49, Domus 334, 1957, camera da letto della figlia
Luigi Caccia Dominioni, sistemazione di un appartamento nell’edificio di via Vigoni 13, Domus n380, 1961. infilata dei locali lungo tutta la facciata.
Luigi Caccia Dominioni, sistemazione di un appartamento nell’edificio di via Vigoni 13, Domus n380, 1961. infilata dei locali lungo tutta la facciata.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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