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Official cover del singolo di Rosa Chemical Non è normale, artwork Luca Cacciapuoti
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FdI e Rosa Chemical: prima di Sanremo è iniziato il festival della caccia alle streghe

La deputata Morgante di Fratelli d’Italia è intervenuta alla Camera parlando di una presunta ‘rivoluzione fluida’ su Sanremo: la destra ripropone la sua guerra all’ideologia gender

L’intervento della deputata di Fratelli d’Italia Maddalena Morgante: Rosa Chemical, la ‘rivoluzione fluida’ e la caccia al gender fluid 

Maddalena Morgante, deputata di Fratelli d’Italia, è intervenuta alla Camera per scagliarsi contro una fantomatica ‘rivoluzione fluida’, che a detta dell’onorevole da tempo starebbe compromettendo le anime degli spettatori del Festival di Sanremo. «Manuel Franco Rocati, in arte Rosa Chemical, in gara alla prossima edizione del Festival di Sanremo, porterà come lui stesso affermato, e chiedo scusa sinora per i termini che utilizzerò, il sesso, l’amore poligamo e il porno su Only Fans», ha affermato la deputata, che è giusto tranquillizzare sul fatto che sì, abbiamo accetato le scuse per cotanto linguaggio scurrile.

L’Onorevole ha poi tirato in ballo lo spauracchio della ‘rivoluzione fluida’ e ha aggiunto «era già da tempo arrivata al teatro Ariston, ma trasformare il festival di Sanremo nell’appuntamento più gender fluid di sempre è del tutto inopportuno». Maddalena Morgante ha infine concluso il suo intervento con un classico delle battaglie conservatrici: «Nelle ultime edizioni si è trasformato in una vera e propria propaganda a senso unico, un vero condensato della peggiore ideologia che mina e vuole minare l’identità dell’uomo e della donna».

Chi è Rosa Chemical, nome d’arte di Manuel Franco Rocati: politicamente scorretto per natura, dai graffiti alle sfilate di Gucci fino al duetto con Tananai a Sanremo 2022

Manuel Franco Rocati, in arte Rosa Chemical, è un rapper italiano nato nel 1998 a Grugliasco, Torino. In tutte le interviste che ha rilasciato ha sempre rivendicato il suo essere ‘politicamente scorretto’, ma non nel senso che piace alla destra italiana, quello alla Pio e Amedeo del ‘si fa per ridere’. Dopo un excursus nel mondo dei graffiti, è diventato una delle personalità più dissacranti del panorama nazionale, sia per il suo approccio libero alla scrittura, sia per le sue dichiarazioni soprattutto su Instagram, dove con il nickname gipsyboirosa ha condiviso la sua quotidianità con gli utenti. Dal 2018 è uno dei modelli di Gucci. È già stata a Sanremo, ma come ospite duettando con Tananai.  Il suo nome d’arte è composto da Rosa, nome della madre, e Chemical omaggio ai My Chemical Romance. Il successo è arrivato con due brani in particolare: TikTok e con la saga ‘Polka’.

Il brano in concorso alla 73esima edizione del Festival di Sanremo: Made in Italy, una provocazione contro gli stereotipi italiani

Rosa Chemical parteciperà alla 73esima edizione del Festival di Sanremo con un brano intitolato Made in Italy. Presentnado la canzone alla testata Askanews ha detto: «E’ una canzone che serve ad eliminare tutti gli stereotipi italiani sbagliati che ci sono in questo paese, mette in primo piano l’amore, il sesso, la libertà, l’uguaglianza, il rispetto». Alla luce del  J’accuse dell’onorevole Morgante, il proseguo dell’intervista ha un che di profetico: «Io mi sento diverso – dice Rosa Chemical – ma quello che mi ha dato fastidio e mi ha fatto riflettere è che sentendomi diverso non mi sentivo sbagliato, invece la gente ha il vizio di giudicare sbagliato tutto ciò che è diverso».

La vita privata di Rosa Chemical: «Cosa mi piace sono fatti miei»

In un’intervista di Filippo Ferrari su Rolling Stone Rosa Chemical ha risposto così in merito alla sua vita privata: «Nessuno saprà mai cosa mi piace. Sono fatti miei. Non nascondo che mi piace fare sesso, ne ho sempre fatto tanto». Questo credo che sia l’aspetto che più di tutti fa infuriare il conservatorismo italiano. Il cantante non si è mai fatto problemi a parlare di sessualità, ha più volte sottolineato la sua apertura mentale sul tema, ma è l’impossibilità di etichettarlo in maniera univoca che disturba la Destra. Se non posso etichettarlo, definirlo, tracciarne con decisione i contorni, come posso combatterlo? La stessa cosa si può dire se il fine non è l’esclusione ma, viceversa, l’inclusione.

Come ho scritto di recente, non c’è nulla di più ipocrita del paradigma inclusivo tipico del dibattito pubblico italiano,  che si basa su questo assunto: Io – essere superiore in quanto membro di una cultura superiore – mi sento legittimato a includere Te – essere inferiore. Lo faccio solo se annulli tutto ciò che ti rende ‘diverso’ da me se rispetti le regole morali e pratiche che Io ti obbligo a rispettare. Rosa Chemical invece rivendica la sua diversità, la sua peculiarità e specificità. Diventa chiaro che il dibattito va in tilt, soprattutto per chi si erge a paladino dei valori tradizionali della ‘purezza italica’.

L’ideologia gender: la più grande montatura del secolo – il documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia del Vaticano, da titolo Famiglia, matrimonio, e ‘unioni di fatto’

Passando invece ad analizzare le argomentazioni dell’onorevole di Fratelli d’Italia non possiamo non soffermarci sul riferimento alla fantomatica ideologia gender. Questa, è bene chiarirlo, non esiste. Si tratta della più grande montatura messa in piedi dalla Chiesa Cattolica degli ultimi decenni. Come mi è capitato di far presente all’allora presidente della Cei Angelo Bagnasco – era il 2016, e l’occasione era un’intervista per il progetto VICE on Sky Tg24 – l’invenzione di una ideologia gender come minaccia viene introdotta per la prima volta  in un documento del 2000 del Pontificio Consiglio per la Famiglia del Vaticano, da titolo Famiglia, matrimonio, e ‘unioni di fatto’.

Si cita testualmente: «Non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia di ‘gender’ […] tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia». Erano gli anni in cui si cominciava a parlare in Italia della possibilità per la comunità LGBTQ+ di sposarsi e adottare, ed è facile ritrovare nelle parole del documento vaticano le stesse usate dalla propaganda dei conservatori della destra italiana, come risulta immediato comprendere a cosa si siano ispirate le battaglie contro il gender di questi ultimi 23 anni. 

‘È tutta opera dello spirito santo’: quando al festival ci andava il family day

L’onorevole Morgante nel suo intervento ha poi accusato Sanremo di essere ormai da anni un «condensato della peggiore ideologia che mina e vuole minare l’identità dell’uomo e della donna». È comprensibile, sono passati ormai i tempi in cui sul palco del festival – era il 2015 – saliva la celeberrima famiglia Anania, il cui merito era quello di essere  la famiglia più numerosa d’Italia. Sul palco dell’Ariston si ammassarono tutti i  18 componenti della famiglia, 16 figli e due genitori (rigorosamente uomo donna). Di quel momento di alta televisione si ricorda la risposta del padre di famiglia agli applausi: «Questo applauso lo facciamo al Signore perché questa è un’opera di Dio non dell’uomo». 

L’edizione di Sanremo 2019: Matteo Salvini prima contro Achille Lauro poi contro Mahmood 

L’edizione del 2019 – anno del World Congress of Family a Verona, il raduno di ultracattolici e estremisti di destra, con i russi in prima linea, per il quale ci sono ancora due interrogazioni parlamentari aperte senza alcuna risposta –  vide l’allora vice presidente del consiglio nonché ministro degli Interni Matteo Salvini attaccò prima Achille Lauro, colpevole a suo dire di inneggiare alla droga con la sua canzone Rolls Royce, per poi essere costretto con amarezza a veder vincere Mahmood. «Mah… la canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto Ultimo» scriveva su Twitter.

Il problema in quel caso erano le origini italo-egiziane del cantante, in un periodo in cui il tema della riforma della cittadinanza era (allora sì) al centro del dibattito. Incalzato per una risposta dai giornalisti in conferenza stampa, Mahmood si limitò a dichiarare: «Salvini? La musica è soggettiva e ognuno ascolta ciò che vuole. Io comunque sono nato a Milano e sono un ragazzo italiano al 100%». E quando gli si chiedeva se sentisse il peso di rappresentare ‘una nuova generazione di italiani’ si limitò a spegnere qualsiasi polemica con una risposta che servì da insegnamento per molti giornalisti: «Per me non è una nuova generazione. Già alle elementari nella mia classe c’erano africani, russi, sudamericani. Per me non è la nuova Italia, ma è già la vecchia».

L’inclusività italiana: va bene, solo se fai come dico io, tutto il resto va bene solo se non si vede; perché in fondo il nostro è un paese democristiano.

La realtà è che non c’è da stupirsi per le dichiarazioni dell’onorevole di Fratelli d’Italia, un partito che nel 2018 è arrivato a negare, durante una seduta della Camera dei Deputati, la matrice fascista della strage della stazione di Bologna, dimostrata, comprovata e giudicata. È comprensibile lo stupore di tutti quelli, e sono tanti tra media e commentatori, che avevano pensato che il partito della Presidente Meloni avrebbe abbandonato la sua anima di estrema destra, conservatrice e contro qualsiasi progresso sociale.

È comprensibile lo stupore di chi solo fino a qualche settimana fa riempiva pagine del principale quotidiano del Paese con le interviste al compagno della Presidente, perché il team che cura la sua comunicazione ci tiene a far vedere che ‘mica è vero che siamo fascisti e quelli che la donna a casa e l’uomo a lavorare’. A quanto pare però se l’uomo decide di chiamarsi Rosa Chemical e di vivere la propria sessualità come meglio crede: sacrilegio. È  il solito discorso dell’inclusività all’italiana: va bene solo se fai come dico io. Tutto il resto va bene solo se non si vede, perché in fondo il nostro è un paese democristiano.

Non di Sanremo, ma il festival dell’ipocrisia conservatrice italiana

Più che della canzone italiana, il festival di Sanremo è da sempre il festival della società italiana, una società conservatrice anche nelle sue parti che si autoproclamano progressiste. Un’Italia in cui i neri italiani si invitano perché si devono giustificare di essere neri mentre la riforma della cittadinanza è ferma dal 1992, e ci sono quasi un milione di italiani che per la burocrazia tali non sono. Una società che dal 1996 aspetta una legge che tuteli i diritti dei diversamente abili e della comunità LGBTQ+. Una società in cui l’unica cosa che può permettersi di essere libera da confini è il bigottismo di alcune dichiarazioni. Una società che ad oggi trova perfetta rappresentazione in Parlamento.

Giuseppe Francaviglia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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