Hyperscanner lo scanner per crare avatar digitali si Superstudio, di Gisella Borioli e Flavio Lucchini
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Superstudio Via Tortona, prima del Design District – parla Gisella Borioli

Nel 1983, nell’area post-industriale di via Forcella apriva Superstudio 13. Gisella Borioli e Flavio Lucchini hanno plasmato la città riqualificando fabbriche 

Gisella Borioli, fondatrice di Superstudio Group

Nella Milano degli anni Ottanta, l’area di via Tortona – oggi uno dei punti più caldi nella mappa di ogni Fuorisalone – era «un deserto dei Tartari». Non la conosceva nessuno «nemmeno i taxisti». C’erano le fabbriche e i loro operai. A ricordarla così è una delle persone che ha cambiato la zona in prima persona: Gisella Borioli, fondatrice di Superstudio Group. Quarant’anni fa – era il 1983 – nell’omonima area post-industriale di via Forcella, insieme al marito Flavio Lucchini, Borioli apriva Superstudio 13. Un hub creativo, diremmo oggi: ospitava studi fotografici e tutti i servizi necessari per portarli avanti. Era l’inizio di un nuovo periodo per Milano Sud. Qui, dopo poco, di fianco a panifici e calzolai, sarebbero arrivate le modelle, gli studi di architettura, i brand. Il progetto si allarga e punta al mondo degli eventi: negli anni 2000 nasce Superstudiopiù, in via Tortona 27, oggi centro della mappa del design a ogni Fuorisalone. Poi, nel 2020, in quella che era una fabbrica siderurgica alla Barona, arriva un altro enorme spazio per eventi, Superstudio Maxi. Ripercorrere la storia di Superstudio serve anche a capire l’evoluzione di Milano.

Gisella Borioli e Flavio Lucchini, da Edimoda a Superstudio 

All’inizio degli anni Ottanta, Borioli e Lucchini, entrambi giornalisti, lasciano la grande Condé Nast – lui era art director di Vogue Italia e ideatore di Vogue Uomo, Casa Vogue, Vogue Bambini. Decidono di aprire la loro casa editrice di giornalismo di moda, Edimoda, con cui Borioli ha lanciato Donna, nella ricerca di «qualcosa che corrispondesse di più alla società e meno al lusso e all’apparenza». Dal punto di vista pratico, ebbero un’idea che oggi sembra semplice ma ai tempi era rivoluzionaria. Staccarsi dalla predominante tradizione del servizio fotografico all’aria aperta e spostarsi dentro gli studi. All’inizio era stato sufficiente l’immobile dove si era stabilita Edimoda, nei pressi di via Washington. La casa editrice era però cresciuta in fretta e a Borioli e a Lucchini era venuta un’altra idea. Volevano un posto grande, con più studi, dove ospitare fotografi, videomaker e creativi freelance. In quelli che un tempo erano capannoni industriali nasce così Superstudio 13, fondato insieme al fotografo Fabrizio Ferri. Il nome è un omaggio al gruppo di architetti – amici di Borioli e Lucchini – che a Firenze, negli anni Sessanta, proprio sotto la sigla Superstudio, si erano uniti per sperimentare ed esplorare nuovi modelli architettonici.

Superstudio Più e il Tortona Design District

Mentre Lucchini inizia a dedicarsi all’arte, oggi la sua principale attività, Borioli continua intanto a lavorare nel giornalismo, tra televisione e carta. «Mi piaceva l’idea di creare un luogo dove si potessero fare riprese video, piccole sfilate e altri eventi live, così abbiamo iniziato a cercare un altro posto». General Electric stava vendendo parte dei suoi spazi in via Tortona. Costavano 17 miliardi di lire, misuravano 17mila metri quadrati. «Il 17 è il mio numero fortunato e così ci siamo messi a fare il giro delle banche di Milano per ottenere un finanziamento. Lorenzo Rossetti, dei Fratelli Rossetti, era nel cda di Banca di Legnano. Alla fine è stato lui a credere nel progetto», ricorda Borioli. Nel 2000 apre Superstudio Più.

Quel posto «era tutto un delabré», c’erano sì i soldi per comprarlo, ma non per metterlo a posto. Viene così ristrutturato soltanto nei mesi estivi, perché negli altri inizia a ospitare eventi di ogni tipo. Lapo Elkann lo scelse per lanciare la Fiat 500, diversi designer per le loro sfilate: la prima fu una collezione uomo di Vivienne Westwood, presentata «in mezzo ad alcuni macchinari che ancora lavoravano, ai tempi erano ancora rimasti lì alcuni operai della General Electric». Nel mondo di Superstudio entra a gamba tesa anche il design. Giulio Cappellini e Via, associazione di designer francesi, ci portano esposizioni di giovani nomi che diventeranno tra i più conosciuti negli anni a venire. Tom Dixon, Fabio Novembre, Jasper Morrison. Le mostre iniziano a spostarsi anche a Superstudio 13, creando un percorso che collega i due spazi. È la nascita del Tortona Design District del Fuorisalone, che cambia per sempre il modello di eventi di tutte le Design Week a seguire.

Dal Temporary Museum for New Design al Superdesign Show: design e tecnologia

Mentre zona Tortona continua a crescere, Borioli – con la direzione artistica di Cappellini – decide di puntare su una formula più vicina al museo che alla fiera espositiva. Nel 2009 a Superstudio Più arriva così il Temporary Museum for New Design. Nel 2015 la filosofia cambia di nuovo, con il lancio del format Superdesign Show. Punto di partenza è la consapevolezza che il design «ha ormai superato se stesso, è andato oltre al ‘mobiletto’ e ha cominciato a disegnare il mondo», aprendo nuove strade di ricerca con il supporto della tecnologia.

L’attenzione al futuro e agli sviluppi tecnologici continua a segnare l’evolversi di Superdesign Show. Per l’ultima Design Week, il tema scelto è stato ‘Inspiration, Innovation, Imagination’. Le tradizionali grandi installazioni che hanno formato il carattere di Superstudio e gli oggetti di design selezionati hanno fornito la base per interrogarsi sul futuro dell’industria, all’intersezione con realtà aumentata e intelligenza artificiale, anche in ottica ambientale.

Dagli avatar a Chat GPT, con Gisella Borioli

Il tema del progresso tech è caro a Borioli e a tutta la sua squadra. Negli spazi di Superstudio 13, alla fine dello scorso anno, è arrivato uno scanner con 200 obiettivi, capace di scansionare in tre dimensioni oggetti e persone. «Vai dentro una cabina e in tre secondi si crea una sorta di avatar, combinando tutti gli scatti migliori per arrivare al risultato finale», spiega Borioli. La macchina, di fabbricazione tedesca, si chiama ‘Twins, Hyper Realistic 3D Content Solutions’ e apre la riflessione alle applicazioni future, anche commerciali, di strumenti simili. Secondo Borioli, la strada è ancora da tracciare. «Non penso che finiremo per convivere con quello che chiamiamo Metaverso. O meglio: la comunicazione se ne avvarrà, sempre di più, ma per il resto non andremo oltre a un certo punto. In pandemia come Superstudio abbiamo lavorato a una specie di teatri virtuali ma ci siamo accorti che è così costoso farli funzionare che non penso diventerà la norma. Non credo nemmeno si arriverà ad avatar umani». Borioli si dice più «sconvolta» da Chat GPT e progetti simili: «Per il magazine di Superstudio ho fatto scrivere alla chat alcuni pezzi. Sono venuti bene. Le ho chiesto ad esempio di spiegare cosa significa ‘design sostenibile’, ma anche di scrivere un pezzo sulla rivista che avevo fondato io, ‘Donna’. Sul web si trova poco, ma in cinque secondi ha fatto un articolo informato, completo. Credo che su questo ci sia molto da riflettere, più che sugli avatar».

Il futuro del Fuorisalone è la Camera del Design?

Con decenni alle spalle da attrice principale del Fuorisalone, Borioli riflette anche sul futuro di quello che, come le settimane della moda, è diventato appuntamento centrale per il posizionamento di Milano sulla scena internazionale. «Temo che per il Fuorisalone si sia imboccata una strada pericolosa, che è quella della quantità più che della qualità. Noi, come Superstudio, siamo chiusi nella nostra isola felice che riusciamo a controllare, ma in giro vedo molto interesse tendenzialmente solo a fini commerciali. Penso che anche per Superstudio Più sia arrivato il momento di fare un cambio radicale. Se devo essere sincera, le ambizioni che avevo un anno fa per l’ultimo Fuorisalone non hanno trovato la risposta che mi sarei aspettata. Molte aziende hanno investito meno del previsto. Trovo poi che ci sia un po’ di incertezza in giro. Molto è lasciato al caso: Milano è attrattiva perché dà molti spunti, ma un professionista del design deve avere un progetto almeno a medio-lungo termine per quello che fa», dice Borioli. Per questo aveva proposto di creare una sorta di Camera del Design, sulla falsariga della Camera della Moda, per guidare la scena milanese e razionalizzare gli spunti che la caratterizzano, ma alla fine «non se n’è fatto niente».

Superstudio Maxi e Superstudio Village

Intanto, dentro Superstudio sta arrivando il momento di un cambio generazionale: «Sono quasi stanca», scherza Borioli. Al suo fianco adesso c’è anche il nipote Tommaso, con cui ha immaginato un nuovo spazio per eventi su 10 mila quadrati, Superstudio Maxi, aperto nel 2020. Il leit motiv è lo stesso dei suoi due predecessori: «Abbiamo preso una fabbrica dismessa in via Moncucco, alla Barona. Era tutto abbandonato, abbiamo tirato via chili di cacca di piccione per metterla a posto». Poi è nato Superstudio Village, alla Bovisa, «pensato per ospitare studi per la comunicazione virtuale». Nei suoi spazi, ancora da inaugurare, nel 2022 hanno trovato rifugio profughe in fuga dalla guerra in Ucraina. Da un’idea di Tommaso Borioli, lo scorso anno ha aperto anche Superclub, il primo club di Superstudio, sempre in via Tortona, dove un tempo c’era «una cantina che mio nipote affittava ai suoi coetanei per fare feste», spiega Borioli. Un po’ visionaria, sicuramente restia a stare a lungo solo sugli stessi progetti, tiene a precisare che tutto quello che ha fatto è stato pensato per «colmare dei vuoti in città, per redistribuire e non per accumulare».

Superstudio, una storia d’amore: Gisella Borioli e Flavio Lucchini

Un altro punto che Borioli vuole sottolineare è che la storia di Superstudio è anche una storia d’amore. Quella tra lei e il marito: «Nel novembre 1966, quando lavoravo nello studio di architettura di Sergio Mazza e Giuliana Gramigna, incontro un uomo. Sembrava un rocker, non un borghese milanese: era l’art director di Vogue, Flavio Lucchini. È stato un colpo di fulmine. Ho deciso che sarebbe stato l’uomo della mia vita. Da allora, tutto quello che ho fatto l’ho fatto con lui. In due facciamo per otto». Superstudio Più, non a caso, ospita anche il FlavioLucchiniArt Museum, dove trovano casa molte delle opere di Lucchini, realizzate dopo il suo addio all’editoria. Tra un progetto e l’altro – sta anche insegnando nell’ambito di Superstudio Academy, programma di master in Art and Design Management con la Libera Università Mediterranea – Borioli dedica molto del suo tempo a questo museo, nei sotterranei di via Tortona 27 che un tempo furono rifugio bellico della General Electric.

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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