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Terreni coltivati a Bossolasco, in Alta Langa
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Economia circolare in Alta Langa: Le Due Matote a Bossolasco

Dal recupero di una cascina del Seicento, il progetto di ospitalità di Arianna Cefis per il territorio cuneese – 450 rose piantate, un sistema di agricoltura simbiotica e un giardino d’inverno da cui si vede il Monviso

Le rose al centro de Le Due Matote, a Bossolasco

Nei giardini de Le Due Matote, a Bossolasco, nelle Langhe, si contano quattrocentocinquanta rose. I numeri sono in fieri: «i dati sul sito si riferiscono al momento dell’apertura, il 2023 – inizia a raccontare Andrea Boffa, al quale la proprietà della struttura ha affidato la cura del terreno, delle piantumazioni e dell’orto in-house. «Diversi ospiti che hanno soggiornato a Le Due Matote hanno donato rose, che sono state piantate. Non si butta via nulla. Siamo sulle quindici varietà – mentre sul sito si legge tredici: aspettiamo di arrivare a venti per modificare il dato. Abbiamo due varietà francesi, una americana e tutte le altre sono inglesi».

Le rose sono un fil rouge nella vita di Arianna Cefis. Origini milanesi, ha trascorso venti anni in Inghilterra, lavorando nel settore della pubblicità. Nella capitale inglese, dove la rosa è un simbolo nazionale – si pensi alla Rosa Tudor, rossa con un cuore bianco, che sancì l’unione di due famiglie in guerra per il trono – Cefis ha maturato la passione per questo fiore, e ne ha approfondito la conoscenza, studiandone le varietà, e i metodi di coltivazione. Di ritorno in Italia, Cefis ha posto la rosa al centro del suo progetto.

«Questa rosa rampicante dalle sfumature rosa l’abbiamo trovata qua prima di iniziare il cantiere. Abbiamo fatto una piccola ricerca e scoperto che è stata brevettata nel 1932». Se l’Inghilterra ha una lunga tradizione in tema di rose, Bossolasco è un riferimento per l’Italia. Questo comune del cuneense di circa mille abitanti, è noto come il Paese delle Rose. Nei mesi di maggio e giugno si assiste alla fioritura di oltre trecentocinquanta varietà, che colorano le vie del centro storico.

Una rosa a Bossolasco
Una rosa a Bossolasco

Arianna Cefis, l’investimento in un progetto di ospitalità a Bossolasco, in Alta Langa

Arianna Cefis, conquistata da questi luoghi dopo una villeggiatura, decide di investire in un progetto di ospitalità. Acquista e ristruttura una casa ottocentesca, già operativa come struttura ricettiva. Qualche anno di rodaggio, e nel 2021 acquista anche una cascina secentesca poco distante. Dopo una ristrutturazione conservativa di circa due anni che ha coinvolto maestranze locali, il vecchio casale del Diciassettesimo secolo ha conosciuto una nuova vita.

Le Due Matote: una restaurazione di due anni, l’apertura del relais nel 2023

Il nome è rimasto quello originario, Le Due Matote, che in dialetto locale significa ‘le due bambine’ – un omaggio del precedente proprietario alle due sue figlie. «Arianna Cefis ha un approccio conservativo. Non distrugge, non altera, migliora. La cascina, a inizi Novecento, era parte della proprietà del Podestà, Poi è passata in mano a privati, che si sono succeduti negli anni, fino alla recente acquisizione. Dobbiamo realizzare qualcosa di completamente naturale – mi disse. Posso dire qui non c’è chimica».

Nel cambio di destinazione dell’edificio si è partiti dalle fondamenta: «le case di Bossolasco non hanno fondamenta. Qua in Langa, quando gli antichi costruivano le proprie case scavavano fino allo strato impermeabile, e poi si fermavano, non riuscendo a penetrare il tufo sottostante con i mezzi di allora».

Il giardino all'italiana di fronte l'antico casale, Le Due Matote
Il giardino all’italiana di fronte l’antico casale, Le Due Matote. Le rose tra i bossi prima della fioritura

Le Due Matote: le nuove fondamenta e le terre armate

Durante l’operazione di scavo per la costruzione delle fondamenta è stata estratta una montagna di terra, poi impiegata per realizzare le terre armate – settecento metri quadrati di superficie. La terra è fertile, grazie alle attenzioni della proprietà. Tutti gli scarti dell’albergo vanno a finire nella compostiera, compresi i fondi di caffè.

«Dalla compostiera esce il nostro humus (da quest’anno l’agronomo che ci segue ci ha fatto fare un passo avanti: non è più compostiera ma è vermicompostiera: creiamo un humus composto anche dai vermi, che arriveranno dalla Toscana). All’humus si unisce un pari peso di terra, più un 10% di zeolite». La zeolite è una pietra che è una molecola porosa: trattiene l’acqua e insieme a essa anche tutto quello che gli vengo immesso: «io gli metto soprattutto trichoderma, micorriza. Tutta la parte biotica non viene dispersa con l’acqua».

Terreni coltivati a Bossolasco, in Alta Langa
Terreni coltivati a Bossolasco, in Alta Langa

Tutte le coltivazioni della zona seguono un disciplinare biologico

La proprietà collabora con i terreni limitrofi per rifornirsi di materie prime da utilizzare nell’hotel e nel ristorante. Tutte le coltivazioni della zona seguono un disciplinare biologico. Oltre a occuparsi de Le Due Matote, Andrea Boffa lavora le sue terre. «A casa ho 30 giornate di terra, principalmente dedicate alla produzione di nocciole. Noi Sabaudi misuriamo la terra in giornate – la giornata piemontese equivale a 3810 metri quadrati. Le giornate sono a loro volta divise in tavole: le tavole sono 38 metri. Poi quando facciamo i fascicoli aziendali trasformare in ettari è un problema».

«Mio nonno produceva principalmente grano. Al tempo aveva anche il bestiame. Poi è cambiato il mondo. Mio padre si è dedicato soprattutto al giardinaggio. Sono arrivati i turisti – piccole case e proprietà che necessitavano di manutenzione. Abbiamo sempre tenuto la parte agricola per la produzione di nocciole. È arrivata anche la Ferrero, un’azienda che si è sempre impegnata ad aiutare le Langhe. Quando c’è stata l’alluvione del 1994, tutti hanno pensato a rimettere in sento l’azienda, prima che la casa. La Ferrero ci ha sempre aiutato e continua ad aiutarci. Tutti i produttori di nocciole collaborano con Ferrero. Lavorare con loro è un privilegio. Da Bosso Lasco – ma da ogni paesino della Langhe – c’è un pullman diretto per l’azienda».

Salotto, Le Due Matote
Salotto, Le Due Matote

La visione imprenditoriale di Arianna Cefis

La visione imprenditoriale di Arianna Cefis, va nella stessa direzione: fare qualcosa per le Langhe, luogo del cuore. «Arianna Cefis voleva fare qualcosa a Bossolasco, per i Bossolaschesi: mi ha mandato una foto di un albergo di Positano, con una terrazza spalancata sul mare, dicendomi: vorrei realizzare la stessa cosa a Bossolasco, il verde delle colline al poso del blu del mare».

Dove in origine c’era l’aia, ora c’è un porfido che accoglie un giardino all’italiana per metà della superficie: i bossi fanno da cornice per tre varietà di rose – Lady Emma, Botticelli e Princess Anne. Nell’altra metà del porfido, si trovano alcuni esemplari di ars topiaria, che arrivano da Pistoia, «Sono opera di un signore. toscano che, di ritorno dal Giappone, ha iniziato a intrecciare rami creando queste sculture naturali. I rami – materia viva – quando sovrapposti vanno a saldarsi naturalmente. Abbiamo scelto delle Lagerstroemie e un Osmantus, le varietà che resistono di più e che difficilmente si ammalano».

Lungo la parete del casale ci sono anche delle piante di limoni, dalla Sicilia – «Li ritiro a novembre, e li porto fuori a metà aprile. Quest’anno il clima è stato poco clemente: è nevicato due volte, nonostante ciò stanno dando i loro frutti. Le micorrize sono i miei soldati – se la pianta vive, loro vivono. Fanno in modo che la pianta continui a produrre più linfa per crescere e continuare a vivere».

Le Due Matote: economia circolare, uso attento dell’acqua

Scendendo verso il confine della proprietà si trova la cisterna, con il sistema di raccolta delle acque reflue. «Tutte le grondaie della struttura portano l’acqua qui. Un filtro trattiene le impurità e fa passare solo l’acqua, che viene accantonata in caso di bisogno. L’acqua va utilizzata solo quando serve. Se inserisco il programmatore automatico di erogazione dell’acqua per l’irrigazione, il rischio di spreco è alto. Io sono sempre qua: mi accorgo se il prato è in sofferenza e gli do acqua. Se il giorno dopo non serve, non glielo do».

L'orto nelle terre armate, Le Due Matote
L’orto nelle terre armate, Le Due Matote

L’orto de Le Due Matote, agricoltura simbiotica

Superata la piscina rettangolare, una geometria blu tra le verdi colline, si arriva all’orto. «Raffaele Mana, perito agrario ed agronomo, mi segue per l’implementazione della parte biotica, e il garden designer Maurizio Zarpellon per il layout dell’orto».

Le Due Matote pratica un sistema di agricoltura rigenerativa. «Utilizzo soprattutto la branca della simbiotica, molto diffusa nel cuneese. La Granda, una ditta locale specializzata nella lavorazione della carne, ha iniziato a utilizzare questa tecinca nel fieno, utilizzato come mangime per le vacche. Hanno sperimentato come la carne fosse molto più sostanziosa. Le Due Matote si rifornisce dalla Granda».

Il Sistema simbiotico per l’orto prevede l’impiego di micorrize, tricoderma e tutti i funghi che sono nel sistema. «I funghi sono miliardi – noi ne conosciamo solo il 2%. La crescita dei funghi viene fatta in un letame maturo. Questo viene filtrato e ne viene estratto il liquido. Con le analisi siamo in grado di scoprire solo il 2% dei funghi. Tra dieci o venti anni, con l’avanzamento delle tecnologie, saremo in grado di conoscere di più. Oggi qui facciamo sperimentazione. Raffaele Mana, per esempio, ha già fatto un grosso esperimento con la simbiotica a Carmagnola, sui peperoni. Quel campo ha prodotto il 20-30% più di un campo normale. Risultati alla mano, tra qualche anno sarà più facile convincere gli agricoltori a seguire questo tipo di agricoltura rigenerativa». I prodotti dell’orto sono impiegati in cucina.

Le Due Matote, la proposta gastronomica – L’Orangerie by Di Pinto, Crystal Bar, Il Giardino

Il ristorante L’Orangerie si trova nell’unica porzione che è stata aggiunta alla struttura originaria. Un’ala che avanza verso il verde. Piante di agrumi, pianoforte a coda e sedie in ferro battuto compongono gli spazi di questo giardino d’inverno che comunica con l’esterno attraverso una sequenza di grandi vetrate. La vista si perde nel verde della valle, tra casine di campagna, strade tortuose e sterrata, un vecchio campanile sulla cima della collina. Sullo sfondo, troneggiano le vette innevate del Monviso. Il menu del ristorante è firmato da Roberto Di Pinto, chef di Sine by Di Pinto a Milano. Il frontman della cucina è Luca La Peccerella, chef che ha fatto parte della sua brigata per diversi anni.

L'Orangerie by Di Pinto, Le Due Matote
L’Orangerie by Di Pinto, Le Due Matote
La veduta sulle vallate all'Orangerie, Le Due Matote
La veduta sulle vallate all’Orangerie, Le Due Matote

Oltre all’Orangerie, Le Due Matote propone la pizzeria gourmet di Marco Messineo – un impasto di novantasei ore di lievitazione. La struttura in pietra che accoglie la trattoria si trova nella corte interna, tavoli e sedie in ferro battuto per desinare all’aperto durante la bella stagione.

Il Crystal Bar si sviluppa in una delle sale interne – un bancone rivestito di onice verde, nicchie dipinte a mano e servizi di porcellana vintage (acquistabili). I cocktail signature sono ideati e firmati da Domenico Carella (titolare e bar manager di Carico e Ultra a Milano). L’esperienza di degustazione consente di conoscere cantine e vini locali – e il disciplinare Alta Langa.

Precisa il direttore Food & Beverage Giuseppe Palazzo, «si tratta di un disciplinare istituito nel 2014, che è ancora oggi il più severo. Certifica vini spumanti prodotti oltre i 250 metri sul livello del mare, in un territorio che attraversa 3 province (Cuneo, Alessandria e Asti) e 155 comuni».

Crystal Bar, Le Due Matote
Crystal Bar, Le Due Matote

Il design degli interni de Le Due Matote

La progettazione dell’intero complesso, design degli interni e scelta dei materiali sono opera di Arianna Cefis. Per i pavimenti sono state recuperate vecchie cementine di varie cascine piemontesi. Gli arredi delle aree comuni e delle sei suite sono il risultato di un eclettico mix di ninnoli artigianali, mobili di modernariato, opere d’arte – tra parete che richiamano la ruvidità del tempo e soffitti dipinti a mano. Nella suite di più prestigio – Botticelli – il baldacchino è un’acquisizione d’asta: apparteneva a Napoleone.

Un antico cannocchiale nella suite Botticelli, Le Due Matote
Un antico cannocchiale nella suite Botticelli, Le Due Matote
Letto dove dormì Napoleone, Le Due Matote
Letto dove dormì Napoleone, Le Due Matote
Suite Botticelli, Le Due Matote
Suite Botticelli, Le Due Matote

Bossolasco, comune del cuneese: origine del nome e degli abitanti

Il nome Bossolasco deriva dal latino ‘Buxolascum’, termine che combina le parole ‘bosso’ (un tipo di arbusto sempreverde comune nella zona) e ‘lasco’ (che significa ‘bosco’ o ‘foresta’): bosco di bossi, dunque, o foresta di bossi. Bossolasco sorge su un colle, ai cui piedi scorre il torrente Belbo, 25 chilometri a sud di Alba.

I primi abitanti delle Langhe furono i Liguri Stazielli, tribù di origine mediterranea (celtica) che i romani chiamavano con disprezzo Capillati per la lunga barba e i capelli incolti.  Nel Secondo sec. a.C., la zona divenne dominio dell’Impero Romano e nel 173 a.C. il console romano Marco Pompilio Lenate, per assoggettare gli Stazielli, ribelli alle leggi romane, organizzò una spedizione punitiva. I superstiti si rifugiarono lungo il torrente Belbo, dando origine a un agglomerato di capanne chiamato ‘Buxale ad Belbum’ ovvero ‘luogo ricoperto di foreste di bossi vicino al Belbo’.

Con il tempo, gli Stazielli, sempre con l’intento di difendersi, si trasferirono sulla cresta della collina, dando vita a un nuovo insediamento chiamato Buxlacum, continuando a fare riferimento alle piante di bosso. Nei secoli, il nome cambiò in Buzzolasco – da ‘Bozolus-Bozzurùn’, ovvero biancospino – fino a diventare l’attuale Bossolasco. «Oltre che di rose e di bossi, questo territorio è pieno di biancospini».

Nei quattro secoli successivi alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il Piemonte, e quindi le Langhe, passarono sotto il controllo di vari popoli: i Barbari, i Goti, i Bizantini, i Longobardi e infine i Franchi, che con Carlo Magno introdussero le Marche, governate dai marchesi.

Bossolasco, centro storico
Bossolasco, centro storico

Matteo Mammoli

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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