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Torino e C2C: una città laboratorio e il suo festival – intervista a Sergio Ricciardone

Può un festival riaccendere i riflettori su una città? Quattro giorni di musica riportano Torino al centro della cartina culturale d’Europa – la musica de Il Mondo tra società e politica

C2C, Torino – 21 anni di festival avant-pop. Lampoon intervista Sergio Ricciardone

Industriale, anarchica, esoterica. Sfarzosa e decadente. Alpina e multietnica. La città più francese d’Italia – la bollinatura ufficiale è arrivata lo scorso anno da François Revardeaux, ai tempi console generale di Francia e la prima capitale di quello che fu il Regno. L’ascesa e il presente più incerto. Ci sono mille modi per provare a raccontare Torino. Uscendo dalla narrazione convenzionale, una città si può capire meglio anche attraverso le iniziative che partorisce. Se bisogna sceglierne una, da un po’ di tempo a questa parte, per Torino quell’iniziativa si chiama C2C.

Molto è cambiato dal 2002, quando C2C nasceva come Club to Club. L’idea era quella di mappare la città attraverso i suoi club. Torino come un unico dancefloor. Un biglietto e si entrava ovunque. Il 15 marzo di quell’anno si saltava dal Jammin’ al BarBar e al Notorius. Suonavano Youngsters, Ralph Lawson e Michael Mayer. Il 6 dicembre nuovo giro. BarBar, Barcode, Hiroshima Mon Amour. Jeff Mills, FC Kahuna, Ellen Allien. Non ci si sarebbe più fermati. Dietro all’idea c’era Xplosiva, associazione culturale che ancora oggi firma C2C. «Negli anni 2000 il festival era molto libero perché così era la città. Era un periodo di rinascita culturale, si arrivava dalla crisi della FIAT», racconta Sergio Ricciardone, presidente di Xplosiva tra i fondatori e direttori creativi di C2C. Torinese di nascita, ai tempi faceva avanti indietro tra Berlino e Londra. Già da un po’ lavorava nel mondo della musica. Decise di tornare a casa.

Mentre cambiava Torino, Club to Club diventava C2C

«C’era un piano strategico per posizionare Torino a livello internazionale. Il percorso sembrava molto chiaro». La città fermentava. Erano gli anni in cui si guardava alle Olimpiadi del 2006. Si erano create le condizioni per sperimentare su più livelli: «Noi eravamo attori che agivano dal basso perché dal basso arrivavano». Eccitazione e speranza si scontrarono presto con un sistema economico che era mutato. I Giochi Olimpici furono insieme zenit e inizio della discesa.  

Bisognava trovare nuove fonti di linfa vitale.  Club to Club intanto aveva iniziato a far germogliare i suoi semi anche altrove. Lo aveva fatto con eventi a Milano. Poi Berlino, Barcellona, Rotterdam, Bruxelles, Istanbul. Nel mentre stringeva un rapporto sempre più stretto con Torino. Insieme alle serate nei club, anno dopo anno si entrava nei teatri: Regio, della Concordia, Carignano, Vittoria, Juvarra. Anche la Mole Antonelliana aprì le sue porte al festival. Poi i mausolei della memoria industriale di Torino: Lingotto – lì dove un tempo si facevano le FIAT – e le OGR, dove nell’800 si riparavano i treni della rete ferroviaria. Club to Club diventava C2C, il festival culturale avant-pop che in 21 anni si è imposto prima come evento cardine della cultura torinese, poi di quella italiana e poi di quella europea. Quest’anno torna dal 2 al 5 novembre: si parte proprio alle OGR, ci si sposta due giorni al Lingotto, si finisce di nuovo alle OGR. 

Mentre montava la retorica di una città addormentata rispetto ai fasti del passato, C2C prendeva un posto che era rimasto libero. Quello di un evento capace di far correre il nome di Torino sulle bocche del popolo dei festival. Raccoglieva il lascito di una città che cambiava e ne riproponeva la tipica attitudine verso la ricerca artistica e l’aggregazione in una chiave e in un formato che non c’erano. Non solo a Torino ma in tutta Italia. Nel 2014 porta in città Franco Battiato, nel 2015 Thom Yorke, nel 2018 Aphex Twin. Insieme a loro decine di artisti che hanno contribuito a dare forma ai suoni del presente e a scrivere quelli del futuro – lo chiamano avant-pop. Autechre, Arca, Sophie, ma anche Liberato, Richie Hawtin, Nu Genea, Jamie XX. Chiave di lettura: scardinare i confini di generi musicali. Non chiamatelo festival di elettronica.

C2C 2023 – Lingotto, OGR, Teatro Regio, Combo a Porta Palazzo

C2C si inserisce nel contesto della Contemporary Art Week torinese, la stessa di Artissima: «È il momento di splendore per Torino. Penso che vada fatto uno sforzo per tornare a lavorare di più durante tutto l’anno sui presidi cittadini». Anche per questo C2C ha deciso di coinvolgere «tutte le realtà locali che partendo dal basso si occupano di musica e di clubbing in maniera intelligente»

Sabato 4 novembre, dalle 14 alle 19, C2C entra al Teatro Regio, nel 50esimo anniversario della sua ricostruzione firmata Carlo Mollino. Qui, dalle 12, si tengono i C2C Talks, insieme a Resident Advisor. Nel foyer prenderanno vita ambienti sonori creati in collaborazione con RBL – Radio Banda Larga, community web radio indipendente che negli anni, partendo da Torino, si è evoluta in un network che trasmette anche da Berlino, Barcellona e Istanbul. 

Lingotto, OGR e Teatro Regio. Quest’anno si torna anche a Porta Palazzo, intersezione tra il centro di Torino e quella che ancora viene definita periferia. «Avremo lì l’headquarter, negli spazi di Combo. Porta Palazzo è uno dei cuori creativi di Torino, luogo multietnico». Lì si terranno i pre-serata dal 2 al 4 novembre.

C2C 2023 – i suoni del Mondo a Torino 

L’avant-pop che C2C porta a Torino quest’anno è quello di Avalon Emerson, Caroline Polachek, Evian Christ, Flying Lotus, Hagop Tchaparian, King Krule, Lucrecia Dalt, Marina Herlop, Model/Actriz, Moodymann, Nick León, Overmono, Rachika Nayar, Slauson Malone 1, Space Afrika, Spiritual Sauna, Stenny, Tiga, Two Shell, Yves Tumor, PAN 15 with Bambii; Bill Kouligas; Crystallmess; Honour; Sangre Nueva [Dj Python, Florentino, Kelman Duran]; Tzusing, G of D 10 with Azu Tiwaline & Cinna Peyghamy, Francesca Heart & Regno Maggiore, Gang Of Ducks Soundsystem, Upsammy & Jonathan Castro. 

Ricciardone spiega che «c’è una visione musicale meno eurocentrica rispetto ad altri anni: abbiamo l’onere e l’onore di rappresentare scene molto interessanti a livello globale». Il palinsesto richiama il tema di questa edizione, Il Mondo. «Siamo al nostro 21esimo anno di vita e alla 21esima edizione del festival. La 21esima carta degli Arcani maggiori dei Tarocchi è proprio Il Mondo. C’è una simbologia legata alla creatività che nello svolgimento delle cose ha preso il significato di un’apertura maggiore del festival al mondo»

L’apertura ai suoni del mondo sarebbe stata ancora più marcata se avessero partecipato Shabjdeed, Al Nather, Daboor e Mouri, artisti dell’etichetta palestinese BLTNM. A causa della guerra in corso sul territorio della Striscia di Gaza non ci saranno. La loro performance non verrà sostituita, così da lasciar risuonare la loro assenza: «Il festival ha a che fare con la società e la politica». Ancora più centrale in questo contesto è il simbolo che rappresenta l’identità di C2C. La figura alata disegnata dal torinese Studio Grand Hotel è un richiamo all’importanza dell’esperienza live e della libertà di espressione del corpo.

C2C – Torino, Europa: città laboratorio

Lo sguardo sul mondo non tradisce però la vocazione europeista del festival, che da anni nei comunicati stampa e nei documenti ufficiali si auto-localizza a ‘Torino, Europa’. «Lo abbiamo voluto già dai tempi in cui si parlava dell’uscita dell’Italia dall’Eurozona. Volevamo rivendicare un sentire comune legato all’Europa», spiega Ricciardone. Il motivo è anche un altro: «Il nostro network di riferimento è legato ad altri soggetti europei, a una serie di festival e professionisti promoter che lavorano su livelli alti. È un modo per abbracciare il sentire comune della nostra crescita». C2C rivendica la «posizione strategica» di Torino, «città di frontiera così vicina alla Francia».

Nella retorica Milanocentrica degli ultimi anni si è sempre parlato del capoluogo lombardo come della città ‘più europea’ d’Italia. Spesso anche mettendola a confronto con Torino. Per Ricciardone le due città sono complementari: «Yin e Yang». Questo non vuol dire che siano interscambiabili: concetto centrale nella filosofia di C2C è quello dell’organicità del festival alla città che lo ha partorito. «Un festival come il nostro a Milano non potrebbe esistere. Viceversa, quello che succede a Milano – anche i nostri progetti – non troverebbero casa a Torino. La nostra è più una città laboratorio. È nel suo DNA. È vero che nel caso specifico ha creato C2C, che è diventato grande – ma nasce sempre da un laboratorio».

C2C

C2C nasce nel 2002 come Club to Club, su idea dell’associazione culturale Xplosiva. Nel 2023 torna per la sua 21esima edizione con 36 artisti di 20 nazionalità, 31 show, 15 esclusive italiane e 10 debutti. Al via anche un nuovo format, C2C Kids, che si tiene il 1°novembre alle OGR. 

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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