Priscilla indossa le ciglia finte, Sofia Coppola 2023
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Sofia Coppola e Priscilla, due donne che vogliono uscire dall’ombra dei mariti

Cosa significa essere la moglie di Elvis Presley? Priscilla Presley si racconta attraverso gli occhi di Sofia Coppola nel film in scena  all’80° edizione del Festival del Cinema di Venezia

Cailee Speany e Jacob Elordi: Priscilla e Elvis nel film di Sofia Coppola

Il 9 agosto Sofia Coppola posta uno scatto degli attori protagonisti di Priscilla nel primo giorno di riprese. Cailee Speany porta un vestito rosa con cinturino nero, occhi truccati e acconciatura beehive. Jacob Elordi è Elvis, ciuffo all’insù e completo scuro. Speany prima di vestire i panni di Priscilla ha recitato al fianco di Jeff Bridges, Jon Hamm e Chris Hemsworth in 7 sconosciuti a El Royal ed è stata l’adolescente Lynne Cheney (Second Lady d’America dal 2001 al 2009) in Vice. Elordi è Nate di Euphoria.

Il film segue Priscilla dai 15 ai 27 anni, e Sofia Coppola ha rivelato di essere soddisfatta dalle capacità attoriali di Spainey, capace di sembrare molto giovane e interpretare Priscilla nelle diverse fasi della sua vita. 

Gli scorsi mesi del 2023 hanno visto Hollywood bloccata dagli scioperi di sceneggiatori e attori membri del sindacato degli attori americani SAG-AFTRA a causa di una controversia con l’Alliance of Motion Picture and Television Producers. Nonostanteciò, sia Speany sia Elordi sono apparsi sul red carpet di Venezia, grazie all’accordo sindacale raggiunto con SAG-AFTRA.  Per la Mostra del cinema di Venezia, SAG-AFTRA ha infatti concesso accordi provvisori ad alcune produzioni indipendenti per promuovere i loro film (tra chi ha già annunciato che non sarà presente al Lido di Venezia per sostenere lo sciopero ci sono Bradley Cooper, Emma Stone, Michael Fassbender, Willem Dafoe, Steven Spielberg e Martin Scorsese).

La versione di Priscilla Presley 

Priscilla ha quattordici anni quando incontra Elvis, che ne ha ventiquattro. Presley sceglie per lei i vestiti che deve indossare e quando perde le staffe durante una lotta con i cuscini le lascia un occhio nero. Priscilla che sa mantenere un segreto. Priscilla che entra in travaglio e la prima cosa che fa è applicare ciglia finte. Priscilla che sceglie la pistola giusta da abbinare ai suoi abiti quando va al tiro al bersaglio. Priscilla che per Elvis avrebbe abbandonato i genitori e sarebbe scappata di casa. Priscilla che cresce, diventa madre, poi nonna, perde Elvis, e pure sua figlia. Priscilla che riceve una telefonata da Sofia Coppola, le dice di essere sua fan da Lost in Translation, capisce chi è, sente che potrebbe capirla perché questa storia – la storia di una donna che cerca di trovare un suo spazio in un mondo illuminato da un sole che è l’uomo che le sta accanto – l’ha vissuta pure Coppola, a modo suo. Priscilla che rivede su schermo la storia della sua vita e si commuove. 

Priscilla, dal memoir di Priscilla Presley al biopic di Sofia Coppola

Nell’ottobre 2022 Sofia Coppola si iscrive su Instagram, nel giro di poche ore raggiunge i 200.000 follower e il venerdì 14 posta il suo primo scatto: una copia sgualcita del memoir di Priscilla Beaulieu Presley, Elvis and Me (scritto con Sandra Harmon) poggiata sulla bozza di un copione. Nelle settimane a seguire altre foto: il particolare dell’anello di fidanzamento di Priscilla, Priscilla e il suo cane, un esterno di Graceland, prove abiti dal set. Il 28 ottobre annuncia l’inizio delle riprese. 

Sofia Coppola doveva occuparsi per Apple+ della miniserie tratta dal romanzo di Edith Wharton L’usanza del paese, poi però un’amica le ha parlato di Priscilla. Coppola che già aveva il memoir da anni ma ricordava poco e nulla lo rilegge e la storia della vedova Presley la commuove. Voleva esplorare il suo punto di vista di ex teenager cresciuta a Graceland. Un film a basso costo basato su memorie e dettagli.

Sofia Coppola e Spike Jonze venticinque anni di disordine e creatività

Sofia Coppola e Spike Jonze si sono sposati nel giugno del 1999. Un mese prima, a maggio, Coppola aveva esordito a Cannes con Il giardino delle vergini suicide, tratto dall’omonimo romanzo di Jeffrey Eugenides. A ottobre Jonze sarebbe uscito nelle sale americane con Essere John Malkovich. Entrambi esordi acclamati da pubblico e critica, lontani dal filone hollywoodiano del tempo. 

Tre anni più tardi Sofia Coppola e Spike Jonze divorziano. Dalla separazione ricavano entrambi ciò che agli artisti riesce di combinare davanti agli inciampi e le disgrazie del quotidiano: le loro opere migliori. Lost in Translation di Sofia Coppola uscirà nello stesso anno, e varrà alla regista il Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Stessa sorte spetterà a Jonze (dieci anni più tardi, perché c’è sempre nella coppia chi ha bisogno di tempo per superare il trauma) con il film Her. Ci sono state poi nel tempo altre opere riuscite, alcuni fallimenti, altre mogli per lui, marito e figlie per lei, altri premi, altre storie. 

Sofia Coppola e Spike Jonze fotografati da Bruce Weber

Prima della fine, è giusto ricordare uno scatto. Era il marzo del 2000 e il fotografo Bruce Weber, conosciuto per gli scatti di moda, di nudo maschile e omoerotici, realizzò un servizio a casa Coppola-Jonze per Vogue US. Due foto di esterni che ritraggono il porticato in legno con pavimento piastrellato, un tavolo da ping-pong, la piscina attorniata da sedie sdraio bianche, disegnate da qualche firma del design al tempo e poi mai più e palme alte e basse che circondano l’abitazione sulle colline losangeline. Poi l’interno, arredato con l’aiuto di Brad Dunning, designer per Gucci: mobili bassi in legno scuro, dal gusto scandinavo, larghe vetrate, camino in pietra, un tavolo da pranzo da sei con un vaso di girasoli al centro, sedie rosse, poltrone in pelle. 

Poi lo scatto da ricordare: lo studio di Sofia Coppola. Il pavimento ricoperto da libri (si riconosce La valle delle bambole) e fotografie, foglie, buste di carta, c’è una borsa leopardata e una confezione di Tiffany, un cestino che straripa di carta. Ai muri altri scatti di primi piani femminili, una libreria. Sulle scrivanie un computer e una stampante, vasi di fiori, penne, fogli documenti sparsi e la locandina de Il giardino delle vergini suicide. In quello scatto c’è tutta Sofia Coppola: il suo gusto, il suo disordine, i colori e le forme che renderanno i suoi film riconoscibili tra gli altri. Dentro quella stanza, tutto il suo lavoro. 

Creare dal disordine, il libro di Sofia Coppola Archive: 1999-2023

Sofia Coppola ammette di non essere molto organizzata e che avere tutto in unico posto le permette di raggiungere una sorta di ordine. Così fa per ogni suo film: raccoglie fonti, riferimenti, materiali utili, scrive, sottolinea, disegna, fotografa, studia, poi passa al set, e una volta finito tutto, impacchetta ciò che rimane in alcune scatole. Poi impila le scatole in magazzino. Un giorno le riapre per cercare le foto di Corrine Day scattate sul set delle Vergini Suicide. Le trova e pensa di volerci fare qualcosa. 

Complice il lockdown, la regista si mette a riordinare tutte le Polaroid, le bozze di copione, le lettere e i cimeli, fino agli articoli di riviste (anche quello di Vanity Fair firmato da Nancy Jo Sales da cui trarrà il film Bling Ring del 2013).  Il primo libro di Sofia Coppola nasce dal disordine e le cianfrusaglie. Si chiama Archive: 1999-2003. Dentro si trovano i ricordi di venticinque anni di carriera: dalla locandina della prima delle Vergini, la stessa che teneva nel suo studio tutto a soqquadro, fino agli scatti inediti del set di Priscilla, il suo ultimo film, in concorso all’80° edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica in corso a Venezia. 

Le ragazze nei film di Sofia Coppola: giovani per sempre

Dicono che i bravi raccontino sempre la stessa storia. Lo dice Lynn Hirschberg di Sofia Coppola, lo scrive in Archive. Dice che nel lavoro di Sofia Coppola c’è sempre un mondo e sempre una ragazza che cerca di attraversarlo. Le sue protagoniste sono sempre donne (affiancate in qualche occasione da un uomo, spesso e preferibilmente Bill Murray, amante imperfetto o padre playboy) e quasi sempre colte in quell’attimo che pare durare una vita che è l’adolescenza: le sorelle Lisbon, vergini suicide, Maria Antonietta, Cleo di Somewhere, le ladre di Bling Ring, Alicia ne L’inganno, e ora Priscilla Presley.

Racconta Coppola che è un momento di grande trasformazione nella vita di una giovane donna, il momento in cui si cerca di capire che tipo di persona di vuole essere, e Priscilla ha attraversato le fasi della giovinezza in mondo molto più grande di lei. Un po’ come la protagonista del suo film cult, Marie Antoinette

Priscilla di Sofia Coppola 

Il 4 settembre 2023 la prima di Priscilla, presentato all’80° edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il 6 ottobre parteciperà al New York Film Festival. Verrà distribuito negli Stati Uniti da A24, in Italia da Vision Distribution. I diritti di distribuzione per altri paesi europei e l’America latina sono stati acquisiti da Mubi. 

Sofia Coppola

Regista, sceneggiatrice, attrice e produttrice cinematografica statunitense. Esordisce nel 1999 con il film Il giardino delle vergini suicide. Nel 2004 vince l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale con il secondo film, Lost in Translation. Nel 2006 Marie Antoinette viene candidato alla Palma d’Oro a Cannes. Nel 2010 vince il Leone d’oro al miglior film con Somewhere, nel 2017 il Prix de la mise en scène con L’inganno, a Cannes. Il suo ultimo film è Priscilla. 

Nicolò Bellon

Elvis e Priscilla Presley
Elvis e Priscilla Presley
Dal set di Priscilla, Cailee Speany e Jacob Elordi
Dal set di Priscilla, Cailee Speany e Jacob Elordi

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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