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Mura medioevali – Vernate, Parco Agricolo Sud, Milano
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A Milano c’è il più grande parco agricolo d’Europa

Continua il racconto di una utopia che potrebbe diventare realtà: Milano Città Giardino – il Parco Agricolo, la filiera corta, e gli alberi – intanto ci sarà un nuovo Data Center che bonifica l’arsenico dal suolo

La pioggia a Milano – la pulizia della Pianura Padana

Era da due anni che non pioveva così tanto a febbraio e marzo. Quando ero un ragazzino, d’estate in spiaggia a Marina di Massa con gli altri bambini che vivevano al mare o quelli che arrivavano da Firenze, Roma o Bologna, mi prendevano in giro – il milanese, mi dicevano – per la cadenza della cantilena quando parlavo, per alcune locuzioni troppo tipiche – e perché a Milano pioveva sempre. 

La pioggia e il vento puliscono l’aria della Pianura Padana, poi torna l’immagine di una mappa rossa con macchie scure e apici viola. La pioggia serve d’inverno, quando le caldaie sono accese. Lo smog non è dato dalle macchine, ma principalmente dal riscaldamento, residenziale e industriale. Gli allevamenti intensivi rilasciano CO2 e ammoniaco.

La forestazione delle campagne, la Pianura Padana e gli agricoltori

Non è immediato da cogliere, ma il problema più complesso è la forestazione delle campagne, non delle città. Le città devono avere gli alberi ovunque possibile per non diventare voragini di sovrappopolazione e calore – ma le campagne sono desolate dalla terra rivolta, da una rete stradale in continua espansione, a volte senza ragione. I distretti industriali dovrebbero sorgere ai ridossi delle autostrade, lasciando la campagna fuori dai percorsi. Percorriamo la Brebemi: l’infrastruttura può anche avere risolto la congestione del traffico tra Milano e Bergamo, ma il navigatore continua a non indicarla come via più breve per andare a Brescia. 

La Pianura Padana deve tornare ad avere alberi ai cigli delle strade e ferrovie, ai confini tra i campi agricoli, nei posteggi e sui perimetri dei capannoni. Ci devono essere ettari boschivi alternati a quelli agricoli – e i presupposti ci sono: le biomasse prodotte dalla cura del bosco possono essere più proficue, per un agricoltore, di alcune colture tradizionali. 

Il problema è sulla tradizione, o meglio dire, sull’abitudine: gli agricoltori non vogliono cambiare i metodi di lavoro a cui sono sempre riferiti, convinti che l’agricoltura si possa fare solo come i padri e i nonni hanno insegnato loro di fare. Attenti a comprare trebbiatrici nuove e comandate a distanza, alcuni agricoltori ripetono come un reddito per loro possa esserci solo tramite agricoltura intensiva. 

La protesta per la PAC

I trattori bloccavano le autostrade: la protesta sussiste contro la nuova PAC. A conferma di come il proprio personale conto in banca abbia priorità di fronte a qualsiasi cosa si possa conversare a tavola, il primo tema di contrasto alla nuova PAC è l’Ucraina. Entrando nell’Unione Europea, l’Ucraina ha diritto ai contributi PAC come le altre nazioni. Una terra devastata dalla guerra, che necessita di un supporto umano da parte di tutti, oltre a quello delle entità sovranazionali. Il budget allocato dalla PAC, la torta è una ed è quella resta: se i commensali aumentano, le fette diminuiscono. I soldi della PAC sono allocati su quantità di ettari agricoli e l’Ucraina ha molti ettari agricoli.

PAC dall’Europa – che cos’è? 

Che cosa sia la PAC forse non è chiaro a tutti. La PAC è un finanziamento che dall’Europa è distribuito agli agricoltori. Gli agricoltori devono presentare i dati numerici della loro attività in campo – quanti ettari, quali sementi, eccetera – in base a queste informazioni, ottengono i sovvenzionamenti disponibili. In passato, i calcoli erano semplici: dipendeva da quanti ettari l’agricoltore lavorasse. Un filare di alberi fermava la luca del sole sul campo, i metri quadrati all’ombra non sarebbero stati ritenuti produttivi – l’agricoltore vedeva diminuire il conteggio dei suoi ettari e riceveva meno sovvenzioni. Risultato: abbattuti gli alberi lungo le strade in campagna. 

Negli anni successivi, in Europa hanno capito quale danno si stava producendo. La PAC deve essere aggiornata ogni cinque anni. Oggi l’agricoltore, per ottenere il reddito disponibile, può scegliere tra le implementazioni di innovazioni che possano avvicinare all’agricoltura rigenerativa. Per esempio, le fossette per le rane – ovvero un’estensione dei canali d’irrigazione dove le rane e gli insetti possano moltiplicarsi. Le rane sono cibo per gli uccelli, e gli uccelli insieme agli insetti, aiutano l’impollinazione. La base dell’agricoltura rigenerativa vuole che la biodiversità e la forestazione in contesto agricolo portino alla fertilizzazione naturale dei campi. 

Farm to Fork e il PAS – Parco Agricolo Sud di Milano, la Città Metropolitana 

La produzione industriale agricola diminuirà, è vero. Migliorerà in qualità. Dovrà aumentare la clientela diretta e locale – quel progetto che l’Europa riassume nel titolo Farm to Fork e che elenca tante valide teorie – ma che si riassume in una semplice indicazione: andiamo a fare la spesa in fattoria. Se volessimo davvero intendere Milano quale Città Metropolitana di Milano – che altro non è se non il nuovo nome della Provincia di Milano – Milano risulta essere la città con il più grande arco agricolo nel suo contesto urbano – oltre 45 mila ettari. È denominato Parco Agricolo Sud – o anche, PAS. 

L’istituzione è al centro di polemiche e motivo di ansia e paura: nasceva come organo di vincolo, impedendo alla città di fagocitare la campagna. Tutti i campi agricoli che rientrano nel PAS non sono edificabili. Si deve al PAS se a poche centinaia di metri dalla Fondazione Prada ci sono gli steli di frumento. In tutti questi anni, il PAS non è mai riuscito a evolversi, da organo di vincolo a organo propositivo, con conseguenti problematiche di bilancio, e di personale d’ufficio. Le critiche si moltiplicavano fino a quando l’anno scorso Regione Lombardia ha deciso di prenderne possesso, portandolo via al controllo di Città Metropolitana di Milano. 

Mura medioevali – Vernate, Parco Agricolo Sud, Milano
Mura medioevali – Vernate, Parco Agricolo Sud, Milano

Regione Lombardia, TOCC, Brebemi 

Il timore è che Regione Lombardia diminuisca la forza del vincolo garantita fino a oggi, permettendo la costruzione di nuove autostrade ad alto scorrimento come la TOCC o una congiunzione Malpensa Abbiategrasso – due infrastrutture che rischierebbero di non essere considerate dai navigatori satellitari come succede con Brebemi, e che andrebbero definitivamente ad annientare ogni possibilità per la campagna di trovare un’economia turistica e il mercato al dettaglio che tale economia permetterebbe. Nessuna città al mondo possiede un tale giardino a venti minuti di macchina dal Duomo – dove si può trovare di tutto e senza allevamento intensivo: uova e formaggi lombardi, mirtilli e lamponi, tutti gli ortaggi – in un terreno fertile come pochi altri al mondo, dove la falda acquifera è quasi inesauribile e si trova a pochi metri sotto il livello del suolo (con il corretto sfruttamento di questa falda, Milano non avrebbe mai problemi di siccità).

Parco Agricolo, Noviglio e Binasco: il nuovo Data Center e la bonifica per l’arsenico

Alle porte del Parco Agricolo SUD, tra Binasco e Noviglio, a ridosso PAS, è in costruzione un Data Center al posto di un campo d’erba di quasi due ettari. Durante gli scavi, nel suolo, sono state trovate densità di arsenico che hanno richiesto una bonifica. Da dove sia arrivato questo arsenico, è solo la logica che può dircelo: le industrie circostanti scaricarono composti che negli anni indietro erano meno regolarizzati di oggi. 

Il Data Center sorgerà sopra quello che poteva essere un bosco. Tecnicamente questo può succedere perché quel preciso campo non è incluso nel Parco Agricolo Sud, ma rientra nel piano regolatore dei comuni di Noviglio e Binasco. Cercando di osservare il lato positivo – poiché quello negativo è evidente – il Data Center darà nuova opzione di lavoro a chi vive in queste zone e che tutte le mattine va in macchina a Milano per un impiego che può apparire uguale a un altro. In questo contesto urbano, sono previste piantumazioni di alberi. Il Data Center produrrà quantità di calore – e qui la domanda: riuscirà questa produzione di colore a riscaldare le attività e le residenze vicino? Le amministrazioni sono state in grado, oltre agli oneri, di ottenere un’implementazione dell’efficienza energetica di tutto il distretto?

I tigli e gli alberi autoctoni, Morimondo e la sede di Kartell a Binasco

Binasco: salendo sulla rampa, che dalla carreggiata dell’autostrada porta al casello, si riconosce un capannone rosso: è la sede di Kartell, azienda di design che produce mobili in plastica. Kartell nacque nel 1949 da un progetto di Giulio Castelli – ingegnere chimico che aveva lavorato con Giulio Natta, premio Noble per la plastica la cui famiglia possiede la vicina Cascinazza (un’oasi di agricoltura rigenerativa di circa quattro mila ettari poco distanti.) La sede Kartell di Binasco, oltre a essere quartiere generale, ospita anche un museo di tutto quanto l’azienda abbia prodotto e realizzato in questi anni. 

Il patron, Claudio Luti, è portatore di messaggi per tutti mobilifici italiani, avendo ricoperto e ricoprendo cariche istituzionali. La domanda è come mai, tutta la zona intorno a questa azienda celebre nel mondo, dal prato che divide il magazzino all’autostrada, dai campi intorno al cavalcavia, dai posteggi dei supermercati nei dintorni alle provinciali che dallo svincolo si dipanano, non siano oggetto pratico e pragmatico dell’impatto positivo che un’azienda come Kartell vuole raccontare quale narrazione di marketing? Neanche a cento metri sdalla Kartell sta sorgendo il Data Center di qui sopra – tra queste due entità, un edificio a cinque piani, in klinker azzurro, abbandonato da anni. Spiazzi e muri di cemento trascurati. Perché prima di costruire un tale impianto, considerando quale costo il progetto possa prevedere, non è stata obbligata la demolizione o il recupero di edifici dismessi?

Legname, filiera corta – artigianato e la Dolceria di Rosate

Quante contraddizioni, ancora: l’Italia è il paese in Europa con il più basso indice di prelievo di legname dai propri boschi – e quindi siamo tra i primi importatori di legno grezzo. Ovvero siamo tra i primi colpevoli per l’impoverimento forestale nei paesi a rischio. In Italia non esiste carta prodotta da cellulosa italiana. I pioppeti della pianura servono per essere bruciati nella produzione di energia rinnovabile – non si tratta di uno spreco, ma di un utilizzo parziale di una materia prima che potrebbe attivare più filiere (oltre alla rilevazione che gli impianti con cui bruciamo questi nostri legni, sono obsoleti). Vale in questo caso, come in tanti altri esempi: in Italia manca il concetto, forse l’ossessione condivisa, di una filiera corta. 

Per una visita al Parco Agricolo, si può proseguire per Besate, e arrivare a Morimondo che del Parco Agricolo si potrebbe definire la Portofino dei campi. La sera di giugno, alla Trattoria del Priore, si può mangiare sotto i tigli – il prosciutto crudo arriva da Parma – non abbiamo ottenuto più informazioni, su dove, a Parma – rimane che questo prosciutto crudo può competere con la selezione di uno chef atellato anche se il piatto costa circa dieci euro (peccato solo che la gestione economica porti poi alla scelta di sedie di plastica). 

A Rosate, tutti i giorni, verso le sei di mattina, Mara Merghetti e Vladimiro De Be, aprono la porta della loro pasticceria – la domenica accolgono il paese. Anche a Pasqua. La ricotta con cui hanno lavorato la torta che porto via, è lavorata nella cascina poco distante. Così come i mirtilli e i lamponi che questa estate arriveranno ancora dalla cascina sulla sinistra, andando verso Bettola. Le uova per l’impasto sono sforzi delle galline da Vermezzo il paese limitrofo. Sulla scatola di carta con cui porto via la torta, leggo il nome della pasticceria, La Dolceria – e sotto una sorta di motto, la frase di Dostoevskij – non sarà la bellezza a salvare il mondo, ma l’artigianato. 

Non si tratta di artigianato – ma precisamente di filiera corta. Il nostro senso civile e civico deve spingerci a cercare di acquistare prodotti locali, fuori dalle grandi distribuzioni – ma sono pochi, tra quelli che vivono a Milano, a sapere dell’esistenza del Parco Agricolo, il più grande parco agricolo d’Europa nel contesto di una città metropolitana che su Lampoon vogliamo raccontare, promuovere, proteggere e migliorare. 

La frazione di Vernate, un dirigente della CMM, la provinciale SP30

Un operatore della CMM sta bloccando il progetto di rigenerazione urbana di una delle frazioni del Comune di Vernate. La frazione è attraversata, tagliata in due, dalla provinciale SP30: sussiste un nucleo storico dove si incontrano la Chiesa di Santa Maria risalente alla fine del 1500 e un Castello Medioevale, edificato nel Trecento, impronta storica più rilevante della zona. Se il traffico sulla provinciale continua a produrre vibrazioni che mettono a rischio la salvaguardia di questi due edifici – la presenza di questi stessi edifici obbliga la provinciale a una strettoia e a un semaforo per il senso unico alternato. Oggi, questa frazione non ha un senso civico per chi la abita: non esiste attività del commercio al dettaglio, non esiste alberatura sui marciapiedi.

La proprietà privata del Castello vorrebbe finanziare un progetto di rigenerazione della frazione, quindi senza alcun aggravio alla spesa pubblica: si vorrebbe prolungare il senso unico alternato già esistente di qualche decina di metri, ridurre la carreggiata, prevedere sia la passeggiata pedonale con alberatura, sia la pista ciclabile. Il progetto è stato approvato e raccomandato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, ha l’appoggio dell’amministrazione locale comunale – eppure l’operatore della Città Metropolitana blocca tutto: sostiene che in caso di incidenti sulle altre provinciali della zona, questa strada in oggetto, debba restare a disposizione. Inutile fare notare che l’intervento proposto non vuole impedirne l’uso, tanto meno in caso di necessità eccezionale – vuole solo insistere sulla rigenerazione di una strettoia a senso alternato già esistente.

Ennesimo esempio di come, sempre più spesso in questo nuovo millennio, la colpa non sia di un sistema – ma di un singolo, preciso individuo.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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